L’orologiaio

by Blackandlightblue

Siamo arrivati a metà dicembre (nel weekend  appena trascorso) e dopo mesi di funzionamento ineccepibile si è inceppato qualcosa nel meccanismo delicato dell’orologio Inter, sapientemente costruito dall’orologiaio Spalletti.

Quello nerazzurro è un meccanismo forse meno pregiato e scintillante di altri, ma funzionante nel suo sottile equilibrio. Sicuramente difficile da assemblare.

 

“Prima o poi doveva capitare”, si dice. E’ vero.

A preoccupare, infatti, non è il fatto di aver perso una partita, ma il modo in cui è arrivata la sconfitta (e i motivi).

Poche cose confuse, poca reattività e crollo. Il tutto dopo un pareggio positivo ma senza fase offensiva e una prestazione molto deludente contro una squadra di Serie C.

Da notare che contro l’Udinese i problemi sono venuti fuori alla distanza, così come contro la Juventus, proprio quando a inizio stagione la squadra dava il meglio.

Quella contro l’Udinese è stata una partita strana: mai bella, abbastanza deludente ma fino a un certo punto accettabile, poi pessima.

Nei primi 45 minuti la squadra è imprecisa, goffa e poco incisiva, ma riesce comunque a giocare la partita, impegnare l’avversario e tenere dignitosamente il campo.

All’intervallo era chiarissimo che sarebbe stato difficile portare a casa i tre punti, ma niente faceva presagire un secondo tempo così difficile.

Nella ripresa la squadra è come se non si fosse presentata in campo, sbagliando l’approccio e perdendo poi l’equilibrio nel tentativo affannoso di recuperare (con l’episodio sfortunato della traversa).

Troppa fatica a costruire palle goal nitide, mentre all’Udinese bastano un paio di ripartenze per portarsi a casa i tre punti.

 

Cosa non funziona?

Attacco: nelle ultime tre partite contro Juventus, Pordenone e Udinese si è palesata la difficoltà della squadra a entrare nell’area avversaria, giocare palla a terra e mirare la porta.

Se il problema di mira è da dividere con gli altri reparti (Brozovic e Gagliardini nelle ultime uscite hanno spesso provato il tiro da fuori, mancando sempre il bersaglio), è certamente responsabilità degli attaccanti la mancata presenza nell’area avversaria, così come l’assenza di movimenti incontro al pallone e per aprire spazi contro la Juventus.

Lo stesso Spalletti sottolineò l’atteggiamento troppo timoroso dopo la partita di Torino, mentre sabato a fine partita ha detto che in area la squadra entra poco e male.

Solo cross: quanto appena detto è collegato al secondo problema, ovvero il gioco che dipendente dai cross. Contro l’Udinese la squadra ha attaccato esclusivamente dalle fasce con i cross degli esterni, quasi sempre con Candreva. Come l’anno scorso il sotto-problema dei cross è di qualità e non di quantità (ottimo cross nell’azione del goal, rimasto però un caso isolato).

Ciò che manca è il gioco palla a terra, la capacità di entrare in area col pallone attraverso scambi ravvicinati o puntando l’uomo sugli esterni.

Perisc e Candreva sono centrocampisti esterni e non hanno la tendenza ad attaccare l’area o creare la superiorità numerica con un dribbling improvviso al limite.

Hanno bisogno di spazi aperti per sfruttare la loro velocità e dare il meglio. Sono giocatori da strappo (questo non li giustifica totalmente, dovrebbero provare più spesso a rientrare verso il centro e dialogare con Icardi o con il trequartista).

Non è un caso che contro la Juventus chiusa e compatta i due abbiano avuto grosse difficoltà, finendo per essere i peggiori in campo (con la squadra che ha chiuso i 90 minuti senza entrare nell’area avversaria, a dimostrazione di quanto dipenda dai cross).

Serve qualcuno in grado di saltare l’uomo nell’uno contro uno e garantire più presenza in area a supporto di Icardi. Pinamonti e Karamoh sono acerbi, Eder non è in grado di spostare gli equilibri.

Anche un trequartista in grado di inserirsi e segnare sarebbe utilissimo visti i limiti di Brozovic e Joao Mario, sparito tra tonsilliti e panchine.

Condizione fisica: in calo nelle ultime uscite e tristemente pronosticabile considerando che Spalletti è stato costretto a lavorare con 12/13 titolari.

Contro l’Udinese sono mancati soprattutto i centrocampisti, apparsi scarichi e senza gamba.

I prossimi impegni ravvicinati saranno per questo motivo delicatissimi: sabato 23 Dicembre contro il Sassuolo, mercoledì 27 contro il Milan in Coppa Italia e sabato 30 contro la Lazio.

Una settimana molto complicata.

Scelte: in generale non ci sono motivi per criticare Spalletti, lo spazio di manovra è minimo e le scelte quasi obbligate. Il cammino dell’Inter è stato sorprendente.

Un solo appunto: partita dopo partita Nagatomo si stava dimostrando attento e preciso in fase di copertura, perché cambiare sul più bello per mettere Santon?

Da annotare anche qualche disattenzione di troppo del reparto arretrato, già evidenziate contro la Juventus, per fortuna senza conseguenze. Mandzukic prima e Lasagna poi hanno avuto vita troppo facile in area.


(In foto l’orologiaio Spalletti al lavoro per sistemare il meccanismo inceppato)

 

Cosa funziona?

Tante cose, a partire dalla classifica inimmaginabile a inizio stagione.

La squadra ha basi più solide rispetto a quella che nel 2015 crollò dopo la sconfitta contro la Lazio (sempre a Dicembre…meglio preparare cornetti rossi, ferri di cavallo e quadrifogli), i giocatori sono messi meglio in campo e c’è un’idea di gioco. Magari la squadra fa alcune cose male, ma quello che fa non è casuale come in quella stagione.

Le altre squadre in vetta sbagliano e c’è equilibrio; questo permette maggior margine d’errore e la possibilità (per ora) di rientrare in caso di passo falso.

Spalletti è attento ai dettagli e preparato, difficilmente si fa sorprendere; lo dicono gli anni a Roma e i primi tre mesi di questa stagione. Inoltre è sempre stato bravo a valorizzare i giocatori a disposizione.

Il gruppo è unito, i giocatori hanno sposato il progetto e non ci sono i gruppetti presenti nella scorsa stagione.

La mancanza dell’impegno europeo è, seppur triste, un vantaggio alle condizioni attuali.

La squadra può concentrarsi unicamente sul campionato e compensare in parte i problemi di rosa. Inoltre stringendo i denti nel prossimo mese e riuscendo a inserire un paio di giocatori utili si potrebbe affrontare con più tranquillità la lotta per un posto in Champions League.

Sette anni di delusioni sono un’eternità e non può continuare così per sempre. Prima o poi finirà il maledetto tunnel…


20/12/2017
©dopolavorointer.com
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