L'Inter e i suoi equilibri

by Rouje

Che l’Inter stia fino ad ora conducendo un buon campionato è fuor di ogni dubbio. È inoltre fuor di ogni dubbio che il merito di questo inatteso e graditissimo exploit sia da attribuire ad allenatore, giocatori, società, e perché no, anche ai tifosi, che domenica all’ora di pranzo si presenteranno a San Siro in ben settantamila. Si può affermare con sicurezza che giocatori come Roberto Gagliardini, Danilo D’Ambrosio, Antonio Candreva e Yuto Nagatomo stiano finora sorprendendo un po’ tutti, inanellando partita dopo partita prestazioni sempre convincenti. Si può dire anche che l’Inter, data ad inizio anno come nettamente inferiore a squadre come Juventus, Roma, Napoli e Milan, abbia dimostrato che è in grado non solo di impensierire tutte le grandi squadre appena citate, ma anche di poterle colpire con forza e in certi casi persino sconfiggerle. E’ infine palese a tutti come, purtroppo, l’equilibrio fin qui creato da Luciano Spalleti e la sua “ciurma”, sia molto molto fragile.

L’Inter targata 2017/18 è una squadra che è stata praticamente afferrata per le orecchie e tirata fuori da un cilindro: chi si propone in lodi sperticate per la solidità e il cinismo Nerazzurro, si chiede sotto sotto se quello interista non sia in realtà tutto un bluff. Troppo volte l’Inter ha iniziato in quarta campionati che poi ha visto concludersi in quinta, sesta o settima posizione, concludendo la stagione dietro squadre molto più scarse sulla carta, ma che dimostravano di non perdersi in un bicchier d’acqua nelle sfide più semplici. Anche quest’anno partite come quelle di Benevento e Verona o sfide casalinghe contro Genoa e Sampdoria hanno dimostrato che l’Inter sta sì svolgendo un ottimo lavoro, ma che rischia comunque di cadere vittima del suo solito vizio autolesionista. Quelle citate sono tutte vittorie vinte con appena un gol di scarto, “portate a casa” in extremis tra patemi e preghiere.

L’equilibrio, anche se fragile, però c’è: è presente in Milan Skriniar, vero acquisto top dell’estate Nerazzurra, ed è presente in un allenatore che sa cosa fare, chi schierare e soprattutto come motivare un gruppo di ragazzi che è stato troppe volte sbadato e sornione. Spalletti urla e sacramenta ad ogni partita perché tiene molto al suo piccolo, passatemi il termine, “Gioiello”. ogni volta che il mister toscano si sgola e sbraccia lo fa perché consapevole del fatto che se mollasse anche solo un centimetro, si ritroverebbe a dover rivivere, insieme ai tifosi, i fantasmi di quelli che sono stati gli inverni più duri dell’Inter, in cui la squadra tracollava proprio nel momento di sua maggiore forma. Come evitare che si ripeta la solita soccombente tiritera? E soprattutto, se la squadra, come prevedibile, avesse un momento di flessione negativa, come intervenire nel modo corretto? Come raddrizzare la discesa ad inferos?

La risposta ovviamente non la conosce nessuno. Nemmeno Luciano Spalletti, che da buon Vate calcistico quale è avrà sicuramente preventivato il fatto che l’Inter potrà avere dei momenti bui in quella che finora è obbiettivamente una stagione al di sopra delle aspettative di tutti. Il modo migliore per evitare eventuali sbandate sarà allora intervenire prima che queste si verifichino: il mercato di gennaio potrà essere un’ottima occasione per mettere a segno colpi intelligenti e mirati al fine di evitare le solite trite e ritrite perdite di autostima e concentrazione Nerazzurre. Qui però si torna a fare i conti con il sopracitato “Equilibrio”.

Se Spalletti fino ad ora ha plasmato un ecosistema fragile ma a suo modo stabile, l’intenzione di modificarlo in positivo potrebbe non dare risultati altrettanto positivi. Inserire elementi nuovi in uno spogliatoio che finora si è dimostrato affiatatissimo rischierebbe di stravolgere un equilibrio che è stato cercato a lungo, ottenuto e più volte messo alla prova. E’ possibile migliorare quest’Inter senza stravolgerla? Quale o quali giocatori potrebbero sicuramente farle fare quel “salto di qualità” tanto agognato? E se il “salto di qualità” fosse già stato fatto? E’ lecito aspettarsi un miglioramento da una squadra che in undici giornate ha ottenuto dieci vittorie e un pareggio? E se la flessione negativa di metà stagione, puntuale come le tasse, non dovesse verificarsi?

A tutti questi interrogativi è difficile rispondere. C’è chi dice che il motivo della fatica dell’Inter sia il suo gioco a specchio, chi dice che abbia un centravanti che non lavora abbastanza, chi invece non commenta e si gode il buon andazzo, posticipando il momento in cui dovrà (forse) fare i conti con la realtà.

03/11/2017 Categories: InterInDeep Libero pensiero
©dopolavorointer.com
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