Juve-Inter e i paternalismi

di Lapo De Carlo

Il post gara di Juventus-Inter ha avuto il potere di irritare gli interisti più di quanto abbia avuto la forza di incoraggiare una partita ben giocata e dai contenuti tecnici promettenti.

Ho dovuto leggere e ascoltare commenti ordinari e retorici.

Un plotone di educatori e promotori dello sport etico, armati di un convenzionale impiego di frasi di circostanza pronte a disinnescare qualsivoglia sussulto polemico da parte dei tifosi.

Lo stucchevole invito ad essere sereni di fronte al giudizio di un arbitro e a non crearsi alibi in fondo funziona sempre, perché, al di là del richiamo corretto a non esacerbare toni o conclusioni deliranti, il teorema di massima è quello di avvilire la polemica con un assunto: la Juventus è la squadra in questo momento più forte, perciò merita a prescindere una prostrazione che ne riconosca il valore.

A prescindere dagli eventi della partita.

Ebbene, non c’è interista al mondo che non sappia quanto la Juve sia forte e in queste stagioni abbia meritato gli scudetti che ha vinto.

Personalmente, credo che la sua mentalità sia un riferimento a cui l’Inter del prossimo futuro debba guardare (e copiare) con grande attenzione.

Ma la Juventus e gli juventini, nonostante l’atteggiamento vincente, sono come tutti gli altri.

Si lamentano come e più degli altri, sono umani e si vittimizzano spesso.

Tanto più che questo giochino del “soli contro tutti”, inventato da Andrea Agnelli, militarizza ed esaspera migliaia di menti, coinvolte in nome del marketing, in una deriva che è all’opposto dello sport.

E’ in effetti una forma di vittimismo aggressivo che rievoca Mourinho, capace, in soli due anni, di inorgoglire a colpi di slogan e frasi ad effetto, tutti i tifosi dell’Inter.

Lo sapevamo, ma ci piaceva sentirci così uniti e così forti.

Più o meno è accaduto in questi anni ai tifosi bianconeri, con la differenza che la cultura di cui sono ammantati implica una guerra perpetua e l’irrisione dell’avversario.

Mi ha particolarmente infastidito il ricorso paternalistico "l’Inter non deve pensare agli alibi ma concentrarsi sulla partita".

Un atteggiamento genitoriale non richiesto e intempestivo che spaccia una verità dei fatti parziale.

La partita l’Inter l’ha giocata cambiando modulo e disputando uno splendido primo tempo, ma resta il fatto che l’Inter, nonostante sia stata elevata a squadra fantastica per le sette vittorie consecutive, è comunque una formazione che ha ancora alcuni ruoli scoperti e giocatori non in grado di far fare il salto di qualità.

L’Inter non ha commesso errori madornali o giocato una partita arrendevole su cui riflettere.

Poteva fare meglio forse, ma, almeno in questa partita, a differenza della sconcertante eliminazione contro la Lazio in Coppa Italia, ha giocato alla pari contro un avversario con più munizioni e uno stadio inviolato.

Il guaio è che la partita con la Juve è stata presentata come se l’Inter dovesse dimostrare di essere da scudetto, di poter fare la partita e possibilmente vincere a Torino.

Una pretesa nata incongruamente rispetto all’andamento di una stagione partita malissimo e che vede Pioli sulla panchina dell’Inter da meno di tre mesi.

Rendersi conto, dunque, degli attuali limiti della squadra non significa che si debba accettare qualunque cosa accada. Anche perché gli interisti sono spesso i primi a criticare la squadra quando gioca male.

Una cosa non esclude l’altra: essere consapevoli di essere meno forti non implica che le decisioni arbitrali possano essere condivisibili.

Un altro aspetto paradossale è il fatto che ci siano stati più episodi sfavorevoli all’Inter, l’ultimo in ordine di arrivo è quello di Icardi fermato davanti alla porta dopo aver intercettato un passaggio di Chiellini, senza giustificazione.

Io penso solo che Rizzoli non sia stato coraggioso, non abbia cercato guai e abbia scelto di fermare l’azione andando contro il regolamento per una personale lettura della situazione.

In generale, gli juventini rammentano che Handanovic ha fatto più parate e che l’Inter non ha mai tirato in porta nel secondo tempo, ravvisando inoltre che Gagliardini e Candreva andavano espulsi, senza contare che, per loro, c’era un fallo di Medel, che avrebbe toccato il pallone con le mani.

Non se se fosse davvero fallo ma riconoscerlo non sarebbe un reato. 

Per la prima parte della constatazione ci sta che la Juventus abbia delle occasioni pericolose, ma Handanovic è un giocatore nerazzurro e l’Inter reclamava per episodi importanti a suo sfavore in una gara equilibrata, specie nel primo tempo.

Parlare dell’arbitro è possibile e non c’è nessuno che lo possa o lo debba impedire se viene mostrato disagio verso il suo operato.

La differenza sta nell'esacerbare la polemica esasperando i contenuti rivelando teorie avventurose e complottistiche che inevitabilmente trascendono in conclusioni che somigliano a quelle sulle scie chimiche e i rettiliani.

Polemizzare si può, ma il compito dei tifosi interisti è anche quello di rendere credibile la protesta, senza arredarla con inutili congetture. 

08/02/2017 Categories: Commenti post-partita Libero pensiero
©dopolavorointer.com
Rate this Content 22 Votes
You must sign in to this site to post comments.
Comments are closed on this post.

Related Posts