Tafazzi

di Rouje

Il tifoso interista è intrappolato in uno strano paradosso. Egli deve continuamente fare i conti col suo glorioso passato, incapace com’è di ammettere che le vecchie vittorie, in quanto tali, vanno sì ricordate, ma non utilizzate come termine di paragone. Ad esempio, storco il naso quando viene messa a confronto la rosa attuale dell’Inter con quella vincitrice del triplete, come due automobili pronte a gareggiare nello stesso circuito, non considerando che il calcio, in Italia e in Europa, è cambiato. Non starò qui ad elencare i motivi per cui questi paragoni sono inopinabilmente sbagliati (ho sentito persone dire che con il Mago Herrera al comando, la situazione sarebbe del tutto diversa), ma vorrei riflettere su quanto gli Interisti siano bravi a martoriarsi, come dei “Tafazzi” che perdono il contatto con la realtà del loro presente.

Un esempio perfetto di tale atteggiamento, è l’episodio capitato recentemente, che vede come protagonista un faro assoluto dell’attuale stagione Nerazzurra, Roberto Gagliardini. Il ragazzo, recandosi allo Stadium per assistere al match di Champions tra Juve e Barcellona, è stato subissato di critiche più o meno aspre. Un commento in particolare, estrapolato da uno dei vari social, mi ha colpito particolarmente: (cito testualmente) “Il nostro Vero capitano, Javier Zanetti, non l’avrebbe mai fatto”.

Se la società fosse più o meno informata  della presenza del giocatore allo Stadium, o di qualunque altro argomento relativo alla vicenda, non voglio parlare. Vorrei solo far notare come la masochistica nostalgia del tifoso, Interista e non, venga sempre fuori nei modi meno opportuni: Zanetti era capitano non solo per la sua fede ai colori della maglia che ha indossato per tanti anni, ma soprattutto perché, quando era il momento di scendere in campo, dimostrava grinta e classe da vendere. Doti che in Roberto rivedo in gran quantità. Che Gagliardini tifi Inter, Juve, Atalanta, Spal o Poggibonsi, l’importante è che non smetta di giocare con sostanza e sale in zucca. E che importa se poi, con tre amici, va allo stadio ad assistere a una partita di calcio: un professionista, in quanto tale, deve essere libero di impiegare il suo tempo come vuole, a patto che poi sul lavoro produca dei risultati. E fin qui, i risultati mi sembra siano stati buoni. Zanetti era di un’altra epoca, di un altro continente, di un altro carattere. Mettere a confronto gli atteggiamenti di due persone così diverse, denota un morboso attaccamento al passato, sfociante in un grottesco sforzo di cronica ricerca dell’insoddisfazione. Roba da strizzacervelli.

Essendo io un tifoso dell’Inter, soffro, mio malgrado, dello stesso identico tipo di patologia. Ancorato a glorie passate, sono come un neonato che fatica a lasciare l’utero materno. Di tutta la faccenda, non rimpiango però gli impomatati campioni del passato. Quello che rimpiango sono i tifosi.

Il vero cumenda non avrebbe mai urlato “VERGOGNA!” dal pulpito della sua pagina facebook. Complice il fatto che trent’anni fa il computer non esisteva, avrebbe accettato e commentato la questione con molta più classe e aplomb. Mi sono immaginato un Avvocato Prisco alle prese con una situazione del genere, e le sue risposte sarebbero state decisamente sopraffine: “ Sicuramente, avrà scavalcato ai tornelli”, “Avrà fatto qualche peto sui seggiolini dei gobbi”, “Avrà lasciato lo stadio senza orologio e portafoglio” o, infine, “Era lì per la festa di laurea di Chiellini”.

Già il presente interista è abbastanza misero. Cerchiamo almeno, noi tifosi, di evitare di colpirci i genitali con una bottiglia di plastica.

13/04/2017 Categories: Libero pensiero
©dopolavorointer.com
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