Spalletti si, Spalletti no.

by Mister X

Ma alla fine io non ho capito, Spalletti ha fatto un buon lavoro e capisce le cose in anticipo o è un pessimo allenatore che azzecca per miracolo qualche sproloquio?

Ad oggi, ci sono argomentazioni per entrambe le tesi, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza in maniera distaccata.

Spalletti indovino:

Partiamo dalla dichiarazione più recente, conferenza stampa pre-Udinese: per Luciano l’Inter con 9 punti è in Champions, mentre molti lo deridono perché ovviamente dipende da Lazio e Roma. Il tecnico è così sicuro che la Lazio perda punti che si sbilancia: la Champions dipende solo da noi, basta fare 9 punti. L’Inter schianta l’Udinese e recupera i due punti mancanti, ora la Champions è nelle nostre mani davvero.

Sarà deluso chi credeva in un tecnico in rotta con la squadra dopo i cambi scellerati fatti con la Juve. Spalletti ha evidentemente il favore dei giocatori, ha saputo stimolarli e non farli mollare. Tutti lo seguono, Icardi compreso, e questo è molto importante, ci torneremo.

L’altra previsione è quella di inizio anno: Sarà una corsa in volata da decidere all’ultimo, dovremo essere bravi a essere lì e avere più birra degli altri. Spalletti già sapeva che sarebbe finita così, dopo aver visto la rosa e le possibilità dell’Inter, forse intuendone i difetti congeniti e i suoi stessi limiti come tecnico.

Quindi la risposta qual è? Spalletti è un cazzaro che per caso azzecca le previsioni o un bravo conoscitore di calcio e della squadra che allena? In questo caso la risposta è un po’ entrambe: ha giocato al ribasso, dicendo che sarebbe stata una lotta pur avendo il grosso vantaggio di un 11 titolare molto competitivo e senza turni infrasettimanali. Un po’ paraculo nel dire che saremmo arrivati sul filo di lana perché in caso di terzo posto comodo si sarebbe assunto i meriti, in caso di inciampi può dire che lo aveva previsto.

In ogni caso finora ha avuto ragione lui.

Spalletti tecnico-tattico.

Diciamocelo, Luciano ha fatto parecchi errori prettamente tecnici. Spesso ha fatto dei cambi con un obbiettivo in testa che poi non si è tradotto in realtà sul campo. Che di per sé non è un errore, ma semplicemente non ha imparato dagli sbagli. L’idea di aggiungere centimetri con Santon va bene, ma dopo la prima volta che il povero Davide non mette questi centimetri e fa solo danni, evita di riprovarci. Inoltre, in un mondo ideale certe scelte tattiche conservative sono pessime se l’obbiettivo è vincere. Troppe volte puntare allo zero a zero dà l’idea di una guida timorosa e sparagnina, che ha paura di perdere più che voglia di vincere. Paura che si è trasmessa ai giocatori in un paio di casi (con il Napoli ad esempio).

Di contro il campionato ci restituisce un Inter che ha un gioco, un 11 molto più amalgamato e continuo di quello pur vincente di inizio anno, dei giocatori che ci credono e degli schemi che funzionano. Ad oggi abbiamo fatto più gol della decantata Roma di EdF, distribuiti peggio, ma comunque di più. La difesa è la seconda del torneo con vista sulla prima, abbiamo il record di punti dal 2011, e recuperato la debacle del girone di ritorno che capita ogni anno.

I numeri ovviamente sono condizionati anche e soprattutto dal fatto che la rosa, lacunosa e poco profonda, è la più forte degli ultimi 6 anni. Però come non tutti i problemi sono colpa di Spalletti, non tutti questi pregi sono merito dei giocatori. Luciano ha fatto più di qualcosa di buono.

Spalletti allenatore

Questo è l’aspetto più interessante del lavoro che Luciano ha fatto quest’anno. Perché ne contestualizza molti errori e ne fa capire molti pregi invisibili.

Spalletti come tecnico non è il top. Non ha un’idea di calcio chiara e totale come Sarri ad esempio. La sua esperienza non si traduce in intuizioni tattiche o in cambi geniali di modulo. Però è un’esperienza tangibile e concreta che si vede.

Il lavoro di Spalletti sulla testa dei giocatori è stato enorme e mostruoso, vediamo perché.

Spalletti ha deciso di partire a razzo, di accumulare punti e vittorie per dare fiducia alla squadra, una squadra con potenzialità ma umorale. Ha sacrificato un gioco definito e migliore per portare a casa più punti. Innegabilmente questo porta problemi sul lungo periodo, il catenaccio basato sulla forma fisica e su Icardi crolla se uno dei due viene a mancare. Ma è stato veramente un errore? Conoscendo squadra e ambiente vorrei dire che provare un calcio diverso, propositivo, magari dei giovani, perdendo necessariamente punti per strada in funzione di un ritorno sfolgorante non avrebbe dato risultati. Un’Inter con un bel gioco ma grezza, magari ottava a fine girone d’andata avrebbe messo tutto in discussione. I giocatori stessi avrebbero dubitato e probabilmente mollato il progetto e Spalletti avrebbe avuto dalla sua i pochi giovani e qualche altro.

La strategia usata ha causato il crollo fisico di molti, Candreva e Valero su tutti, ma era l’unica via per compattare un gruppo sui risultati.

Puntualmente poi arriva la prima sconfitta e il calo di forma, e Spalletti non avendo dato un gioco a cui aggrapparsi, è in difficoltà. L Inter non corre più e si balla pesantemente. I giocatori hanno mollato di testa. Lì è il secondo "errore" di Spalletti, accusato di non vincere più, di non avere coraggio, di non trovare correttivi adatti, di non inserire i più vivaci.

In realtà è una scelta quasi obbligata di Luciano. Con la squadra in crisi fisica e mentale lui sceglie la compattezza, il chiudersi davanti alla tempesta aspettando che passi. Invece di variare o di sperimentare con giocatori e modulo, punta a difendere ogni punto, pareggiando partite che poteva vincere, ma anche evitando sconfitte beffarde. Partite come quella con la Lazio, la Roma, il Napoli sono emblematiche. La squadra ha bisogno di non perdere, di capire coi fatti che non è debole, che anche nella difficoltà non viene sconfitta, e da lì ripartire cambiando qual cosa per tornare a vincere.

L’innesto di Cancelo e Rafinha ha dato più sicurezza, la reinvenzione di Brozovic la spinta per il rush finale. Ma la sensazione è che perdere qualche gara in più a gennaio e febbraio per trovare i correttivi giusti, avrebbe influito sulla psiche dei giocatori e tolto molte certezze.

Luciano ha fatto questa scelta. Ha sbagliato da tecnico, ma ha scelto come allenatore, puntando sulla testa dei giocatori invece che sui moduli.

I mesi senza vittorie sono colpa di Spalletti, ma sono un errore "obbligato".

Scelgo di mettere Karamoh per vincere una gara, mi dà imprevedibilità e occasioni, poi sbaglia un gol e non copre, subiamo gol sul contropiede avversario. É un rischio che corri per inserire i giovani, per porre basi, per provare a vincere le partite. Ma se poi una sconfitta manda la squadra in crisi e sfiduciata entra in campo con la paura per le gare successive? Meglio uno zero a zero a quel punto. Questo è il ragionamento fatto, giusto o sbagliato.

Il risultato qual è? Che l inter pur in crisi ha assunto consapevolezza di squadra tosta, che potevi piegare ma mai spezzare. Che si è rialzata per lottare fino all’ultima giornata. Che giocatori come Cancelo e Rafinha, gente che poteva usare l’Inter come centro di allenamento per tornare a realtà più blasonate, ora vogliono restare, credono al progetto, alla Champions in nerazzurro. Rafinha soprattutto, l’ago della bilancia tra l’Inter di andata e di ritorno, sembra completamente rapito. E preferire l’Inter al ritorno al Barcellona, sicuramente è merito di San Siro, dei tifosi, della Gente, del Capitano, di EpicBrozo, ma un po’ è anche merito di Spalletti.

Forse hai catenacciato e spannoleggiato Luciano. Forse hai fatto entrare Santon una volta di troppo, anche se non è colpa tua se Dalbert è una pippa.

Ma Forse se l’Inter di quest'anno potrà dire molto anche l’anno prossimo, è anche merito tuo.

07/05/2018 Categories: InterInDeep Libero pensiero
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