Lazio-Inter 1-0: La grande bruttezza

di AngelOne

Proprio come nel tanto acclamato film di Sorrentino, Roma diventa teatro di uno spettacolo al limite del sopportabile ma stavolta all'Olimpico, con protagoniste Lazio e Inter.

Onestamente difficile (o al contrario troppo semplice) analizzare una partita che pare soltanto la naturale evoluzione (o meglio, involuzione) delle ultime apparizioni nerazzurre (per fortuna c’è stato quel colpo di tacco di Palacio prima di Natale nel derby…) fatte di parecchia confusione (in campo, in panchina e fuori), grandi differenze rispetto all’inizio della stagione e ancora tanta (troppa) mediocrità diffusa sul terreno di gioco.

Forse non si vedono in giro commenti a partite di Serie A che partono direttamente dal secondo tempo, ma in questo caso devo farlo, dato che i primi 45 minuti sono stati praticamente pari alla veridicità dell’esistenza di Babbo Natale (mi scuso con i bambini che eventualmente stanno leggendo questo mio intervento): zero.

Reja continua nel secondo tempo a schierare il suo 451 molto coperto (giusta “intuizione” per ripartire con prudenza data la Lazio di questo periodaccio) e si annulla con il solito 3511 di Mazzarri che all’inizio della ripresa scambia solo Alvarez con Guarin riportando il colombiano nel ruolo di interno destro.

La nostra squadra conquista qualche metro di campo in più, è più alta rispetto alla prima frazione e difatti riesce a impensierire i biancocelesti, seppur senza portare grossi pericoli alla porta di Berisha, sostituto di Marchetti.

Contemporaneamente la Lazio cerca di sfruttare solo i contropiedi che capitano spesso per i nostri soliti buchi centrali o per errori di distrazione di troppi giocatori (vedi Juan Jesus nel primo tempo contro Candreva, poi però recuperato proprio dal brasiliano autore tutto sommato di una buona prova al netto dei soliti cali di concentrazione).

Ma la manovra (se così si può chiamare) è troppo lenta, Palacio è, come al solito, troppo solo lì davanti e molto spesso arriva senza fiato in area di rigore.

Vedo questi sprazzi del match e la mente ritorna alle parole di Ausilio nel pre-gara: “In attacco siamo a posto così con il rientro di Milito e Icardi”. Certo, le parole dette alla stampa lasciano il tempo che trovano, ma di certo se sono convinti di questo non fanno altro che confermare il generale allarme su una confusione che aleggia un po’ in tutti i rami societari, dalla dirigenza al campo.

Sempre sulle parole di Ausilio: dire che l’Inter è orgogliosa quando una squadra come il Chelsea chiede nostri giocatori (riferimento a Guarin) mi sembra come paragonarci a squadre di basso calibro che tra l’altro, dovendo vendere a tutti i costi, vanno a parlare con il compratore (vedi viaggi a Londra) e non aspettano che sia l’interessato a farsi avanti (e magari venire a Milano).

Saranno considerazioni “così”, leggere, ma mi fanno riflettere molto: siamo messi così male in società?

Ma torno al commento sulla partita.

Il mister tra il 60’ e il 75’ inserisce Kovacic per Kuzmanovic e Milito per Guarin (scelta che comprenderei solo per il giallo al colombiano, dato che Alvarez stava facendo decisamente peggio) nell’intento di dare un po’ di brio e profondità e cercare la zampata come contro il Milan nel derby natalizio.

Ma la noia in campo continua e uno zero a zero che sembrava già scritto viene frantumato da una dormita di Nagatomo (superato da Cavanda come un pivellino) e una marcatura di Ranocchia su Klose degna della stessa concentrazione e grinta che un bimbo mette nel succhiare un biberon contenente una tisana rilassante.

Il cross di Candreva, poi, è manna per l’attaccante tedesco (non marcato) che infila Handanovic al volo per l’1 a 0 a nove minuti dalla fine.

Mazzarri (non credo nell’intento di cambiare l’inerzia del match, ma a quel punto non so perchè) mette Zanetti per Ranocchia ma in partita non cambia nulla (ovviamente), per il grosso dispiacere anche di quei fan che avevano emesso boati di gioia all’ingresso del Principe e del Capitano: siamo messi così male anche tra i tifosi?

La partita finisce così, con uno straziante uno a zero e un’enorme pochezza in campo, nonostante le dichiarazioni finali del mister che parlano di predominio (del nulla, evidentemente) e di sfortuna.

Non so cosa ci stia succedendo, quel che è certo è che non c’è più la compattezza di squadra di inizio stagione, come non c’è più la brillantezza di quei giorni, in cui, pur con questo 3511, accompagnavamo le ripartenze e la manovra offensiva con molti più uomini rispetto a oggi, dove Palacio e il Guarin di turno sono costretti a correre molte volte a vuoto.

In tutta questa situazione stride ancora una volta leggere che siamo stati gli ultimi a tornare dalle vacanze natalizie in Serie A, esattamente come l’anno scorso. Potrebbe non c’entrare nulla, ma con una squadra da ricompattare, da ricostruire (come ci ricorda il mister), a cui far provare e riprovare movimenti “nuovi”, forse c’era il bisogno di mettersi al lavoro qualche giorno prima.

Mia modesta impressione, ma sarebbe stato se non altro un bel segnale.

E invece no, e invece ci ritroviamo a commentare questa brutta partita (lo sarebbe stata anche con lo zero a zero) e una squadra che torna ad essere irriconoscibile come 11-12 mesi fa, un mister che da novembre circa sembra aver perso qualcosa e con lui tutto il resto del gruppo (film già visto?).

Al problema strutturale di una squadra costruita in maniera modesta dalla dirigenza (con interpreti, come più volte ripetuto, a volte non degni della nostra maglia) si sta aggiungendo la confusione del mister, molto più sicuro di sé nella prima parte di questa stagione.

E quando sento dire direttamente da lui in un’intervista che abbiamo preso il gol proprio quando aveva messo due punte e altrettanti trequartisti (facendo chiaramente riferimento a uno squilibrio in campo in quel momento), penso che le cose non cambieranno chissà quanto a breve termine.

Come Sorrentino nel film con la vita mondana di Roma, Mazzarri sta mettendo a nudo (involontariamente e suo malgrado) le bruttezze di questa squadra, tra quasi ex-giocatori schierati, tanti calciatori poco intelligenti tatticamente e gioco in continua involuzione.

Non ci resta che guardare avanti, già alla prossima partita di Coppa Italia con l’Udinese.

Nella speranza quanto più reale che Thohir e soci riescano a prendere quanto prima decisioni radicali e positive per questa decadente Inter. 

 

P.S. Anche ieri un altro rigore grande quanto una casa (su Rolando) negato; è il terzo consecutivo dopo i due su Palacio contro Napoli e Milan. Certo che con noi la Dea è proprio bendata...

07/01/2014 Categories: Libero pensiero Serie A
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