L’ultimo giro, finale di partita

di i'm not there

Ultimo giorno di mercato per il baraccone della Serie A italiana. Milano piena di alberghi. Gli alberghi pieni. Il servizio in camera. I pass per i giornalisti. I tabelloni, i bilanci, i nuovi acquisti.

Le colonne da riempire, gli strafalcioni grammaticali prima che tattici. L’attenzione di tutti i tifosi è rivolta a quel conto alla rovescia che mette il punto conclusivo ai mesi trascorsi di ambizioni e frustrazioni.

Casa Inter: arrivano Melo e Telles dal Galatasaray. Arriva Adam Ljajic. Hernanes passeggia per il Quadrilatero di Torino, fantasticando con nostalgia sul recente passato del calcio carioca. In questo marasma, all’ultimo giro, la notizia più sorprendente arriva con un commento stringato: Schelotto non è più un giocatore dell’Inter.

Mercato complesso quello del Galgo che solo sul traguardo trova uno sbocco, ed è tra gli addii più amari per i tifosi interisti. 

Ezequiel Schelotto, detto el Galgo, terzino, esterno, ala offensiva classe 1989 – porteño di nascita –, arriva a Milano nel gennaio 2013. Il trasferimento all’Inter è la grande occasione per l’italoargentino dopo le stagioni a Cesena, la parentesi di Catania e l’exploit di Bergamo con i colori dell’Atalanta.

L’Inter è in piena transizione. La squadra annaspa, come accaduto ininterrottamente nelle stagioni successive alla sua seconda grande epopea, e l’area tecnica decide di affidarsi all’ex Under-21 azzurro per offrire corsa, sacrificio e variabili tattiche all’organico interista. In una squadra che si è persa nei suoi avvitamenti e nei rinnovi di contratto, il passo lungo di Schelotto indica un esempio di abnegazione e talento passionale.

Subito i primi spezzoni, schierato da Stramaccioni sulla destra nel 3-5-2 e poi come ricambio nel reparto offensivo per allargare le difese avversarie. San Siro non può restare indifferente di fronte alle sue prestazioni, sebbene lo spazio riservatogli non sia quello sperato dall’inizio: abituata a giocatori indolenti in cerca del colpo a effetto, funamboli impigriti o bolsi, la Scala del calcio strabuzza gli occhi di fronte a un talento pieno di fatica.

El Galgo si inserisce con facilità del gruppo di campionissimi che si allena ad Appiano Gentile, traina il gruppo di una nuova leva chiamata a rinfocolare le speranze di un ciclo fatto di vittorie.

Il 24 febbraio si gioca il derby con il Milan per sancire la supremazia cittadina. I rossoneri passano in vantaggio nel primo tempo con El Shaarawy, l’Inter è in difficoltà. Al 71esimo Schelotto – subentrato da pochi minuti per Cambiasso – trova il pareggio su un pallone scagliato in area da Nagatomo. Lo stacco è imperioso – come per ogni rete –.

Lo stadio esulta tra gli occhi lucidi del marcatore. E’ l’acuto precoce e conclusivo, fulgido e disperato, del Galgo in maglia nerazzurra. A fine stagione seguiranno i saluti, affettuosi, con il capitano e un lungo vagare nelle sale d’attesa del calciomercato italiano. 

Un giramondo. Prima Sassuolo, poi sei mesi a Parma. Infine, nell’estate 2014, Schelotto si ferma a Verona, sponda Chievo. Durante la presentazione, come un eroe picaresco, ha uno sguardo disilluso e romantico: desidera soltanto scendere in campo, tornare sulla fascia per fornire il consueto contributo fatto di ripiegamenti, dribbling, cross tesi per un treno visto passare senza rammarico o rancore.

Estate 2015. Dopo un estenuante tira e molla sulle clausole del contratto, l’argentino non viene  riscattato e Maran deve rinunciare a uno degli alfieri del campionato clivense. Schelotto attende. Si allena da solo e poi con gli esodati nerazzurri. Le voci di mercato si susseguono.

Palermo, Sporting Lisboa, AEK Atene, Olympiakos, Celta Vigo, Levante, Nothingam Forest.

Poco prima del rush finale, si diffonde un’anticipazione. El Galgo al Sion. La notizia non dura molto. Si torna – dopo il giro di pista – a quelle prime immagini, alle dirette televisive e ai dirigenti sportivi sudati nelle loro camicie a favore di camera. F.C. Internazionale comunica che sono stati depositati negli uffici della Lega Serie A i documenti della risoluzione del contratto del centrocampista italoargentino Ezequiel Schelotto.

Il suo destino si definirà nei giorni successivi, e i nerazzurri salutano il loro picaro bohémien che si allontana da Milano alle prime luci dell’alba. Rucio e Ronzinante in un tempo solo, porta con sé una bisaccia di esultanze rabbiose e maglie zuppe di sudore per un ultimo giro.

Salve celebrità!, Se la Fortuna

ti spinse alla carriera di scudiero,

agì con tocco affabile e  leggero,

che di disgrazie non ne avesti alcuna.

 

Il falcetto o la vanga non ripugna

all’errante esercizio; ormai è nell’uso

la scudiera umiltà, onde ricuso

chi vuol superbo alzarsi nella luna.

 

Invidio il tuo giumento ed il tuo nome,

le tue bisacce parimenti invidio,

in cui mostrasti accorta previdenza.

 

Salute ancora, o Galgo!: un tal brav’uomo,

che solo a te l’ispano nostro Ovidio

ti fa, con un pernacchio, riverenza.

 

05/09/2015 Categories: Libero pensiero
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