Perché non è l'Inter di Roberto Spalletti

by Mister X

La settima giornata di campionato solitamente è importante in quanto momento in cui si iniziano a capire i trend e i temi della stagione.

Come già l’anno scorso abbiamo le squadre di testa che infilano vittorie a ripetizione senza sforzo e le squadre di seconda fascia che rischiano di perdere il treno Champions al primo passo falso.

Guardando il cammino e le prestazioni dell’Inter a molti viene spontaneo il confronto con il secondo Mancini di due anni fa.

Facciamone quindi insieme un ripasso.

L’Inter del 2015-2016 inizia come una squadra di puri nervi: vittorie con gol segnati all’ultimo secondo o difesi con un catenaccio orrido, sconfitte pesanti con espulsioni molto anticipate o errori marchiani. 5 vittorie tra cui il derby, seguite dalla botta in casa contro la fiorentina che pesa sul morale e causa poi 3 pareggi di fila. 

Dopo questa sbandata, complice una classifica corta e un Napoli discontinuo, l’Inter ci crede di nuovo e fa 6 vittorie in 7 gare inclusa quella contro la Roma, rimanendo in testa al campionato fino a Natale. È lì che si vede quanto i risultati siano di natura nervosa: contro la Lazio nell’ultima partita dell’anno i giocatori hanno già la testa in vacanza e quella sconfitta segna la fine del nervosismo "positivo" e la nascita di una squadra senza un reale obbiettivo...capricciosa come il suo allenatore.

Nel 2016 l inter di mancini può arrivare comodamente terza ma si rivela umorale e incostante. Niente più filotti di vittorie ma sconfitte con squadre di bassa classifica a giornate alterne. Si vince col Napoli per perdere pochi giorni dopo col Genoa. La sensazione finale era di una squadra che poteva fare di più se avesse avuto più forza mentale (terzo posto e coppa Italia erano ampiamente alla portata).

 

Veniamo ora all’Inter di oggi. L’unica cosa che vedo in comune dopo 7 giornate è il punteggio.

Questa inter non farà mezzo girone in testa perché la Juve e il Napoli non sono partite ad handicap come due anni fa e hanno imparato a vincere tutte le gare con le squadre inferiori.

Questa Inter però non viaggia sui nervi o sull’entusiasmo di una posizione in classifica temporanea. È un Inter che ha un gioco prevedibile e poco produttivo ma chiaro. Non punta a distruggere il gioco altrui con tanti mediani di contrasto e non punta a sprazzi estemporanei. 

Purtroppo essere prevedibili ci porta sia ad essere poco incisivi che a essere facilmente attaccabili da un certo tipo di ripartenze. Per fare un esempio concreto non è (solo) colpa di Dalbert se il Lasagna o il D’Alessandro di turno sembrano Garrincha. Evidentemente gli allenatori si rendono conto che il terzino già non campione di suo è spesso isolato e non protetto dal gioco della squadra. Così come Icardi chiuso dai centrali o il centrocampo a 2 sempre infilato. In poche gare tutta la A sa come affrontarci e ne escono partite brutte e tese anche contro un Benevento ultimo in classifica che dopo aver perso 6 gare ci teneva a far bella figura in casa.

Abbiamo tanto su cui lavorare e vari ambiti in cui migliorare, dal rendere meno solo Icardi al trovare un centrocampo che funzioni meglio al gestire tutta la fase difensiva da squadra senza lasciare i terzini scoperti e senza opzioni di passaggio.

La differenza base è che questi risultati sono sempre stati in bilico e sono venuti da brutte partite ma non sono arrivati a caso o sui nervi. Sono vittorie costruite su un gioco, prevedibile ma efficace nei tempi giusti, su una difesa da registrare e migliorare ma che sa reggere anche rischiando.

L inter di Spalletti è diversa perché dà l’impressione di sapere dove vuole arrivare. E anche se manca di maturità e gestione della partita, anche se gioca male o ha dei singoli poco all’altezza punta al risultato. Non distruggendo il gioco altrui o vincendo di nervi ma vincendo di testa.

Vorremmo tutti una squadra che vince 38 partite 3-0 nel primo tempo (specie chi è più innamorato della Juve di Marotta e allegri) ma per diventare sicuri e dominanti bisogna anche passare da vittorie sofferte.

Il tifoso ha paura della beffa. Il tecnico sa come evitarla.

03/10/2017 Categories: InterInDeep Libero pensiero
©dopolavorointer.com
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