Wesley Sneijder e l'ultima Crociata

by Gnappetto

 indiana

 

Fino a Thiago Motta, c’è stata luce.

A volte abbagliante come un lampo che squarcia una Stracittadina, altre volte quasi impercettibile come la fiamma di un accendino in curva al San Paolo.

C’era qualcuno a cui designare la costruzione del gioco, che allontanasse i difensori dal “Male Assoluto” (il lancione di 50 metri verso le punte), capace di non farsi intimorire dalla presenza del pallone tra i piedi, in grado di comandare i movimenti del team.

Via lui, buio a mezzogiorno.

La sua sostituzione sarebbe dovuta essere la prima mattonella su cui costruire la nuova Inter ma, in un estate fatta di occasioni perse e promesse non mantenute, il termine REGISTA non è mai stato più che un flebile sussurro nei corridoi di Corso Vittorio Emanuele, accantonato presto alla voce “Non Prioritario”.

Ora, dopo solo una manciata di partite tra campionato ed Europa League, il mercato sconclusionato prodotto sotto l’ombrellone da Branca & C. sta già presentando il conto, e al primo posto c’è la mancanza di un uomo adatto a organizzare anche la più semplice manovra, che non si riduca a lanci alla “W il Parroco!” e imbarazzanti trincee difensive.

Si deve dunque fare di necessità virtù, ricercando in ciò che si ha a disposizione qualcuno che possa fare quel lavoro pur non essendo uno specialista.

Il nome che si ripete come un mantra è quello di Wesley Sneijder, unico che per quella parte di tifosi che si è reso conto del problema (molti si ostinano a “non voler vedere”), risulta compatibile.

Ma un Inter Sneijder-centrica funzionerebbe?

Il primo punto dell’analisi è l’assoluta certezza che se Stramaccioni potesse, tornerebbe di corsa alle sue “religioni”: il 4-2-3-1 e il 4-3-3 (altri moduli sono una “violenza” al suo credo, al netto dei “suggerimenti” dello spogliatoio) .

Il primo modulo a parere del sottoscritto non è praticabile perchè:

- per attuarlo al roster attuale mancano due veri esterni d’attacco (gli attuali papabili non ne hanno le caratteristiche e non hanno nelle corde i movimenti ad elastico che avevano Eto’o e Pandev, adattati anch’essi ma nettamente superiori tatticamente e tecnicamente).

- posizionando Wesley dietro la prima punta non agirebbe da regista (troppa distanza tra lui e il reparto difensivo) e ci riporterebbe a chiederci chi “taglia e cuce” a centrocampo

- piazzandolo invece nel duo di centrocampo, costringerebbe il suo compagno di reparto ad un lavoro estenuante di rincorsa e copertura, senza dimenticare che gli mancano le doti fisiche e tattiche per essere un funzionale “scudo” davanti alla difesa, quando necessario

Proviamo a vedere cosa accadrebbe con un 4-3-3.

Un centrocampo Guarin-Snejider-Obi (o in alternativa Gargano o Mudingayi), che sulla carta potrebbe funzionare, ha una pecca evidente: l’abitudine di Wesley a stazionare, almeno quando indossa la maglia nerazzurra, vicino alle punte, trasformando il tutto in un 4-2-3-1.

Siccome non voglio pensare ad uno Stramaccioni che passa 90 minuti ad urlare all’olandese di tornare in posizione, deve essere la squadra a “costringerlo” a non pascolare continuamente su prati altrui.

Il sistema per farlo c’è. Ma passa da due variabili necessarie: il movimento di Ranocchia e il trio d’attacco schierato.

Quanto più Ranocchia sarà capace di tenere la difesa vicina al centrocampo, tanto più Wesley sarà portato a non allontanarsi troppo dal centro di comando, e non sarà costretto a fare 40 metri per farsi dare il pallone. Inoltre se tra la linea difensiva ed il regista ci sono pochi metri, la palla viaggia veloce e i difensori vengono sgravati dal peso della costruzione del gioco.

Ma ancora più importante sono gli uomini da scegliere in avanti.

Devono essere abili e fisicamente in grado di agire nello spazio tra l’area di rigore avversaria e la linea del nostro centrocampo. Attaccanti immobili nei 20 metri avversari porterebbe l’olandese a scegliere tra due opzioni, il lancio lungo e la scorribanda palla al piede, per accorciare la distanza tra lui e il reparto offensivo.

Non devono essere ali pure (seppur capaci di allargarsi), perché lascerebbero sempre una voragine tra il centrocampo e la prima punta, che Snejider tenderebbe, per caratteristiche, a voler occupare.

Devono avere capacità di sacrificio, perché sappiamo bene che nessuna squadra al mondo può permettersi di escludere dalla fase difensiva 3 uomini.

Devono di volta in volta accorciare verso Sneijder per dare un’opzione “facile” di passaggio, allargare il gioco fungendo da ali, costringere il terzino avversario a lasciare spazio per la discesa di Nagatomo e Pereira, dare sempre almeno due alternative di gioco all’olandese.

Palacio, Coutinho, Livaja e Alvarez hanno nelle loro caratteristiche ciò che serve per essere compatibili con questo sistema offensivo. Escluderei invece il Milito e il Cassano attuali perchè non danno alcuna garanzia di tenuta fisica, cosa che il sistema di gioco sopra descritto richiede senza “se” e senza “ma”.

La loro capacità realizzativa sarebbe una scommessa, ma se Anno 0 è, che Anno 0 sia.

Si scopre quindi che Snejider regista non è una fesseria: il Santo Graal esiste, ed è a portata di mano.

Ma solo a patto di costruire la squadra con un 4-3-3 modulabile in un 4-3-2-1 corto, compatto, in cui tutti si mettano tatticamente a disposizione.

Dando fiducia ai giovani, gli stessi di cui si riempie la bocca la nostra Dirigenza da mesi.

E soprattutto facendo comprendere al numero 10 che la squadra ha bisogno che lui occupi quella posizione e la prenda per mano, permettendoci di vedere non dico spettacolo, ma una sorta di gioco che ci allontani il più possibile dall’ ”inferno tattico” nel quale le ultime prestazioni ci stanno scaraventando.

E’ il nostro giocatore più pagato, e a detta di molti il nostro solo fuoriclasse.

Lo dimostri con i fatti.

30/09/2012 Categories: Libero pensiero
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