Un anno fa smetteva di piovere

di AngelOne

Praticamente un anno fa il mondo nerazzurro si scrollò di dosso quella sensazione di grigiore che una triste sconfitta a Parma e un pareggio piovoso in casa contro l'Hellas avevano accentuato non poco, quel grigiore che purtroppo aveva ulteriormente permeato Walter Mazzarri, oramai ko sotto i colpi inferti da risultati, ambiente e una squadra che dimostrava ogni domenica un declino inesorabile rispetto solo a 12 mesi prima.

Il 14 novembre 2014 smise di piovere, è il giorno in cui l'Inter praticamente a sorpresa annuncia l'allontanamento del mister ex Napoli e parallelamente l'ingaggio di Roberto Mancini, nome a sorpresa e totalmente inaspettato da tutti i tifosi.

Io stesso nelle settimane precedenti, quelle in cui il toscano traballava sotto ogni aspetto, ero contrario ad un cambio di allenatore fatto "tanto per", con soluzioni improvvisate e temporanee, da traghettatore, che sicuramente non avrebbero portato a nulla di buono. Ma col passare dei giorni la situazione si era fatta sempre più grave e quasi insostenibile (ricordate il laser verde a San Siro, per esempio?) tanto da farmi sempre più auspicare un cambio sperando in un'ottica però di lungo termine.

Mai avrei pensato però che la società coinvolgesse nel progetto Mancini, fino a quel momento lontano dal nostro mondo per esperienze, soldi e vittorie. Una carriera però in leggera flessione, chiusa con l'addio al Galatasaray, e che aveva bisogno di una sterzata in attesa di una chiamata (complicata) da società ricche e straniere. 

Un cambio radicale, abbastanza netto rispetto al recente passato, sia per l'esonero in sé (situazione mai auspicata da Thohir) sia per l'ingaggio di un mister che pareva quasi irraggiungibile per la grigia Inter di quei giorni.

Ma dopo un anno cosa possiamo raccontarci?

L'esperienza del Mancio iniziò con ritrovato entusiasmo e una squadra che inizialmente cercò di dimostrare tale cambio di approccio e atmosfera in campo, senza riuscirci granché. Cercava di fare un gioco più propositivo, stando più alta, ma con i protagonisti che ben conosciamo a volte si trattava di clamoroso autogol.

Così il famoso confronto con la media punti di Mazzarri vedeva spesso la nuova Inter del Mancio performare come prima se non peggio, come se la squadra non riuscisse a fare un minimo salto in avanti, cosa che a fine campionato si rivelò poi concreta in tutto il suo ottavo posto finale.

Il Mancio aveva già cercato di riportare fiducia con i suoi proclami di terzo posto possibile, scontrandosi poi sul campo con la realtà tipo Inter-Udinese (1-2) o Inter-Torino (0-1), partite giocate abbastanza bene dai nostri ma con zero punti in saccoccia, miste a prestazioni orrende tipo Sassuolo-Inter o Inter-Parma, match che non mostravano alcun segno positivo in nessun aspetto né tecnico né tattico.

Il percorso finiva con le ultime partite di campionato non utili manco per l'Europa League e un mercato di gennaio già praticamente bocciato e bruciato nel giro di pochi mesi, con il mister alla ricerca di una ossatura di squadra utile anche per l'anno successivo, ossatura che non c'è mai stata.

La ricerca, quindi, di identità di squadra, di una squadra però costruita con idee altrui, non ha avuto un buon epilogo, e lo dimostra il fatto che il Mancio cambia tutto nell'estate conclusa qualche mese fa, a cavallo tra la stagione del suo ritorno ad Appiano e quella attuale, totalmente modellata sulle sue idee e le sue voglie.

Inutile rifare tutti i nomi dei giocatori arrivati, ma Mancini è calamita importante per giocatori come Kondogbia o Jovetic, Miranda e, volenti o nolenti, Melo, ed è forse questa "l'eredità" più positiva e pesante che ci lascia il cambio di allenatore di 365 giorni fa, la ritrovata voglia di tornare migliori, di attrarre calciatori in giro per l'Europa volenterosi di crescere o in cerca di riscatto. Fino a più di un anno fa la maglia nerazzurra non era certo tra i loro obiettivi.

Il Mancio così conferma le sue doti di gestore o, come spesso gli rimproverano, di direttore sportivo, guidando il mercato e chiamando in prima persona i calciatori convincendoli a sposare la nostra causa: è anche la stessa caratteristica del mister che mi ha insinuato un dubbio da tempo, cioè quello che lui stesso abbia perso un po' di brillantezza e se vogliamo freschezza nella volontà di allenare, nel senso stretto del termine. Occhio, non sto dicendo che non sa più insegnare calcio: sto dicendo che a volte penso che le sue doti di gestore superino attualmente quelle di allenatore, cosa che invece dimostrava di saper fare nei primissimi tempi nerazzurri.

Ma per adesso ha avuto un gran merito, quello di aver raccolto i principali difetti delle ultime Inter per cercare di risolverli dalle fondamenta, cioè dalla difesa: cambiata la colonna vertebrale, con Miranda, Murillo e la conferma di Medel in praticamente ogni ruolo, questa è una squadra che finora ha subito poco ed è così riuscita a restare nelle zone alte della classifica. Pecchiamo ancora moltissimo nell'approccio offensivo, ma questo spero sarà il secondo capitolo della ricostruzione manciniana di questa squadra.

L'intelligenza di Mancini si è vista anche nel cambio di approccio tra un anno e l'altro: la squadra oggi non cerca neanche di giocare bene, ma va più sul concreto, si difende, cambia pelle e schieramento tattico abbastanza facilmente, con tanti limiti ma per lo meno sembra allontanare la mancanza di grinta che troppo spesso avevamo visto negli ultimi anni. La pretesa è quella di tornare in alto (l'obiettivo della Champions è abbastanza incombente) e Mancini ad oggi ci è riuscito pur con una media di un gol segnato a partita, dato che stride se vogliamo con il primo Mancio che ricordiamo. Ma sono passati anni, non abbiamo giocatori di qualità e l'importante ad oggi sono i punti.

Ma l'attuale pregio, quello di essere brutti e concreti, spero non si riveli molto presto un difetto.

L'attuale Inter sta mantenendo una media punti molto alta e oltre le aspettative, purtroppo il lato negativo della medaglia è che questo campionato non ha una testa di serie ma tantissime squadre che stanno mantenendo il nostro stesso ritmo o quasi, alzando molto presumibilmente la quota punti per raggiungere il terzo posto rispetto alle ultime stagioni.

Ma un anno fa avremmo firmato non solo per un cambio di allenatore di questa portata (nonostante i punti negativi del "ritorno" che non apprezzo quasi mai in quanto tale, perché spesso accompagnato da una mancanza di vera fame) e per essere alla dodicesima giornata dove siamo ora, vale a dire primi seppur a braccetto con la Fiorentina. 

Un anno, quindi, in cui è praticamente cambiato tutto, con in mezzo anche il ritrovato entusiasmo del tifo interista gasato soprattutto dalla posizione in classifica, non tanto dalle prestazioni estetiche della squadra, condizione però fondamentale da portare fino a fine stagione.

E fino a fine stagione ci arrivi così, con entusiasmo, solo se continui a vincere e a lottare per i primi posti.

E' proprio questo che venne a mancare un anno fa e che portò a piovere più del dovuto. Fino, appunto, al 14 novembre. 

11/11/2015 Categories: Libero pensiero
©dopolavorointer.com
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