L’agnellino “Inter”

Chiamatelo “Derby del Dragone”, “Delby”, o “Derby da Milano con furore”. Comunque vogliate soprannominarlo, il match di sabato (disputato ad un’allucinatoria ora di pranzo), è stata una vera e propria mazzata. Sotto ogni punto di vista. Kafkiano, caustico, campanilistico, e caotico, il Derby cinese che passerà alla storia come il primo di una nuova era, ha marchiato a fuoco le menti già molto stressate, dei tifosi interisti. Una serie di contingenze negative (tutt’altro che fortuite), hanno fatto sì che un tranquillo pic-nic allo stadio, si trasformasse rapidamente in una tragedia da teatro greco. La proverbiale “harakirika” tendenza interista, ha una volta di più preso il sopravvento, dimostrando come nel calcio nulla sia scontato. Anzi, no. L’unica cosa scontata, è che l’Inter troverà, sempre e comunque, il modo di gettare sé stessa nell’oblio, non curandosi delle continue preghiere dei suoi tifosi.

Se qualcuno mi chiedesse il modo in cui i Nerazzurri abbiano fatto andare a rotoli il mio week end, non saprei da dove iniziare. Un piano così machiavellicamente contorto, difficilmente è riscontrabile nelle intenzioni di una squadra di calcio. Cercherò di esporre in ordine sparso i principali indiziati della fantascientifica disfatta.

In primis, mi spiace dirlo, l’ennesimo allenatore inadeguato. Nutrivo grandi speranze in Stefano Pioli. Il tecnico emiliano, costretto a metter mano a un motore ingolfato, parte alla grande, e inanella una serie incoraggiante di risultati positivi. Coll’andar del tempo, il buon gioco e la grinta della squadra, fanno ben sperare l’ambiente interista. Accade però che l’Inter incappa in un paio di sbandate, in particolare contro squadre considerate “avversarie dirette” nella lotta ai posti ambiti della classifica. In più, la sconcertante uscita dalla Tim Cup contro la Lazio, fa storcere il naso a molti tifosi. E’ proprio dalla partita di Coppa, che qualcuno inizia a mettere in dubbio le qualità dell’allenatore, resosi effettivamente colpevole di aver affrontato i biancocelesti con un piglio decisamente poco aggressivo. Dopo i deludenti risultati rimediati contro Torino, Sampdoria e Crotone, Pioli sbaglia l’approccio alla partita anche contro il Milan: nel momento migliore per l’Inter, invece di osare e chiudere potenzialmente la partita con un bel tre a zero secco contro i cugini, il tecnico opta per un atteggiamento più conservativo. Togliendo peso offensivo, la squadra dimostra di temere l’avversario, facendosi schiacciare da un Milan veramente poco pericoloso fino a quel momento, rimediando due gol su calcio piazzato, degni del miglior “scapoli-ammogliati” di periferia.

Oltre alle ragioni sopra citate (naturali tendenze masochiste e allenatore pavido), aggiungo un pessimo atteggiamento della squadra, sintomo di mancanza di fiducia e consapevolezza. L’Inter non si è fatta riacciuffare da un Milan mediocre per limiti tecnici o superiorità dell’avversario. I Nerazzurri hanno invece fatto una figuraccia provocata dalla loro scarsa professionalità. Buttare alle ortiche negli ultimi dieci minuti, una partita dominata fino ad un momento prima, denota come, in situazioni in cui occorre concentrazione assoluta, essa venga meno. L’Inter del primo tempo straripava e spadroneggiava. Nella seconda metà della partita, quando si presentava l’occasione di godersi un tranquillo sabato pomeriggio, la squadra esitava a chiudere i conti, sottovalutando un avversario fino a quel momento sopito, ma non morto e sepolto. Dopo aver preso il primo gol, invece di tornare a spingere, per riportare la partita su un sentiero più sicuro, i Nerazzurri si sono fatti prendere dal panico, subendo le iniziative di un avversario scoperto e in affanno. Nonostante fosse in chiara difficoltà nel tenere le redini della partita, il Milan è riuscito a costringere l’Inter alle corde, infliggendole un ultimo (forse fortunato), colpo di grazia.

Archiviata la cocente delusione e la miserrima figura, mi auguro che, dalle tribune d’onore di San Siro, i nuovi proprietari cinesi delle squadre milanesi, si siano divertiti. Nel bene e nel male, è bene che imparino subito che il Derby di Milano è una cosa seria. Qui da noi, tra i palazzi grigi, i colori blu e rossi, non rappresentano solo due squadre di calcio, ma una vera e propria cultura. Fosse per me, nei programmi scolastici ministeriali, inserirei un paio d’ore di interismo a settimana. O forse, potrei mettere qualche immagine di Ronaldo nei libri di storia dell’arte…

©dopolavorointer.com
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