Master of None, la brillantezza della semplicità

by Sparperetor

Le dichiarazioni d’amore al giorno d’oggi sono banali e ripetitive.

Lo sanno tutti, se ne trovano un po’ ovunque. Di norma, però, non per iscritto, e soltanto a persone. Ogni tanto, comunque, si rivelano necessarie, ed è il mio caso per quanto riguarda Master Of None, serie originale di Netflix, prodotto della mente del comico Aziz Ansari, e che da poco ha reso disponibili gli episodi della seconda stagione.

Sarà che si svolge tra New York e l’Italia, due posti vicinissimi al mio cuore, sarà che Aziz Ansari, ideatore della serie mi fa ridere da anni, ma io sono ciecamente innamorato di questa serie.

Non per caso, come si fa ad Agosto, ma perdutamente, come si fa a Febbraio.

I motivi sono molteplici, anche se, come si sa, la domanda più difficile è perché si ama qualcuno o qualcosa.

Motivo uno: perché è una serie comico-romantica e non ha le risate finte. Alleluia.

Motivo due: perché è interamente gestita da un comico, che fa veramente ridere, anche fuori dal suo programma televisivo.

Motivo tre: perché prova ad innovare, nonostante non possiede particolari star di spicco.

Motivo quattro: è la prima serie che casta attori italiani per personaggi italiani, e non italo-americani che parlano come Aldo Raine.

Motivo cinque: Master of None non si carica di una missione, non vuole mandare un messaggio, e non vuole insegnare nulla. La fotografia non appare particolarmente ricercata, ed i testi non sono impossibili. Racconta semplicemente la storia di un attore di seconda/terza categoria che cerca disperatamente il suo posto nel mondo.

Motivo sei: la colonna sonora. La serie ha una linea diretta con la musica, ogni scelta acustica non è mai banale, sempre evidentemente studiata. Il titolo dell’episodio chiave, il nono, è “ amarsi un po’ ”, citazione a dir poco fantastica, specialmente fatta da un immigrato indiano in America, di seconda generazione. Vi sono presenze eccellenti come Mina, Morricone, the Cure, David Bowie. Questi grandi artisti non sono inseriti soltanto per richiamare la nostalgia dello spettatore. Sono canzoni spesso poco conosciute, ma dicono chiaramente ciò che vogliono dire, e si mostrano inscindibili dalla scena che contornano. Ed è chiaro che Ansari è andato a cercare nella storia della musica italiana, facendosi carico della nostra cultura, e rendendola parte di sè, proprio come fa Dev, il protagonista.

Motivo sette: La sua relazione con il cibo. In un mondo vegan, gluten-free, e perennemente a dieta, è bello vedere qualcuno che dichiara il suo amore (non sembro essere l’unico) per il cibo. Di alta o di bassa cucina, caldo o freddo, da soli od in compagnia. Il cibo è sempre presente su Master of None, e non è mai soltanto una scusa per forzare i personaggi a scambiare due chiacchere. Come tutti gli elementi di ogni scena, per la serie il cibo non è soltanto sottofondo. Viene richiamato molto spesso, e non si vergogna di farlo. Le sessioni di abbuffate di Dev non hanno paura di limitarsi a dire guarda quanto è buono. Il significato di perchè lo dice viene da sé.

E’ difficile, quasi impossibile, spiegare in maniera efficace come una serie talvolta così semplice nella sua comicità e nelle sue storie può piacere così tanto. E’ la storia di un ragazzo, che in crisi d’identità fugge in Italia per un periodo, impara a fare la pasta, incontra delle persone ed ha delle esperienze non troppo fuori dal comune. Detta così sembra un film di Pieraccioni.

Invece, Master of None è capace di separare i momenti comici da quelli romantici, ma al contempo sa rendere dolci gli sviluppi, senza “sdolcinarli”.

E’ una serie che sprizza affetto ed amore da tutti i pori, che sia per l’Italia, vista da Modena, o per New York, fantastico teatro, mai vista da angoli e da luoghi banali e già triti e ritriti in altri esempi di cinema o di televisione. E’ evidente che gran parte delle scene sono girate a Manhattan, ma non è ovvio perchè c’è l’Empire State Building, o perchè c’è il ponte di Brooklyn, ma dai piccoli angoli che urlano Grande Mela.

L’esempio più lampante della serenità e dell’affetto che Ansari inietta in questa sua creazione è dato dalla relazione di Dev con il suo migliore amico, Arnold. Amico di sempre, simpatico e sovrappeso, è la sua fonte di consigli, specialmente in campo amoroso. La loro relazione è un’amicizia tra due uomini contemporanei: si sprecano i vezzeggiativi, ci si consiglia a vicenda, e non si nasconde l’affetto reciproco. Basta qualche episodio per affezionarsi a quasi tutti i personaggi, e si ha l’impressione che gli attori non stiano recitando poi così tanto. Sembra proprio che stiano semplicemente mostrando chi sono. Non riesco ancora a decifrare se gli attori sono molto simili ai personaggi, o se sono la scrittura dei dialoghi, delle scene, e la recitazione che contribuiscono al risultato. Tutti elementi di altissimo livello in Master of None.

Se, come me, siete tristi e stanchi della vita, ed ogni tanto vi farebbe piacere qualcosa che non si nasconde, che non ha bisogno di misteri particolari, e che è capace di godersi la vita nella quale si trova, affrontando senza perdersi fra le domande identitarie fondamentali della vita, buttate un occhio su Master of None.

02/07/2017 Categories: Off Topic
©dopolavorointer.com
Rate this Content 32 Votes
You must sign in to this site to post comments.
Comments are closed on this post.


Seguici anche su

   


I Social ufficiali FC Inter

Inter TwetterInter FBInter YoutubeInter Instagram


 

 

desparentsautop.com

Consigli

per genitori al top!


desparentsautop.com/