Trattativa da definire

by Rouje

L’impressione che si ha è che l’Inter sia impantanata da due mesi a questa parte. I Nerazzurri mancano di forza contrattuale, ed è sempre più palese come la dilatazione sistematica di tutte le trattative intraprese non sia dovuta ad una eccessiva prudenza o alla mancanza di fondi, ma a una sistematica reticenza di qualunque altra società a trattare con Sabatini e Ausilio. Sembrerebbe che Nizza, Valencia e Sampdoria abbiano (o stiano) intenzionalmente temporeggiando a loro favore. Esempio lampante è la ridicola trattativa per Dalbert: forti dell’accordo col giocatore (che già di per sé dovrebbe essere una leva fondamentale di qualunque operazione), i dirigenti dell’Inter si sono fatti trascinare in un carosello durato due mesi, per vedere un giocatore già virtualmente acquistato, allontanarsi sempre di più. E’ quasi umiliante osservare una squadra come l’Inter sottostare alle pretese di un Nizza poco più che provinciale. Qualunque fossero i motivi addotti dai Francesi, è incomprensibile come Sabatini abbia dovuto attendere così a lungo per regalare a Spalletti un giocatore potenzialmente titolare della nuova rosa. Allo stesso modo sta agendo ora la Sampdoria, con Schick già nerazzurro da settimane, ma ancora bloccato a Genova, in attesa del suo sostituto. Al tempo della trattativa con la Juve non vi era stato alcun problema al trasferimento del giocatore Ceco. Ora invece si attende l’arrivo di un possibile rimpiazzo, con il pericolo sempre più incombente di vedere sfumare una trattativa già ormai chiusa da tempo. L’Inter non può dimostrare impotenza  nei confronti di società obbiettivamente di minor caratura. E ciò non per boria o intransigenza, ma per potere di influenza delle dinamiche del mercato: nel momento in cui ci sia da trattare giocatori veramente importanti da contendere con top club europei (se mai questo accadrà), qualunque tentennamento sarà prontamente sfruttato da ogni squadra rivale. Sempre.

La trattativa per Emre Mor fotografa perfettamente la situazione attuale: un giovane molto promettente non viene acquistato da uno dei migliori club del mondo a causa delle commissioni richieste dall’agente di un ragazzo di diciannove anni. Qui non parliamo di Mino Raiola o Jorge Mendes, ma di un qualunque Calboni appena giunto sul pianeta calcio. Nessun procuratore dovrebbe mai permettersi, per un affare dalle cifre così modeste (visti i tempi che corrono dodici milioni sono noccioline), di avanzare certe pretese nei confronti di uno dei club più potenti del mondo.

Sabatini ha sempre avuto la tendenza ad annacquare le trattative, trascinando per mesi affari già potenzialmente chiusi (Dzeko arrivò alla Roma a fine agosto di due anni fa dopo un corteggiamento iniziato a metà marzo). Visti però i profili più che modesti trattati dall’Inter, ci si aspetterebbe che Spalletti possa usufruire della rosa al completo ben prima dell’inizio del campionato. La Juventus e il Milan hanno chiuso affari ben più importanti in un tempo decisamente inferiore. E non per esborsi faraonici di denaro, ma per l’assoluta potenza dimostrata di fronte ai propri interlocutori. Un fuoriclasse come Matuidi è arrivato a Torino in poche settimane, alla stessa cifra a cui è sbarcato a Milano Enrique Dalbert, dopo una telenovela di due mesi. Per non parlare della trattiva per Bonucci, un impresa impensabile conclusa in poche ore da un dirigente che era stato appena messo alla porta dall’Inter stessa. La chiusura dello scambio Kondo-Cancelo in tempi brevi è sicuramente positiva, ma è fondamentalmente partita da un ricatto in piena regola del giocatore francese, messosi d’accordo con un Valencia, club con cui l’Inter aveva appena chiuso il trasferimento di Murillo. Alla faccia del buoni rapporti di vicinato tra grandi squadre. Lo scambio di prestiti secchi con gli spagnoli è un vero e proprio terno al lotto: la cifra per l’eventuale riscatto di Cancelo è astronomica, mentre quella per Kondogbia assolutamente ragionevole. Il Valencia ha avuto nel corso di tutta la trattativa il coltello dalla parte del manico, costringendo l’Inter ad abbassarsi alle richieste di un ragazzo di ventiquattro anni e dei suoi agenti. I Nerazzurri hanno guadagnato un ottimo giocatore, ma hanno allungato la coperta in difesa per accorciarla in centrocampo. L’Inter ha sfruttato un’occasione prendendo Cancelo a queste condizioni, ma il mercato di una squadra che vuole conquistare un posto al tavolo dei grandi non può essere fatto infilando il braccio nel cesto delle offerte. Così facendo non solo viene meno la credibilità della società, ma del progetto stesso: sbandierare piani strategici a lungo termine per poi arraffare alla rinfusa ciò che passano le altre squadre, significa non avere assolutamente idea di come si progetta con lungimiranza. Se Cancelo dovesse sbalordire e straripare, sfoderando gol e assisti da terzino e ala, giocando con intelligenza e versatilità, l’Inter lo riscatterebbe l’anno prossimo ad una cifra così esageratamente alta? Se lo facesse, sarebbe solo per poi rivenderlo ad un altro grande club. Magari alla Juventus, che ha trattato a lungo il portoghese per poi mollare il colpo, forse proprio infastidita dal modus operandi quasi fraudolento del Valencia nel condurre una trattativa.

Alla chiusura del mercato manca molto poco, e visti i tempi patologicamente lunghi di ogni trattativa interista, potrebbe non esserci tempo per mettere a segno altri acquisti. Un’accelerata sul fronte Schick e sull’acquisto di due centrali è più che mai necessaria per evitare di commettere un errore al quale poter rimediare solo a inizio gennaio. Col rischio di naufragare premature anche quest’anno.

18/08/2017 Categories: InterInDeep Libero pensiero
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