La solitudine di Gabriel Barbosa

by Istvan Nyers

Il 21 agosto 1996 il Camp Nou ospita la finale del trofeo Gamper, un classico del calcio estivo. Si affrontano Barcellona e Inter, finisce 2-1 per i blaugrana, Pep Guardiola apre le marcature. Nel secondo tempo Bobby Robson fa entrare Ronaldo, Luiz Nazario de Lima, al posto di Luis Figo.
Ronaldo è reduce da Atlanta 1996. Ha segnato cinque gol (uno in più del fuoriquota italiano Marco Branca) e vinto la medaglia di bronzo: i verdeoro sono stati eliminati in semifinale dalla Nigeria di Nwankwo Kanu, che poi vincerà il titolo. Un sacco di Inter, ma è solo il 1996.

Pochi giorni dopo quella partita, il 30 agosto, nasce a São Bernardo do Campo Gabriel Barbosa Almeida. È la stessa città che ha dato i natali a Thiago Motta e a Luiz Inàcio Lula.

Ancora estate. Il 20 agosto 2016 il Brasile vince la medaglia d’oro a Rio de Janeiro battendo la Germania. Solo i più audaci penseranno che si tratta della rivincita sul “Mineirazo” di due anni prima, quando il Brasile venne umiliato dai tedeschi in semifinale mondiale.
Poco importa: Gabriel Barbosa, per tutti Gabigol, attaccante del San Paolo, tira un morso alla medaglia. Ha segnato due reti, entrambe alla Danimarca. È una delle due giovani stelle d’attacco, ma in molti sostengono che sia Gabriel Jesus il più talentuoso dei due. A guidare i ragazzini, in ogni caso, c’è Neymar.

In quei giorni l’Inter è a caccia di un colpo ad effetto. Il gruppo cinese Suning ha rilevato da pochi mesi la società e prova a presentarsi nel migliore dei modi. Tipo, prendendo una giovane promessa, un talento del futuro, appoggiandosi a procuratori abituati a navigare nelle acque del calcio mondiale. Ci provano con Gabriel Jesus, ma il ragazzo sceglie il City di Pep Guardiola. Su Barbosa esiste un’opzione del Barcelona e, si dice, l’interesse della Juventus. L’Inter supera le offerte e il trenta agosto può annunciare il calciatore.

“Nel giorno del suo ventesimo compleanno Gabriel Barbosa Almeida diventa un giocatore dell’Inter!”, così inizia il comunicato, e poi: “In attesa di poterlo ammirare nella Scala del Calcio, la società e i tifosi nerazzurri gli danno un caloroso benvenuto, augurandogli un felice compleanno e una straordinaria carriera con la maglia dell’Inter”. Secondo la Gazzetta dello Sport l’Inter dovrà versare 29 milioni al Santos; il procuratore del giocatore, Wagner Ribeiro, sostiene che l’ingaggio è di 4.5 milioni di euro netti all’anno.

Il 22 settembre 2016 Ronaldo compie quarant’anni e Gabriel Barbosa viene presentato ufficialmente all’Auditorium Pirelli. Al momento del selfie finale si vedono intorno a Gabigol Michael Bolingbroke, Steven Zhang, Piero Ausilio, Marco Tronchetti Provera. Il viso di Javier Zanetti è parzialmente impallato dalla testa di Barbosa, ma c’è anche lui. Il debutto è previsto per Inter-Bologna, tre giorni dopo. In panchina siede Frank De Boer.

Barbosa entra al 29° al posto di Candreva. Dita puntate al cielo e tifosi in visibilio. C’è un video su youtube che immortala il suo esordio. Tenta qualche spunto sulla destra. Uno scambio veloce con Eder. Un’apertura col sinistro. Va a battere i corner. Come si suol dire, smania per mettersi in mostra. Sa quanto è costato, sa quanto guadagna, sa che tutti gli occhi sono per lui, e cerca di essere all’altezza dell’attesa. Deve conquistare i suoi nuovi tifosi. Lo stadio. Il tempo è con lui.

Ma non succede niente di tutto questo. È solo il 25 settembre e da quel momento Gabriel Barbosa scompare, come inghiottito in un buco nero. De Boer viene esonerato e arriva Stefano Pioli, ma per riassaggiare il campionato Barbosa deve attendere domenica 18 dicembre: entra a Sassuolo nei minuti di recupero. Durante il ritiro invernale segna un gol al trofeo Marbella, contro il Linense, terza serie spagnola. Per il resto, sembra sia stato preso per giocare solo contro il Bologna: gioca titolare in Coppa Italia a San Siro, senza incidere particolarmente, e poi il 19 febbraio, ancora contro i rossoblù, stavolta al Dall’Ara: subentrato al 29° s.t., segna il gol della vittoria. Il suo primo gol ufficiale.

Chi tifa Inter sa che proprio al Dall’Ara era arrivato il primo gol italiano di Ronaldo. Ma quella al Bologna resterà la prima e unica rete di Gabriel Barbosa, perché poi l’attaccante ripiomba nel buco nero da cui era stato inghiottito.

Qualcosa dev’essere andato storto. Mentre la stagione dell’Inter scorre via convulsa, stampa e tifosi si interrogano per tutto l’anno sul mistero di Gabriel Barbosa. Da Appiano filtra un’indiscrezione: non è pronto né tecnicamente né tatticamente. E se gli allenatori svicolano quando i giornalisti  chiedono perché non giochi, è per proteggere un investimento su cui la nuova proprietà ha scommesso una enorme quantità di denaro.

Ogni pre-partita è scandito dalla domanda: giocherà Gabigol?

Ogni partita è scandita dalla domanda: entrerà Gabigol?

Nei rari ingressi in campo, il Meazza lo incita come il più caro dei beniamini. È difficile capire se in quell’incitamento è più forte la speranza o la convinzione nel talento di Gabriel Barbosa.

Forse è perché è brasiliano, ha vinto le Olimpiadi, è giovane ed è stato presentato nel giorno del compleanno di Ronaldo.

Forse è perché il tifo interista, depresso da anni di insuccessi e da giocatori a cui è stato difficile innamorarsi, sperava di aver trovato un nuovo idolo.

Forse è perché nel suo soprannome, Gabigol, c’è l’essenza stessa del calcio: l’avvenimento in attesa del quale guardiamo le partite, o che ci fa esultare tra amici al campetto: il gol. Gabi-gol.

Il futuro dirà chi è Gabriel Barbosa. Il suo primo anno all’Inter, da ventenne e milionario, è riassunto in poche istantanee: rari spezzoni di gara, la neve alla Pinetina – chissà se aveva visto prima la neve! – le fotografie o i video su Instagram.

Chissà qual è la sua situazione psicologica. È ricco, ma è un ragazzo di vent’anni intimamente convinto di essere un grande calciatore, e quest’anno, presentato in pompa magna nel segno di Ronaldo, non ha praticamente mai giocato. Lasciamo da parte il cinismo e i soldi: professionalmente dev’essere stato un incubo. La restrizione progressiva di un sogno.

L’epilogo è ancora da scrivere. Domenica scorsa, seccato per l’ennesimo Non Ingresso In Campo, al termine di una stagione pazza e lunghissima, Gabriel Barbosa ha abbandonato la panchina per rientrare negli spogliatoi.

Da solo, lontano dai compagni, lontano dall’ennesimo allenatore incontrato in stagione, lontano dai tifosi che per mesi hanno sperato di aver trovato un nuovo idolo.

 

23/05/2017 Categories: Libero pensiero
©dopolavorointer.com
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