Piano e lontano

by Rouje

L’Inter ha iniziato finalmente a muoversi sul mercato. Già di per sé, questa sarebbe una grande notizia. Dopo gli arrivi “lampo” di Borja Valero e Skriniar, la dirigenza Nerazzura sembrava essersi imbarcata in imprese non proprio fruttuose: le presunte trattative per Di Maria, Nainggolan, Vidal, Bernardeschi, Berardi e chi più ne ha più ne metta, non avevano condotto da nessuna parte, gettando nel dubbio e nello sconforto i tifosi interisti di tutto il mondo. La tournée asiatica aveva poi gettato acqua sul fuoco, facendo ricredere gli scettici e tacere le malelingue grazie ai buonissimi risultati ottenuti dalla squadra al netto di un torneo dal considerevole tasso tecnico. Con il vento in poppa e il cuore gonfio d’orgoglio la squadra ora naviga verso il 20 agosto, giorno prematuro per un esordio in campionato.

Per inquadrare i colpi di mercato messi a segno finora dall’Inter ci vuole un occhio molto smaliziato. Non bisogna nè farsi trasportare troppo dal tipico entusiasmo agostano, né  ritenere che il lavoro svolto finora da Sabatini sia stato del tutto insufficiente. E’necessario allontanare lo sguardo per osservare, dall’alto, i contorni di una figura che piano piano sta assumendo caratteristiche interessanti. Innanzitutto, sono stati fatti acquisti eterogenei: età e compostezza nelle gambe di Borja e Vecino, freschezza e imprevedibilità ai piedi di Emre Mor e Dalbert. Chi chiedeva giocatori nel cui curriculum figurassero diverse stagioni giocate in serie A, è stato accontentato. E non è rimasto deluso neppure chi desiderava vedere alzata l’asticella del tasso tecnico, visto che il terzino brasiliano e l’esterno turco ci sanno fare eccome con la palla tra i piedi. Chi vestirà la maglia del titolare non è ancora dato saperlo. Spalletti però è uno che rimescola molto spesso le carte in tavola ed è lecito aspettarsi che garantisca un buon minutaggio anche a chi non è proprio una prima scelta.

I cinque acquisti (quattro sicuri, uno in fase di definizione) messi a segno dall’Inter fanno chiaramente intendere come la squadra sia già completa e competitiva, così come lo era l’anno scorso. Non sono state fatte rivoluzioni, l’assetto fondamentale è rimasto inalterato e i giocatori che la stagione passata hanno disatteso le aspettative sono stati prontamente rimpiazzati. Si pensi agli acquisti dei due ex viola per riempire il buco calcistico lasciato dal fumoso Kondogbia, o l’arrivo di Emre Mor per ricoprire il ruolo di fantasista spaccapartite che doveva essere di Gabriel Barbosa. Con il possibile acquisto di Schick, si potrebbe finalmente porre fine alla ricerca di un vice Icardi, avendo Eder, Palacio e Jovetic mal interpretato il ruolo di comprimario e sostituto di Maurito.

Il reparto che più di tutti necessita di essere rimaneggiato è la difesa. Non bastano assolutamente i due acquisti di Skriniar e Dalbert: non avendo entrambi alcuna esperienza del calcio che conta, affidare metà reparto arretrato alle cure di due ragazzi così inesperti sembra francamente una follia. Soprattutto considerando i limiti dei loro compagni più navigati. D’Ambrosio è affetto da numerose amnesie difensive, alcune catastrofiche. Miranda è invece un punto interrogativo, dato che ha passato metà della stagione appena trascorsa in una specie di sonno indotto da ipnosi, in attesa di svegliarsi. Spalletti stesso ha ammesso il desiderio di avere a disposizione un centrale veloce e attento, magari anche di esperienza.

L’ultimo nodo da sciogliere è quello relativo al “giocatore in alto” (dire top player ormai mi ha stufato). Il suo arrivo da tempo sembra ormai un miraggio e nessuno ancora sa quale possa essere il profilo cercato da Spalletti e Sabatini. Un grande attaccante? Un centrocampista tuttofare? Un difensore di livello? Ad esser realisti, sembra che in questa sessione di mercato l’Inter debba accontentarsi di ciò che già possiede, senza stravolgere gli equilibri di una squadra che tutto sommato è parecchio in forma. Un grande calciatore farebbe chiaramente molto comodo, ma illudersi e sperare che venga piazzato il colpo di coda decisivo sembra davvero azzardato.

Quella di quest’anno è una campagna acquisti all’insegna della caccia alle opportunità: grazie a un ottimo professionista come Sabatini, all’Inter potranno arrivare giovani di talento in grado di crescere e maturare in un ambiente votato alla valorizzazione dei piccoli campioni. C’è da chiedersi però se il percorso dell’Inter sarà quello che, a suo tempo, è stato intrapreso dalla Roma: diventare una squadra che compra a poco e rivende a tanto, senza avere il coraggio di spendere, nascondendosi dietro il paravento dell’autofinanziamento. Se così fosse, quella interista sarebbe una rinascita parziale. E ciò credo che non se lo auguri nessuno mai.

11/08/2017 Categories: InterInDeep Libero pensiero
©dopolavorointer.com
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