Off-topic: Evolve

by Sparperetor

 

Gli Imagine Dragons vorrebbero evolversi con un nuovo album,
ma forse è meglio se restano Pikachu.

Imagine Dragons è ormai un nome che occupa le nostre radio da diversi anni, e si capisce anche il motivo: scrivono pezzi accessibili, trovando comunque un sound personalizzato ed unico; un'identità chiara ed un vasto appeal. Il nuovo album presenta l’intenzione del gruppo di non voler mollare la presa, con qualche criticità che andiamo ad esplorare. Il nuovo disco dei ragazzi di Las Vegas, è intitolato “Evolve”, e rimane sui temi inneggianti ed identitari di “Smoke + Mirrors” e “Night Visions” , i primi due dischi del gruppo.

Recensire Dan Reynolds e co. è sempre un esercizio particolare, principalmente perché l’opinione critica (dei critici musicali veri) è unita nel trovare blando e vuoto il brand musicale dei “draghi”. Al contrario, il mio giudizio è stato generalmente positivo, sapendo comunque che ascoltando gli Imagine Dragons non si cercano grandi poemi e pezzi che definiscono una generazione.

All’ascolto “Evolve” sembra un album indeciso, diviso in due parti con matrici differenti. Andando a studiare il processo di produzione, si nota che il gruppo, con alcuni pezzi, ha cercato una produzione differente, almeno nella prima parte, collaborando con gli svedesi Mattman & Robin, che sanno produrre interessanti ambienti acustici, ma unirli con lo stile Dragons è come prendere due pezzi di un puzzle che non stanno insieme, e ritagliare i bordi per forzare l'unione. Funziona, i pezzi sembrano avere capo e coda, ma zoppicano da strofa a strofa, e il frontman Reynolds non sembra neanche convinto appieno dei brani. L'eccezione pare essere Believer, singolo onnipresente che musicalmente sembra incarnare perfettamente l'idea di pop-rock cosiddetto da stadio, genere del quale i draghi sono gli esponenti più in vista.

I brani sui quali è assente la collaborazione svedese si rivelano più naturali, e danno l'impressione che la band si diverta un po' di più. In questo caso la collaborazione è con Alex Da Kid, produttore di “Radioactive”, il successo planetario che ha lanciato i draghi nell’orbita della celebrità.

Il pezzo migliore all'avviso del sottoscritto è “Yesterday”. La firma  draconiana persiste, ma rappresenta una vera evoluzione del suono della band, con un uso di nuovi elementi e di percussioni con uno stile innovativo. Il resto dell'album è più o meno ciò che ci si può aspettare dai draghi, e cioè motivati orecchiabili e ritmi piacevoli, con testi più che altro decorativi, ma che nel complesso rappresentano un'esperienza positiva per l'ascoltatore.

La domanda fatidica, quindi: lo si consiglia agli amici? Sì, ma è meglio se hanno già apprezzato le opere passate degli Imagine Dragons, perché nonostante il titolo (e il contenuto) dell'album che inneggia al cambiamento e all'affermazione dell'identità, il gruppo sbaglia e si snatura, ma centra l'obiettivo quando rimane fedele alla sua storia.

14/07/2017 Categories: Off Topic
©dopolavorointer.com
Rate this Content 19 Votes
You must sign in to this site to post comments.
Comments are closed on this post.

Related Posts