Io speriamo che me la cavo

di Acutangolo

Non ho mai fatto un errore in vita mia. Una volta ho creduto di averne fatto uno. Ma mi sbagliavo. 

(Lucy van Pelt, Peanuts di Charles M.Schulz)

Nella centenaria storia dell’Inter raramente si sono vissuti giorni sconclusionati e patetici come quelli che ci stanno accompagnando nel travagliato passaggio di proprietà da Massimo Moratti ad Erick Thohir. 

Un tale stillicidio di errori, omissioni, dichiarazioni a casaccio, prestazioni monstre (nel senso letterale del termine) sul campo da aver portato la quasi totalità della tifoseria ad uno stato di rabbiosa repulsione per tutti quelli che hanno provocato tale disastro, dall’ex Presidente in giù, squadra ed allenatore compresi. 

La speranza era quella che il nuovo Presidente, indonesiano e quindi teoricamente privo delle puzzolenti vergogne fatte di compromessi, falsità ed incapacità manageriali in cui è completamente immerso il modo del calcio italiano, potesse rappresentare finalmente quella testata d’angolo su cui edificare una Società calcistica nuova, Internazionale  non solo nel nome ma anche nella gestione interna. 

La dichiarazione ufficiale di Thohir in risposta alle farneticanti accuse di scorrettezza da parte di Giuseppe Marotta rivolte all’entourage nerazzurro rappresentavano in questo senso finalmente la prima pagina di un libro in cui il termine “Juventus” non rappresentasse altro che il nome della Società responsabile del più grande crimine commesso nei confronti del calcio italiano. Crimine in cui l’Inter, da vittima numero 1, è stata artatamente e fraudolentemente elevata da una stampa vile e disonesta al ruolo di unica responsabile di una diabolica macchinazione ai danni di Luciano Moggi e della Società bianconera.  

Per questo motivo le giustificazioni per la mancata conclusione del vituperato scambio Guarin per Vucinic più pochi spiccioli, vere o false che fossero, rappresentavano la giusta moneta nei confronti di chi, approfittando della complicità collusiva di Lega, FIGC e cospicua maggioranza dei media, fa insopportabilmente da sempre del calcio italiano il suo orticello di casa. 

Ora però sembra che, alla Dorando Pietri, l’Inter inciampi alla soglia del traguardo dell’orgoglio e della fermezza morale, andando a mendicare l’approvvigionamento dei servizi sportivi dello stesso giocatore appena pochi giorni fa rispedito (nel vero senso della parola) al mittente. 

Ha un senso tutto ciò? 

Può Erick Thohir commettere subito un simile sesquipedale errore, come fosse un Massimo Moratti qualsiasi, magari solo per accontentare un allenatore impastato di una non più sopportabile mediocrità? 

Per carità, come ci insegna Marcello Nicchi (http://www.calciomercato.com/news/jacobelli-inter-massacrata-dagli-arbitri-ma-l-arrogante-nicchi-z-175002), gli errori si possono commettere. 

Però ci sono errori ed errori. 

E sconfessare in un modo così puerile una scelta illuminata, salutata da incondizionate ed entusiastiche adesioni del tifo nerazzurro praticante, sarebbe un errore imperdonabile. 

Al di là di qualsiasi giustificazione tecnica.

28/01/2014 Categories: Libero pensiero
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