Something

by Istvan Nyers

Succede tutto nel giro di pochi minuti. Per casi del genere, l'espressione Fulmine A Ciel Sereno è perfetta. Stiamo distrattamente guardando la squadra italiana in Champions che spezza le reni a quella del principato di Montecarlo ("chi Monaco?" etc etc) quando il buon Sandro Piccinini interrompe la cronaca. Con il suo tradizionale modo di fare enfatico, dice, "Clamoroso, Pioli esonerato dall'Inter". Be', di clamoroso è clamoroso: nessuno se lo aspettava. Non avevamo fatto i conti con diverse cose, tra cui il fuso orario. Qualche minuto dopo il buon Kamil Glik sgancia un calcione sul centravanti della squadra avversaria e il grado di elettricità in una serata di pallone altrimenti noiosa aumenta ancora. Telefoni che squillano, meme che iniziano a girare, tweet e compagnia bella: il Gran Circo si è rimesso in moto.

E così Stefano Pioli (Parma, 20/10/1965, segno zodiacale: bilancia) è stato "sollevato dal proprio incarico", come recita un genere di comunicato che noi interisti conosciamo benissimo, cambiando solo il nome da inserire nel form. Dall'addio di Mourinho si sono alternati Benitez, Leonardo, Gasperini, Ranieri, Stramaccioni, Mazzarri, Mancini, De Boer, Vecchi, Pioli. Dieci allenatori in sette anni. Adesso tocca di nuovo al tecnico della primavera, già in panchina per Inter – Crotone in questa stagione e dunque con una media punti di tutto rispetto.

 

La parabola di Stefano

Pioli era arrivato in tempo per guidare l'Inter nel derby d'andata, riacciuffato in extremis da Ivan Perisic. La parola d'ordine era "normalizzatore". E così è stato, in una prima fase: ha provato a trasmettere serenità e fiducia a una rosa precipitata nei bassifondi della classifica, riducendo le pretese per così dire rivoluzionarie di Frank De Boer. Napoli – Inter e Apoel – Inter in realtà non rappresentano certo un buon viatico, ma con il passare delle giornate i risultati iniziano a girare: da gennaio fino a marzo l'Inter mette insieme un discreto bottino di punti, anche se la distanza dal quella grande Chimera che è il terzo posto non si riduce praticamente mai.

Tuttavia i risultati arrivano, perlomeno in termini di vittorie, e l'ambiente sembra finalmente rassenerato: per così dire, in fiducia. Una fiducia capace di penetrare fino ai piani alti di Suning, se è vero che Steven Zhang, il rampollo che in questi mesi dev'essere cresciuto almeno di cinque anni, si fa ritrarre con l'allenatore parmigiano; girano voci di un ottimo rapporto tra i due. Gli scettici fanno notare che tutto questo bottino di punti ha coinciso con una parte di calendario largamente favorevole. La fragorosa vittoria sull'Atalanta, l'Atalanta lanciatissima di questa disgraziata stagione, sembra dar ragione ai piolisti. Ma c'è un ma: il ma è che se è vero che nel pallone di logica non sempre se ne vede, è ancora più vero che dalle parti dell'Internazionale FC Milano questo fattore ha una forza dirompente, e così proprio quel 7-1 rappresenterà una vetta da cui si innesca un capitombolo senza fine. Arriva il pareggio di Torino, quindi la sconfitta in casa con la Samp, e poi altri momenti perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. Tipo l'incredibile pareggio di Zapata al novantasettesimo del derby di ritorno, e così la parabola di Pioli sbatte ancora contro un 2-2.

 

Quello che siamo e quello che saremo

Piccola retrospettiva personale. Ho inizato a tifare Inter e il presidente era Ernesto Pellegrini. Compravo l'album delle figurine e uno dei ricordi più curiosi che ho è quando l'Inter cambiava allenatore, e mio padre con la penna scriveva il nome del nuovo tecnico accanto a quello vecchio (non esistevano quelle figurine-aggiornamento che hanno iniziato a commercializzare da qualche tempo). Tipo: Suarez al posto di Orrico, o Gianpiero Marini al posto di Bagnoli (se la memoria mi sostiene). Con Moratti la predisposizione al cambio in panchina è aumentata ancora, lo sappiamo. Al primo anno, con tutte le attenuanti che indubbiamente concediamo, e senza rivalutare i singoli casi perché lo abbiamo Già Fatto, Suning è partita con Mancini e finisce con Vecchi. Non è certo mia intenzione cedere alla retorica del pazza-interismo, ma i conti con il proprio codice genetico vanno fatti, per non dire con la storia. Del resto l'Inter è l'unica squadra italiana ad aver vinto uno scudetto con un allenatore subentrato in corsa: era il 1971, Giovanni Invernizzi sostituisce Heriberto Herrera, esonerato, e finisce il campionato primo.

Tornando al presente: anche nel suo momento di massima forza e oserei dire Popolarità, Stefano Pioli non è mai stato veramente in sella. Le indiscrezioni sulla ricerca da parte di Suning di un tecnico dal profilo internazionale, di un allenatore Top come si dice, sono andate avanti in tutti questi mesi. Che Pioli non fosse un Top lo recitava il suo curriculum: il terzo posto con la Lazio rappresenta il suo exploit. La bella cavalcata della Lazio di Simone Inzaghi sta peraltro ridimensionando quell'impresa: è segno che la struttura biancoceleste ha nelle corde campionati da quarto-terzo posto, a prescindere dalla guida tecnica.

Probabilmente, l'esonero di Pioli a tre giornate dalla fine si spiega con la voglia di togliere alibi ai calciatori, già in vacanza; troncare un rapporto già logorato, eliminando ipocrisie del genere "Pioli ha la fiducia di tutta la società". Che poi, "tutta la società": Suning sta mettendo mano un po' ovunque: poche settimane fa è stato rinnovato il contratto di Piero Ausilio, ma da poche ore il nuovo coordinatore della divisione sportiva dell'intero gruppo è Walter Sabatini. Il quadro è in movimento, diciamo.

Vediamo che succede. Con una postilla sul comunicato che esonera Pioli. Perchè forse il film già visto si chiude con un nuovo inizio. "La società inizierà fin da ora a lavorare in vista della prossima stagione sportiva". Rimettersi immediatamente al lavoro per la prossima stagione. A ben vedere, è questa la novità.

Stiamo lavorando per la prossima stagione.

Stiamo lavorando per la Luce.

 

 

10/05/2017 Categories: InterInDeep Libero pensiero
©dopolavorointer.com
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