Se penso a come ha speso male 2 - La vendetta

di Hendrik_Van_Der_Decken

SE PENSO A COME HA SPESO MALE 2 – LA VENDETTA

(Non esiste la programmazione a medio o lungo termine nel calcio, disse l’ex presidente)

Ci sono due modi di vedere la situazione economica dell’FC Internazionale alla luce delle recenti sanzioni comminate dall’UEFA: il primo è articolato e complesso, ma se lo dovessi esprimere dettagliatamente sarei passibile di incriminazione ai sensi dell’articolo 414 del codice penale:

 “Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati  è punito, per il solo fatto dell'istigazione: 1) con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti;2)omissis ... Alla pena stabilita nel numero 1 soggiace anche chi pubblicamente fa l'apologia di uno o più delitti.

Chi ha contribuito a rendere effettiva la normativa UEFA sul Fair-play finanziario, l’ipocrisia dei ricchi fatta norma cogente del calcio europeo, meriterebbe a mio parere cose che non possono essere descritte qua, a pena di rientrare nella fattispecie di cui sopra. Altrettanto accadrebbe se dovessi descrivere cosa farebbe il mio io-tifoso cavernicolo, sepolto sotto lo strato di educazione e civiltà (vabbé, quel poco che ho di entrambe), a chi ha gestito la società fino a poco tempo fa. Lasciamo stare questo benedetto primo modo, quindi, perché incazzarsi non serve a niente e il passato è ormai storia. Magari cerchiamo di non dimenticarla, poiché nel calcio come nella vita fare in modo che si dimentichi ciò che è stato è uno degli strumenti più potenti e incredibili di manipolazione. 

Rimane l’altro modo in cui possiamo vedere la situazione: quel modo un po’ iper-ottimista che a noi europei (e soprattutto a noi latini) dà spesso molto fastidio. Ogni volta che dicevo al mio capo che avevamo “a big problem”, lui, americano, invariabilmente mi correggeva: “an opportunity, you mean. A challenging opportunity, maybe, not a problem”. Inutile dire che mi incazzavo ancora di più, però col tempo ho avuto la fortuna di assistere ad eventi e situazioni che mi hanno parzialmente fatto cambiare idea. In effetti le situazioni difficili rappresentano un’opportunità, a patto che ad affrontarle e possibilmente a risolverle ci sia qualcuno molto in gamba e non un idiota. Se a prendere il toro per le corna c’è chi lo sa fare, e bene, allora davvero si possono sfruttare a proprio vantaggio situazioni oggettivamente negative. 

È evidente che le restrizioni stabilite dall’UEFA per le prossime quattro stagioni calcistiche siano oggettivamente dei parametri molto negativi per chi, come l’Inter, voglia velocemente tornare ad essere competitiva in Italia prima, ed in Europa poi. Ed è altrettanto evidente che le scellerate decisioni degli ultimi quattro anni relative ad allenatori e giocatori, incluso l’anno e mezzo di gestione Thohir, mettano il club in una posizione tecnica (ottavo posto, ad oggi) ed economica (passivo di oltre cento milioni di euro da abbattere del 75% in soli tre esercizi, roba da “Wolf of Wall Street”) di grande debolezza.

Che fare, dunque? Come detto prima, i grossi problemi si possono rivelare grandi opportunità, se affrontati e risolti nella maniera ottimale: la dirigenza si è affannata a ripetere quanto detto anche in precedenza, e cioè che i piani per arrivare alla competitività sportiva e al rispetto delle norme UEFA sul bilancio societario sono intatti e che avranno successo.

Capisco che, giustamente, si possano portare al pubblico solo determinati dettagli e quindi tutti noi speriamo che la dirigenza attuale abbia non solo la capacità di trasformare un grosso problema in un’ottima chance, ma anche che abbiano qualche asso nella manica che a noi poveri mortali non è dato sapere.

Quello che però mi sembra logico che si debba fare – e che andava fatto molto tempo fa – passa attraverso alcuni capisaldi. A meno che l’asso nella manica di cui sopra non sia rappresentato da una sponsorizzazione tipo quella del “Qatar Tourism Authority” nei confronti del Paris Saint-Germain, ovvero un immissione di capitali mascherata da sponsorizzazione, la mia opinione è che questi capisaldi debbano per forza essere rispettati. Vediamoli:

  1. data l’impossibilità di ingaggiare fuoriclasse, il club deve ingaggiare i giocatori giusti. Graziarc....., diranno tra voi quelli che sono di Roma e dintorni: ma chi sono questi giocatori? Hanno un’età non superiore ai 23/24 anni, molto talento, hanno un prezzo contenuto, sono rimasti al loro club per diversi motivi e non ancora messi in modo definitivo nel mirino dei direttori sportivi dei soliti club noti per la loro facilità di spesa; giocatori capaci di apportare un miglioramento tecnico immediato alla squadra, che possano prendere valore per poter essere rivenduti nel breve periodo. In questo modo, possono far aumentare la disponibilità economica del club e permettergli di reinvestire i ricavi in altri giocatori, un po’ più forti, un po’ più decisivi, innescando un circolo virtuoso sul modello di quello che abbiamo visto fare all’Atletico Madrid, al Borussia Dortmund, ma in parte anche alla Roma e quest’anno alla Lazio. Facilissimo da dire, difficilissimo da fare. Ma è qui che si vede se a trasformare il problema in opportunità c’è qualcuno davvero in gamba o un imbecille.

  2. Date le restrizioni di bilancio, non ci si può più permettere di pagare Kuzmanovic, un nome a caso di un giocatore che a me per giunta piace abbastanza, una certa cifra per giocare dieci partite in una stagione. La rosa, per forza di cose, dovrebbe a quel punto essere costituita da 15/16 elementi di prima fascia e arrangiarsi con l’eccellenza del settore giovanile nerazzurro per il resto. Non c’è solo il criterio economico che mi fa dire questo, ma anche la consapevolezza che la crescita di quegli elementi destinati ad avere una carriera da giocatore di serie A passa da stagioni dove devono essere costretti a giocare se il titolare è infortunato o squalificato. Un esempio per tutti: se Donati avesse avuto le sue dieci/dodici partite da giocare in prima squadra, oggi sarebbe all’Inter (a costo zero) e non al Bayer Leverkusen a fare il titolare in una realtà di tutto rispetto. Non ne ho la controprova, ovviamente, ma visto il livello dei nostri terzini nelle ultime tre stagioni, sento che quest’affermazione è molto vicina alla verità. Se vogliamo vedere chi tra i ragazzi di un eccellente settore giovanile possa davvero ritagliarsi uno spazio all’Inter, questo è il modo. Rischioso? Certo, ma come ripetuto ormai fino alla nausea, è il modo di trasformare l’oggettiva limitazione della spesa e della rosa in una grande opportunità di crescita tecnica e allo stesso tempo economica (si venderebbero in ogni caso i giovani adatti al calcio professionistico, ma non all’Inter, a prezzi considerevolmente più alti).

  3. L’allenatore: DEVE, non può, DEVE essere uno di quei tecnici che riescono ad aumentare il valore tecnico collettivo nonostante la somma dei valori tecnici individuali sembrerebbe non consentire il raggiungimento di certi risultati. Possiamo fare mille esempi, ma rimanendo alla serie A 2014/15 i primi nomi che vengono in mente sono Sarri e Pioli. È evidente che con una spesa limitata per norma, l’unico modo di avere una squadra competitiva è questo, come è superfluo aggiungere che questo parametro è inestricabilmente collegato al punto uno. Da manciniano di ferro, in tutta onestà non so, davvero non so, se Roberto Mancini sia questo tipo di allenatore ed abbia questa capacità. Capacità che nella situazione che stiamo vivendo e che andremo ad affrontare non è un “optional”: è, come detto prima, condizione necessaria, anche se non sufficiente. Ma se questa qualità non è presente nell’allenatore, ogni discorso fatto finora va a farsi benedire.

  4. Il piano dei ricavi stabilito dalla proprietà indonesiana deve funzionare, senza se e senza ma. Su questo punto non posso dire assolutamente nulla per mancanza di dati, oltre che di competenze: posso solo limitarmi a pregare che siano abbastanza in gamba da centrare il bersaglio.

Le sanzioni UEFA vanno ad influenzare le strategie a medio termine, quindi. Il socio di minoranza ha detto: È giusto rispettare perimetri e parametri, ma l’azienda non c’entra niente, perché non c’è tempo per i bilanci. Ogni settimana o addirittura ogni tre giorni, c’è una verifica e il risultato di una partita conta sempre molto. Non esiste la programmazione a medio o lungo termine

Caro Massimo Moratti, se non esisteva prima, esiste adesso, e per giunta non è una decisione sua quando invece avrebbe potuto esserlo, se presa a tempo debito. Ed è necessario che questa programmazione sia fatta in maniera eccellente, perché altrimenti l’Inter scomparirà del tutto dal calcio che conta. 

La posta in gioco, ahimé, è questa. 

 

13/05/2015 Categories: Libero pensiero
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