Zona Franca - 4 passi e una lattina

 by FCIM

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Mi piace poter dedicare una piccola parte del mio tempo a un po’ di movimento all’aria aperta. Può trattarsi di una passeggiata, di una corsetta o di un giro in bici a seconda della voglia e del tempo disponibile.

Così ieri sera mentre il cielo era ancora denso di luce, mi sono recata alla pista ciclabile che si snoda lungo tutto il perimetro del Lago di Varese. Ho  optato per una passeggiata a ritmo sostenuto,  perlomeno l’intenzione era quella.

Mentre camminavo e incrociavo mamme con i neonati nel passeggino, ragazzi e ragazzi in bicicletta, uomini e donne che più o meno a fatica correvano sul selciato, ripensavo alle ultime partite dell’Inter. Torino, Rubin, Siena e Chievo le tappe di un percorso altalenante che personalmente mi destano più di una perplessità.

Non sono i risultati in sé stessi a preoccuparmi, ma è la visione eccessivamente prudente nei confronti del nuovo che non mi piace per niente. Il concetto del  primo non prenderle, del il risultato che deve giustificare tutto, sinceramente l’ho sempre detestato più che cordialmente.

Ora che una squadra blasonata come la nostra debba essere costretta a vestire i panni della Cenerentola nemmeno fosse il Pescara di turno, francamente mette tanta tristezza. Che si debba ragionare con il bilancino infarcendo la formazione di  terzini e difensori a nemmeno ventiquattro mesi dalla vittoria del mondiale del club, ammettiamolo è davvero sconsolante.

E non mi si venga a dire che storicamente l’Inter è sempre stata così, perché ad esempio con Bersellini e Trapattoni la squadra giocava un buon calcio. Certo in momenti delicati si badava al sodo senza troppi fronzoli. Ma si trattava di situazioni contingenti e non era certo la regola. Del resto a riprova della mia tesi c’è il dato di fatto inconfutabile che quelle squadre fossero puntualmente in testa alla classifica delle reti segnate in campionato.

Così mentre penso ma dove stiamo andando a finire, le mie riflessioni si interrompono appena avverto il cicaleggio del mio tablet che è dentro il mio zaino. E’ arrivata posta.  Per controllarla mi fermo su una panchina dalle parti del pontile dove attraccano le barche dei pescatori e dove tra canneti e salici  posso ammirare gli aironi rossi in volo.

Apro la pagina. La mail l’ha inviata un amico. Solo un click e mi appare una foto in bianco e nero. Ritrae dei bambini fuori San Siro prima di Inter-Siena. Sono alle prese con una lattina nel piazzale antistante al Baretto della Nord, proprio di fianco al cancello uno.

E’ la prima di altre immagini testimoni di questo incontro improvvisato. Tre ragazzini che rincorrono a perdifiato un barattolo metallico, ingegnoso surrogato di un pallone vero e proprio. Sono le istantanee di una storia festosa che trasuda naturalezza e semplicità. Dove la fa da padrone un entusiasmo schietto e scanzonato che solo chi nemmeno è un teen-ager ha il privilegio di possedere nella sua integrità.

Ma siccome l’imbrunire inizia a oscurare l’azzurro del cielo e delle acque, decido di abbandonare il molo per dirigermi verso la macchina. E mentre faccio ritorno al parcheggio  rifletto che  domenica  sera a San Siro ci tocca la Fiorentina. Penso che mi piacerebbe tanto ritrovare la stessa naturalezza e la stessa istintività nei nostri giocatori. 

Mi piacerebbe sì che per una volta  riaffiorasse prepotentemente quello che ci ha fatto amare il calcio e più ancora il nero e l’azzurro, vale a dire l’allegria e la passione. Almeno per una notte li vorrei vedere in campo spontanei e spensierati, come quei piccoli che giorni fa si battevano in un’arena asfaltata incuranti di tutto.

 

P.S. Faccio un ringraziamento enorme a due interisti che sono un esempio per tutti: Armando autore di questa bellissima foto, e a Daniele per aver acconsentito che venisse pubblicata.

29/09/2012
©dopolavorointer.com
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