Lautaro Martinez

by Rouje

Quando si parla di giovani promesse del calcio sudamericano, ogni tifoso, appassionato e addetto ai lavori sa che dovrà utilizzare la massima cautela. Non è affatto raro che adolescenti gracilini, simili quasi a dei ballerini su un palcoscenico, inizino a brillare nel firmamento dei maggiori campionati brasiliani, argentini o centroamericani. E’ però inusuale che questi stessi sbarbatelli, una volta trapiantati in una qualsiasi competizione europea, riescano a ripetere le prodezze che in patria li avevano resi celebri: quante etichette, quanti soprannomi e quante aspettative sono crollate sotto una pioggia scrosciante in un freddo pomeriggio di febbraio, mentre un ragazzino di nemmeno vent’anni deve sedersi una volta di più in panchina, osservando degli energumeni trentenni, con barba e capelli lunghi, darsi battaglia sul campo che quello stesso ragazzino sperava sarebbe diventato un giorno il suo palcoscenico.

C’è però sempre l’eccezione. Da Sabatini a Monchi, da Branca a Ornzo Canà, ogni manager ha un suo personale sogno nel cassetto: scovare un talentuoso virgulto mentre palleggia su una spiaggia di Rio o in un Barrio di Rosario, ingaggiarlo per due lire e il prezzo del biglietto aereo, coltivarlo e vederlo sbocciare. Questa è infatti la favola calcistica per eccellenza, un mito sia per tutti i ragazzi del Sudamerica sia per tutti gli scout delle maggiori squadre d’Europa. Ci sono esempi di ragazzi che hanno coronato il loro sogno (Coutinho, Dani Alves, Gabriel Jesus, Neymar) ed esempi di chi, come Icaro abbagliato dal sole e scaraventato al suolo, è stato schiacciato dal peso del suo stesso talento, purtroppo mal giudicato (O Mago Maicosuel, Gustavo Gomez, Gabriel Barbosa).

In un panorama del genere, nel quale la casualità la fa da padrona, l’Inter mette le mani sul cartellino di Lautaro Martinez. Vent’anni, numeri da capogiro in campionato, tripletta alla sua prima uscita in coppa Libertadores, pagato una cifra tutto sommato congrua al valore di mercato: ci sono tutti gli ingredienti per la portata principale, ovvero la scoperta di un giovane fenomeno, con i concorrenti dell’Inter che passerebbero gli anni successivi a mangiarsi le mani per il mancato ingaggio del nuovo “craque” del calcio mondiale. Oppure, come molto spesso accade, i Nerazzurri potrebbero ritrovarsi con un panchinaro di lusso, che inutilmente viene gettato in una mischia in cui, fin dal principio, non avrebbe mai potuto cavarsela.

Per far sì che Lautaro Martinez possa inserirsi al meglio tra le fila nerazzurre, è necessario in primis capire di che pasta sia fatto: l’argentino è un trascinatore? Un uomo squadra? Un gregario silenzioso? La risposta a queste domande è di vitale importanza. Capire psicologicamente un giocatore giovanissimo è la chiave per sfruttare al meglio le sue qualità, evitando di affidargli compiti che non potrebbe svolgere o costringendolo in una dimensione a lui poco consona. Calciatori fenomenali come Coutinho o Roberto Carlos hanno avuto all’Inter una parentesi opaca proprio per questo motivo: ai brasiliani era stato imposto un rigore tattico eccessivo, limitando il loro raggio d’azione e la possibilità di creare spazi con la palla tra i piedi. Se Lautaro Martinez, che al Racing gioca prima punta, dovesse essere in grado di reggere il peso dell’attacco da solo grazie ad una tenacia fuori dal comune, allora l’Inter avrebbe trovato un degno sostituto di Mauro Icardi, dato in partenza ormai da molto tempo. Se viceversa il ragazzo argentino avesse bisogno di essere supportato da un altro attaccante, perché incapace di gestire da solo il peso imponente del reparto avanzato dell’Inter, la squadra andrebbe ridisegnata a sua immagine e somiglianza, rinunciando ai due esterni in favore di un’altra punta.

Spesso i calciatori molto giovani che arrivano da Brasile, Argentina o Centroamerica presentano notevoli carenze dal punto di vista fisico: giocare in campionati in cui l’atletismo professionale non è certo un “must” limita notevolmente l’irrobustimento dei ragazzi, non permettendo loro di sviluppare adeguatamente le loro caratteristiche. Coutinho, Felipe Anderson, Neymar hanno impiegato molto tempo a costruire una solida impalcatura, in grado di sopportare la maggior parte degli urti violenti e garantirgli comunque un ottimo grado di agilità ed esplosività. In questo però Lautaro Martinez sembra molto dotato: il ragazzo è già robusto e veloce di suo, e spesso, nell’ingaggiare duelli fisici per proteggere o recuperare palloni, lo si vede fare a sportellate volentieri con le difese avversarie. Per contro l’argentino fa molta fatica a mantenere lo stesso andamento nell’arco dei novanta minuti, forse proprio a causa della sua muscolatura molto accentuata per la sua età. L’importante quindi sarà permettergli di lavorare sull’atletismo e la spinta esplosiva, insegnandoli a dosare la corsa e i duelli a centrocampo, in favore di una propensione ad attaccare la profondità.

Il più importante degli ingredienti sarà però la pazienza: si sprecano già i giudizi di chi paragona Lautaro Martinez a Tevez, Dybala o Alexis Sanchez, in virtù del suo fisico compatto e della sua rapidità. Come la storia insegna, paragoni del genere non fanno affatto bene né al ragazzo né all’ambiente che dovrebbe accudirlo con parsimonia, caricando un giovane ventenne di aspettative da top player affermato. Starà alla società, all’allenatore e soprattutto ai tifosi aspettare, capire ed apprezzare Lautaro Martinez.

08/03/2018 Categories: Libero pensiero
©dopolavorointer.com
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