Quattro chiacchiere

by Rouje

Come ho già fatto qualche altra volta, oggi vorrei “personalizzare” il mio intervento qui sul blog. Apprezzo il fatto di esprimermi da una posizione più soggettiva, e se le analisi delle partite, dei momenti o dei singoli giocatori richiedono una prospettiva il più precisa e quadrata possibile, quando parlo di un argomento più generale mi piace smorzare un po’ i toni: quella di oggi sarà, dunque, una chiacchierata. Allontanando per un attimo l’inquadratura dal mondo interista vorrei soffermarmi su una questione che riguarda sì i Nerazzurri, ma anche tutte le altre squadre del campionato. La domanda di oggi quindi è: “Perché la Juve, negli ultimi sei anni, vince sistematicamente lo scudetto? Come creare un campionato più competitivo?”

Per esaurire pienamente l’argomento non basterebbe parlarne per l’eternità. I motivi sono infiniti e visto che il calcio non è ancora una scienza, ognuno ha diritto ad avere ed esprimere una propria opinione. L’unica certezza è che la Juventus, negli ultimi anni (e forse anche in questo), è una squadra praticamente imbattibile, in grado di sbriciolare la classifica con mesi d’anticipo sulla fine del campionato e persino di lottare per i piazzamenti migliori in Champions League.

E io, come qualunque non-juventino, rosico.

Tralasciando il linguaggio da tribuna, è chiaro come la Juventus sia una squadra fortissima non solo in valore assoluto, ma anche e soprattutto se rapportata al valore delle altre squadre del campionato di Serie A.

Inter, Milan, Napoli, Roma e Lazio non sono mai riuscite, dal 2012, a costituire un serio ostacolo per i bianconeri, relegando la Serie A al panorama di sfondo dei campionati di secondo piano. Tornei come la Bundesliga tedesca, la Ligue 1 francese, la Primeira Liga portoghese non sono mai riuscite, insieme alla serie A, a vantare una competizione decente per la lotta al titolo. Con alcune eccezioni (che confermano la regola), la lotta per il primo posto si riduce alla partecipazione di sole due squadre: Bayern Monaco e Borussia Dortmund, Monaco e PSG, Porto e Benfica.

La conseguenza è che questi campionati producono antagonisti mosci e rinunciatari al fianco di protagonisti monodimensionali e tronfi. La Serie A esacerba al massimo questo concetto: tutti già sanno con mesi di anticipo chi vincerà il campionato, di conseguenza l’impegno suppletivo non solo non è richiesto, ma risulta dannoso. Non sia mai che un giocatore debba impegnarsi e spingere al massimo, col rischio di infortunarsi o sovraccaricarsi di fatica: quale squadra inglese o spagnola lo comprerà a fine stagione, se non sarà tirato a lucido già per l’inizio del mercato estivo?

La Serie A è un campionato di passaggio: Salah, Rudiger, Pastore, Verratti, Benatia, Alexis Sanchez, Cavani sono tutti giocatori che negli ultimi anni sono esplosi in Italia, per poi migrare verso altri lidi. Chi per denaro, chi per obbiettivi prestigiosi, chi semplicemente per cambiare aria, ognuno di questi campioni ha deciso di approdare ad una grande squadra europea perché l’Italia non poteva promettergli un futuro di vittorie e consacrazione nel pantheon del calcio che conta. E tutto perché la Serie A ha ormai perso da tempo il suo magico alone leggendario.

La partita di domenica tra Inter e Napoli è la summa dello scarso valore del campionato: gli azzurri arrivano a San Siro a pieno organico, riposati e in piena corsa scudetto, mentre i nerazzurri devono assolutamente accumulare punti per il piazzamento Champions, obbiettivo vitale per la sopravvivenza finanziaria e morale del club. Il risultato? Uno zero a zero che danneggia entrambe le squadre, Handanovic e Reina che passano la maggior parte del tempo sbadigliando, i migliori in campo risultano Skriniar e Koulibaly. Una partita sulla carta eccezionale si trasforma in un mortorio, azzerando ogni chance di riscatto per un campionato che ha già deciso di adagiarsi lentamente su un fianco e morire lentamente. A parte la Juventus, ogni squadra di Serie A si assopisce ad inizio marzo, incapace di spingere sull’acceleratore per una stagione intera, confidando sulle plusvalenze che maturerà l’anno successivo, tirando a campare un po’ più in là nel tentativo puerile di rimandare l’inevitabile.

L’Inter ha perso la sua grinta, il Napoli la sua freschezza, la Lazio la bussola, la Roma la fame di vittoria.

Quale la causa di questo declino? Mancanza di fondi? Di prospettive? Forma mentis fraintesa? In Spagna e in Inghilterra ci sono squadre che ogni anno spendono tanto quanto la Juventus nella campagna acquisti (Real Madrid, Barcellona, Chelsea e i due Manchester), ma anche squadre come Siviglia, Atletico Madrid e Bilbao, Tottenham, Liverpool che non hanno un giro d’affari immenso, anzi spesso si autofinanziano, avendo alla fine dell’anno i conti in regola. La Serie A è un porto di mare, un campionato romantico e decadente dove da uno stadio modernissimo come quello della Juventus si passa all’Olimpico di Roma, che ha ancora la pista di atletica intorno. I giocatori vanno e vengono con l’unica consapevolezza di doversi esprimere al massimo solo quando sugli spalti ci sono gli osservatori dei grandi club continentali, completamente disinteressati ai risultati del presente perché già proiettati alla carriera del futuro, non ricevendo peraltro nessuna rassicurazione sul loro futuro da parte delle dirigenze.

Ora sono interessatissimo alle vostre reazioni: pensate e scrivete, non fermatevi alla superficie ma cercate di scavare un po’, mettendo insieme tutte le conoscenze calcistiche che possedete e una grande dose di opinioni personali. Sarò lietissimo di essere contraddetto o condiviso, e in futuro (come già accaduto in precedenza), raccoglierò le vostre risposte per fornirvi un quadro completo.

A voi la tastiera.

15/03/2018 Categories: InterInDeep Libero pensiero
©dopolavorointer.com
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