Le emozioni e il fascino della Champions League - 1° parte

by Blackandlightblue

Come si affronta e ultime edizioni

La Champions League, o Coppa dei Campioni, è un torneo calcistico di enorme fascino, il massimo traguardo a livello di club per importanza, difficoltà e imprevedibilità.

È  affascinante, ammaliante, fantastica, ma allo stesso tempo diabolica e senza pietà; può esaltarti un istante e tradirti subito dopo.

Forse è speciale proprio per questo, attira e seduce, rendendo emozionante il tentativo di conquistarla. Frequentarla è meraviglioso e coinvolgente, ma la sua compagnia espone a serate da incubo e atroci delusioni.

Per vincere la coppa dalle grandi orecchie servono tante cose insieme: preparazione, cultura, mentalità, spirito di squadra, talento, organizzazione, gioco…e un po’ di fortuna.

“E’ un torneo che richiede una preparazione tattica e culturale speciale: oggi affronti una britannica, tra una settimana una spagnola. Adeguarsi non è facile e poi è una questione mentale: se non capisci che fino all’ultimo secondo dell’ultimo supplementare è tutto in gioco, non vai avanti. Vero che è il torneo dei dettagli, ma i dettagli non possono giustificare la mancanza di mentalità”

 José Mourinho

Non bastano i soldi, non bastano i giocatori bravi, non basta aver vinto il campionato nazionale, non basta aver subito pochi goal prima della finale e non basta arrivare in finale.

Servono tutti gli ingredienti e devono essere mescolati alla perfezione.

Devi sapere cosa fare, come farlo e quando farlo e non è ancora sufficiente, sai che da un momento all’altro qualcosa di incontrollabile potrebbe andare storto.

La capacità di ridurre questo spazio incontrollabile è spesso la chiave per alzare il trofeo.

La forza mentale e l’identità di squadra sono aspetti fondamentali per affrontare questa competizione ed è particolarmente evidente quando si arriva in finale. Servono anche leader capaci di unire il gruppo e guidarlo verso l’obiettivo.

Mourinho era il leader assoluto del Porto che trionfò nel 2004 a Gelsenkirchen, privo di campionissimi ma straordinario a livello di squadra.

I Dragões avevano uno spirito di squadra fantastico, la giusta mentalità e grande organizzazione.

“Mourinho mi ha sempre colpito come allenatore e, più di questo, come grande leader”

 Jorge Nuno Pinto da Costa, presidente del FC Porto

Nel 2010, a Madrid, Mourinho parlò ai giocatori, poi chiese a Eto’o di indicare la strada: “Ora Samuel ci dirà come vinceremo”.

L’allenatore era il leader fuori dal campo e il camerunese era il leader in campo.

Sono figure fondamentali per vincere, non basta avere una fascia al braccio, aver vinto dei campionati ed essere osannato dai media sportivi per essere un vero leader.

Servono mentalità vincente, coraggio, carisma e la capacità di tenere unito il gruppo; prima della partita, dopo la partita…e anche nell’intervallo.

 “O moriamo lì dentro e usciamo insieme alla coppa o moriamo perché non torniamo più a Milano”

Samuel Eto’o, 22 maggio 2010, Madrid

 

2007-2017

 

 “X” indica l’assenza dal torneo o l’eliminazione nella fase a gironi.

Costante la crescita del Real Madrid, dopo quattro piazzamenti agli ottavi arrivano tre semifinali, seguite da tre finali (vinte) e da una semifinale nelle ultime quattro edizioni.

Un ciclo ancora breve, ma già da record con tre vittorie in quattro anni e due trionfi consecutivi.

In evidente declino, seppur di lusso, il Barcellona della generazione d’oro.

Una sola vittoria nelle ultime sei edizioni, nonostante Messi, Iniesta, Neymar e Suarez. Il lungo ciclo pare essersi estinto, i catalani dovranno essere bravi a inserire i giocatori giusti per ripartire.

Il Bayern sorprende per continuità, è sempre arrivato in fondo pur vincendo un solo trofeo nelle undici edizioni considerate, come Inter e Milan che però non hanno partecipato in cinque occasioni.

Il Chelsea ottiene grandi risultati tra il 2007 e il 2012, poi non riesce più a mantenere lo stesso livello; un po’ per la difficoltà a rinnovare la squadra, un po’ per i vincoli del calcio inglese sugli stipendi e quelli di bilancio dell’UEFA.

Sorprendente e triste la situazione di Inter e Milan, i primi crescono fino a vincere il trofeo nel 2010, poi peggiorano costantemente fino a sparire completamente nelle ultime cinque edizioni.

I secondi vincono nel 2007 e poi alternano assenze a eliminazioni agli ottavi, con l’eccezione dei quarti di finale raggiunti nel 2012.

Simile il percorso del Manchester United, grande protagonista fino al 2011 e successivamente presente in sole due delle ultime sei fasi a eliminazione diretta, con un ottavo e un quarto di finale. Problemi accentuati dal ritiro di Ferguson e da una rosa meno competitiva.

Netta la crescita di Atletico Madrid, Juventus, Borussia Dortmund, PSG e City, assenti fino al 2012 e poi protagonisti della fase a eliminazione diretta con cinque finali conquistate (dalle prime tre citate).

Percorso inverso per il Liverpool che all’inizio del decennio arriva in finale, in semifinale e ai quarti, sparendo completamente nelle ultime otto edizioni.

L’Arsenal è l’unica squadra insieme a Real Madrid e Barcellona ad aver partecipato a tutte le ultime undici fasi a eliminazione diretta. Nonostante questo ai Gunners è sempre mancato il salto di qualità, ottenendo come migliore risultato la semifinale nel 2009.

Tra gli altri si nota il buon rendimento costante del Porto e il percorso parallelo di Roma e Lione, che come il Liverpool ottengono buoni risultati nella prima metà del decennio e poi spariscono.

ps. E’ vero, un decennio sono 10 anni e la tabella analizza le ultime 11 stagioni…succede quando cominci un post a stagione ancora in corso e finisce prima la stagione del post.

Ho dovuto aggiungere l’ultima edizione e i suoi verdetti. Alla fine ne è valsa la pena.

 

22/08/2017 Categories: Focus On
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