Mister X e Blackandlightblue - Commenti sparsi

by Mister X

É un brutto periodo questo. C’è poco di interessante da dire, poco da raccontare e quel poco è infarcito di banalità. Sarebbe meglio leggere articoli infarciti di virtuosismi verbali, epica della sconfitta e della critica distruttiva e soprattutto dare gran voce al piccolo esperto che vive dentro di noi. Quello che quando va tutto male lui sa benissimo il perché, lo sapeva da prima. L’esperto sa sempre tutto e ci premura di farlo sapere, quando si tocca il fondo ti spiega perché e percome.

Vorrei scrivere un bell’articolo interessante, magari pieno di spiegazioni argute su come mai si è preso un gol al 95' dal portiere, perché il modulo la preparazione l’atteggiamento erano sbagliati e come. Mai come oggi beati loro, pieni di letteratura sportiva ed epica. È beato chi li invidia, perché ha sempre ragione. Quando sono a -18 e scherzati dal portiere di riserva avversario li invidia perché hanno tante spiegazioni da dare e piccoli esperti da ascoltare. Se fossero primi li potrebbe invidiare più allo scoperto ma pazienza.

Il mio destino invece è scrivere un articolo banale su una vittoria banale su una posizione di classifica banale.

Visto che però abbiamo anche un allenatore banale esalterò le sue banalità per parlare un po’ di questa Inter banale.

"Su questa panchina ci sono io, il resto non mi interessa"

Luciano sapeva di dover lasciare Roma lo scorso anno e ha deciso dove andare. Una società con buoni giocatori nel caos, una situazione che poteva solo migliorare, una panchina libera a giugno. Si è preparato studiando l’Inter al massimo. Spalletti soprattutto è arrivato qui con una cosa che manca a Conte e Simeone. L’ammirazione per una squadra che lui ha vissuto sulla sua pelle come inarrestabile e di primissimo piano. Luciano vede nell’Inter il prestigio e il balzo in avanti come pubblico, aspettative e ambiente. Non certo un passo indietro da accettare a suon di euro.

"Si possono fare tutte le locandine che si vogliono. Poi si va in campo e si gioca. E si guarda"

Spalletti, forte dei risultati, ribadisce un concetto del precampionato. Contano i fatti, non gli acquisti sulla carta. Ha visto negli allenamenti e probabilmente anche nelle gare dell’anno scorso, un potenziale inespresso enorme da buttare in campo. A tutti quelli che parlano si risponde solo in un modo. Questa frase arriva dopo il derby, lo scontro principale tra chi parla e chi gioca.

"Meglio se non siamo più una sorpresa, la vittoria per l’Inter deve essere una cosa normale".

Spalletti esalta la banalità per riportare la squadra dove gli compete. Pur con difficoltà di gioco e di rosa deve passare l’idea che la vittoria è scontata, che le partite dell'Inter devono naturalmente essere vittorie.

"Io scelgo, non scarto. Magari sbaglio e chi rimane fuori e più bravo di chi va in campo".

Tra il serio e il faceto Spalletti dice una cosa importante: si assume oneri e onori di ogni scelta e sottolinea come chi non gioca entra per fare meglio di chi gioca, non per sostituire. I giocatori gli danno ragione perché dopo le vittorie risicate coi titolari arriva il 5-0 con le riserve.

Ci sono tante frasi del mister, banali e da riportare, ma il pensiero Spallettiano è chiaro e funziona.

Ora arriva la Juve, personalmente avrei preferito affrontare questa partita sapendo di esserle davanti a prescindere dal risultato, ma anche in questo vorrei prendere più esempio da Luciano. Il Napoli era sicuro di rimanere davanti comunque e ha perso in casa, ottenendo un ambiente depresso, una Juve esaltata e il secondo posto. Per noi, per dare un segnale, per dare tutto, forse la cosa migliore è arrivare cosi, giocarsela e chi vince sta davanti. 

Mister, mostraci chi ne ha di più.

 

Spallettinter 

by Blackandlightblue

3 dicembre 2017: l’Inter esce dal campo tra gli applausi dopo aver battuto 5-0 il Chievo. Primo posto, 39 punti su 45 disponibili, 18 in più della scorsa stagione.

Sono passati appena cinque mesi da quando Luciano Spalletti è arrivato al Suning Training Center per cominciare l’avventura nerazzurra, eppure “Spalla” (per alcuni “Lucy”) ha già conquistato tutti.

 

A essere precisi a Spalla sono bastate un paio di settimane per mostrare le sue qualità, portando la squadra che aveva finito il campionato al settimo posto un mese prima, senza alcuni titolari e senza nuovi acquisti, a giocare una sorprendente tournée in Cina, chiusa in modo sontuoso dopo aver affrontato squadre come Lione, Chelsea e Bayern Monaco.

La squadra di Spalletti si era dimostra subito organizzata e solida, pur essendo in piena preparazione e con un nuovo metodo di gioco da assorbire.

Alcune cose erano chiare fin da subito: la squadra non andava mai nel panico, era compatta e i giocatori si aiutavano molto più che in passato. Un risultato sorprendente considerando che la stessa squadra fino a un mese prima era completamente priva di anima, organizzazione e carattere.  

Il tecnico di Certaldo per varie ragioni è stato costretto a lavorare su chi c’era già, soprattutto all’inizio, cominciando dal prendere le difese di Ranocchia durante un allenamento a Brunico, per poi convincere lo stesso difensore a restare (parole del giocatore) insieme a Perisic, che era determinato ad andare al Manchester United. Compattezza prima ancora di scendere in campo.

Mossa vincente, nel giro di 10 giorni si è creato un gruppo unitissimo, pieno di entusiasmo e senza paura di affrontate l’avversario, chiunque fosse.

Da qui le prove di personalità durante l’estate, rese ancora più sorprendenti dalle vittorie in serie e dall’organizzazione di gioco mostrata.

 

Basi solide

 Spalletti ha fatto un grande lavoro tattico: i giocatori sanno dove stare e come muoversi, vanno incontro al pallone, si cercano e si aiutano. Il diamante grezzo Skriniar ha cominciato immediatamente a splendere, Nagatomo che aveva chiuso la scorsa stagione tra i fischi del pubblico, si è dimostrato finalmente attento e lucido nelle letture difensive.

In attesa di acquistare il nuovo Maldini è un bel passo avanti rispetto alle ultime stagioni.

Lo stesso Gagliardini gioca in modo meno appariscente rispetto alla scorsa stagione, più posizionale, ma svolge un lavoro sporco fondamentale a metà campo, prendendosi spesso critiche ingenerose.

Quella che sembrava un’accoppiata impossibile con Vecino si sta dimostrando una buona soluzione che garantisce equilibrio alla squadra. Manca sicuramente qualità in mezzo al campo, ma le caratteristiche di Gagliardini si sposano bene con quelle di Vecino, bravo a portare palla in verticale, ribaltare velocemente il gioco e inserirsi.

Il giocatore uruguaiano è una piacevole sorpresa, arrivato quasi come acquisto di ripiego (così era percepito un po’ da tutti i tifosi), si è presto imposto con grande carattere dopo qualche errore iniziale. Le sue verticalizzazioni palla al piede sono fondamentali per spaccare in due le squadre avversarie, ben supportate dalla posizione più contenitiva di Gagliardini e dalle geometrie di Borja Valero, col quale si trovava molto bene a Firenze, tanto da inventarsi un bel goal proprio in tandem con lo spagnolo nel clamoroso 5-4 di Firenze contro l’Inter.

Chissà se i dirigenti nerazzurri hanno deciso quella sera di puntare su di loro…

Il regista che mancava

L’inserimento di Borja Valero è stato fondamentale e il giocatore è diventato subito imprescindibile per Spalletti grazie al pensiero veloce e alle giocate di qualità.

Borja nei primi mesi ha giocato sia davanti alla difesa sia dietro a Icardi. Lo spagnolo fa girare il pallone, fa movimento e dialoga con i compagni. Le sue abilità tecniche e la capacità di leggere il gioco gli permettono di dare equilibrio alla squadra ed essere il collante tra i reparti.

 

Come si vede in foto, la capacità di lanciare i compagni in verticale con precisione è un’arma importantissima quando il centro del campo è intasato.

Valero sa cambiare gioco velocemente e in modo chirurgico con lanci che ricordano un po’ quelli di un grandissimo centrocampista passato da Milano: Juan Sebastian Veron.

All’Inter mancava terribilmente un giocatore con queste qualità. 

 

Giocatori rigenerati

Oltre al già citato Nagatomo, Luciano “Mago Merlino” Spalletti ha rigenerato anche Brozovic, Ranocchia e Santon.

Il croato fino a giugno sembrava un corpo estraneo, svogliato nel 90% dei casi e molto fumoso, ora è più sereno e concreto sia quando parte dalla panchina sia quando parte titolare.

Ottima la prestazione contro il Chievo dove ha mostrato intensità, concretezza e lucidità.

Ranocchia ha avuto la prima occasione di mettersi in mostra con la squalifica di Miranda; partito titolare contro il Chievo, ha sfiorato il goal dopo pochi secondi con un colpo di testa e poi ancora pochi minuti dopo. Buona prestazione nei 90 minuti, apprezzata dal pubblico che lo ha sostenuto.

Una sola sbavatura per eccessiva foga quando ha steso da dietro un avversario, prendendo il cartellino giallo.

Infine Santon, giocatore sul quale Spalletti ha creduto fin dal primo giorno di ritiro, quando era infortunato. Il tecnico toscano ha apprezzato subito le caratteristiche del ragazzo e ha lavorato al suo recupero fisico e tattico nei successivi tre mesi. Il risultato è stato evidente nelle ultime due prestazioni da titolare che hanno mostrato un giocatore convinto, confidente e brillante. Finalmente un Santon decisivo, che mette palloni in mezzo e in grado di puntare l’uomo, andare via e calciare in porta, come nell’azione che ha portato il vantaggio dell’Inter contro il Chievo. 

 

 

 

 

©dopolavorointer.com
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