Inter tra passato e futuro

di Im_not_there

L’OROLOGIO – I documenti fondativi sono sempre interessanti, funzionano su un doppio binario: rappresentano una fotografia di ciò che sta accadendo, degli avvenimenti e dei contrasti. Ma, su un altro piano, rappresentano un imprinting, una direzione che si desidera mantenere come stella polare per ciò che da lì in poi si vorrà costruire. 

Nascerà qui al ristorante "L'orologio", ritrovo di artisti, e sarà per sempre una squadra di grande talento. Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l'azzurro sullo sfondo d'oro delle stelle. Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo. 

La storia dell’Inter nasce avvolta in un’atmosfera romantica e carica di fascino, dove si realizza la scissione dal Milan Football and Cricket Club. I soci fondatori si opponevano a quel sentimento diffuso e alla scelta di escludere la possibilità di tesserare giocatori non italiani.  Ricordato, ripetuto come un mantra, il discorso che inaugura i primi passi della nuova società sportiva indica un auspicio e una linea da seguire.

(Un patto rinnovato idealmente nel racconto di Gianfelice Facchetti con lo stadio in ascolto). 

Nel seguire degli anni, ogni presidenza ha voluto dare il proprio contributo, il proprio stile, lasciando inalterato –consapevolmente o meno- quel tratto distintivo iniziale. L’Inter ha le sue radici nella vivacità culturale e intellettuale di Milano, ma per indole oltrepassa dal primo momento il suo carattere territoriale o localistico.

Come accaduto molte volte, diventa esemplificativo leggere la storia del club attraverso le due presidenze Moratti. I successi in Europa, HH, gli stranieri e l’arrivo bloccato di Eusebio. L’Inter di Massimo biasimata per aver costruito una rosa -e poi una squadra vincente- senza un’ossatura italiana. (Verrà attribuita anche all’Inter la responsabilità per l’eliminazione di Lippi durante la fase a gironi del mondiale sudafricano).

 

THOHIR E IL NUOVO CORSO – A metà novembre del 2013 si concretizza la cessione delle quote di maggioranza alla cordata indonesiana guidata da Erick Thohir. La stesura del contratto ha richiesto lunghe trattative, denotando la cautela e –di rovescio- le difficoltà di Moratti nel cedere il controllo della società, in cui aveva investito finanziariamente ed emotivamente.

Le mosse iniziali di Thohir hanno suscitato curiosità e l’impazienza tipica del grande entusiasmo.

-     Nuova strategia comunicativa improntata alla chiarezza e alla valorizzazione dei canali ufficiali.

-     Analisi approfondita dei costi di gestione e progressivo riassetto della struttura societaria. (Il primo a cedere il passo è stato Marco Branca).

-     Responsabilizzazione delle professionalità che lavorano nell’Inter. La promozione di Ausilio e la fiducia sempre ribadita a Walter Mazzarri (poco importa se fosse in realtà già  pronta la buonuscita) vanno in questa direzione.

-     Stop a una trattativa inaccettabile con la Juventus e arrivi di giocatori di rilievo e peso differenti dagli acquisti che hanno contraddistinto i mercati precedenti.

Le carte in tavola rimangono numerose e l’esito delle scelte operate non è ancora visibile in tutti i suoi sviluppi. Il ruolo di Hernanes e l’operazione Vidic. Cosa fare con San Siro. Quali le linee per il mercato estivo. Quali le strategie concrete per ridurre il debito e “generare nuova ricchezza”. Partendo da qui, risulta interessante isolare una prima iniziativa di Thohir per poi analizzare la traiettoria che ne pare conseguire.

INTER  SAMP – Poco dopo il suo insediamento, il presidente invita gli ex giocatori per la partita di campionato contro la Sampdoria. 

Chi ha vestito la maglia nerazzurra domenica 1 dicembre ha una sorpresa. Può venire a vedere Inter-Sampdoria e, per lui, il presidente Thohirapre le porte di San Siro. Un po' come tornare a casa, in famiglia, senza troppe formalità. […] Senza distinzioni fra chi ha fatto solo una presenza con la prima squadra dell'Inter, e chi ha militato fra i migliori, perché alla storia dell'Inter hanno contribuito tutti. 

L’occasione è un biglietto da visita ben congegnato (“indefinita tonalità di bianco, raffinata consistenza della carta”) che potrebbe mostrare in filigrana una indicazione chiara per chi si interroga sul suo progetto imprenditoriale e sportivo di Thohir, nonché sui margini di crescita per l’Inter.

Ritengo che il lascito più interessante della gestione Moratti –punto fermo malgrado le contraddizioni e i tentennamenti- sia la possibilità di pensare una identificazione forte tra club, giocatori e tifosi. Thohir sembra volersi muovere con decisione lungo questa direttrice.

Senza cedere il campo a interpretazioni eccessivamente naif, l’Inter ha rappresentato un unicum nel panorama sportivo italiano; non parlo di diversità etica (posizione che appare insostenibile), ma forse di una sensibilità differente coltivata nelle varie proprietà, a partire dal capolavoro di quel discorso divenuto manifesto fondativo. Ciò che diventa primario è capire come l’identificazione col club possa trasformarsi nel core business di una società sportiva, in quanto un club mantiene una dimensione pubblica assolutamente decisiva.

Il Barcellona ne è l’esempio forse più evidente. Lo stesso vale per l’Arsenal, l’Ajax o, in tempi più recenti, per il Borussia –dopo essersi trovato a un passo dal fallimento. 
Sia chiaro, non si tratta di replicare la cantilena catalana del Mes que un club, oppure la linea verde ad ogni costo divenuta marchio di fabbrica dei Gunners (malgrado il modello Arsenal sia qualcosa di più elaborato e che solo ora comincia a dispiegarsi).

Rimango scettico sull'importare un sistema in un contesto differente senza applicare correttivi e cadere in inevitabili errori, ciò nonostante, rimane pressante la necessità di individuare una strategia di crescita cucita su misura. Quale potrebbe essere un modello adatto per il rilancio dell'Inter, considerando situazione esistente, investimenti sostenibili e tempi relativamente brevi? Ogni decisione comporterà tempi e risultati differenti, come differenti saranno i margini di rischio. In un recente post, Acutangolo ha ben riassunto la discussione interna al mondo Inter e uno dei suoi punti più caldi.

ANDATA E RITORNO – L'Inter agli interisti è stato slogan spesso avanzato e altre volte tacciato come populista o prova provata della poca professionalità delle scelte presidenziali.

Altra soluzione consiste nell’investire sulla prima squadra con giocatori pronti che permettano di tornare subito competitivi –aumentando l’indebitamento nel breve periodo. Saranno allora i risultati sportivi a dover fare da traino alla crescita della società.

Queste due prospettive, che non sono le uniche e non si escludono a vicenda, debbono tener conto di un altro percorso, più impervio, attraverso cui passa l’affermazione stabile dell’Inter tra le big d’Europa.  Ritengo sia necessario scegliere i modi migliori per valorizzare la peculiarità del nostro passato –di quella cena che ancora rintocca tra le strisce nere e azzurre–, sovrapponendo al nome Inter una serie di racconti e immagini che rinforzino per il sentimento, la fidelizzazione, dei tifosi e garantiscano una maggior capacità attrattiva di nuovi supporters –con ciò che ne comporta. Collegaremediaticamente alcuni pezzi della nostra storia.

I rinnovi ai protagonisti del Triplete appesantiscono ancora le nuove ambizioni, indugiare sul passato ha allargato ogni mese la voragine di conti in rosso e mediocrità sportiva, in cui la squadra è sprofondata negli ultimi tre anni. Può dunque apparire paradossale ripartire guardando ancora più indietro. Cos’è l’Inter? Non sapendo rispondere con chiarezza, mi accontenterei che la risposta non venga consegnata a chi con regolarità svilisce il club nella cronaca quotidiana.

Si tratta esclusivamente di una strategia comunicativa poco fantasiosa? Polvere negli occhi? Ritengo, piuttosto, che sia un elemento spesso sottostimato nella capacità di generare un impatto positivo sul bilancio della squadra e sulla sua crescita.

Potenziare la struttura di scouting e soprattutto l’organizzazione delle giovanili sembra scelta obbligata per chi non potra’ competere per ingaggi e capacita’ con le big europee. D’altra parte questi due aspetti permettono di valorizzare con efficacia il senso di appartenenza al club dei giocatori e dei tifosi e realizzare l’identificazione tra l’Inter e il suo passato, ovvero una idea di internazionalità e internazionalizzazione –apertura a nuovi mercati, una spinta verso integrazione, una certa idea su cosa il calcio debba o non debba essere. Un marchio globale, non solo sportivo e quindi totalizzante. Un calcio totale. (Provocatoriamente, tutto questo implica un certo modello di gioco in campo in contrasto con i successi principali della nostra storia più e meno recente?)

Spesso viene ricordato come un ammonimento allarmato il motto di Orwell. Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato. In un momento così delicato, forse è il caso di cogliere il senso strategico di questa frase per rilanciare la crescita dell’Inter. Provare a illuminare il presente partendo dal passato, rinforzando quel sentimento comune e quella appartenenza che nel tempo si sono legate ai nostri colori. Si tratta forse del progetto più ambizioso da mettere in campo, nonché una risorsa economica e non solo emotiva per il nuovo management.

14/03/2014 Categories: Libero pensiero
©dopolavorointer.com
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