Inter Samp: i commenti dei diellini

Inno alla mediocrità

di Maffo

“Un asino non diventerà mai un cavallo di razza” (Eladio Parames, portavoce di José Mourinho, 22 febbraio 2010).

Dopo la partita di ieri sera, è evidente che di asini (intesi come giocatori e dirigenti il cui tratto distintivo è la mediocrità) in squadra e in società ne abbiamo ancora molti. Forse non capirò molto di calcio, ma capisco abbastanza di uomini e psicologia. Ebbene, la prima regola del mediocre è quella di circondarsi di suoi simili, in questo modo gli sarà più facile nascondere eventuali mancanze (proprie) e accaparrarsi eventuali successi (altrui). Non vi è mai capitato negli ultimi mercati di avvertire la strana sensazione di un’uniformità di fondo, un grigiore che va ben al di là del ruolo, tra i giocatori acquistati dall’Inter? Ecco.

Seconda regola del mediocre: quando le cose vanno male, sparisce nel sottobosco. Dà la colpa all’allineamento di Urano, alla pioggia (cit.), si finge malato, ma non dice mai “è colpa mia”. Non lo dice Fonzie, che è un gran figo (ok, era, forse), perché dovrebbe lui che è piccolo e nero? Eppure lo sbagliare è una parte inevitabile del processo di apprendimento. Forse il mediocre pensa di esserne esentato, visto che qualche volta gli è andata bene, e allora via alla ripetizione casuale di pratiche e comportamenti che hanno dato qualche risultato (in questo modo abbiamo assistito al rientro di Medel a super titolare, quasi due mesi di difesa a 3, il rientro di Banega come titolare, eccetera).

Certo, l’eventualità che i risultati arrivino e si stabilizzino capita molto di rado, perché raggiungere il risultato con una banda di mediocri, e per la via breve che essi pretendono, è solo una pia illusione. Le sberle prese a più riprese dalle squadre che ci precedono in classifica, e recentemente anche da squadre a noi inferiori, stanno lì a dimostrarlo. Così è possibile osservare come l’esibizione da parte del mediocre di una falsa sicurezza si vada via via sgretolando nell’inevitabile redde rationem, mentre l’obiettivo si sposta e diventa, da collettivo, individuale: salvarsi il culo.

Perché il mediocre è prima di tutto egoista, incapace di anteporre il bene collettivo alle proprie necessità individuali (“Nessuno è più grande dell’Inter”, ciao Pioli, quando ti va di esprimere un concetto così filosoficamente alto fammi un fischio). Così abbiamo il Direttore che valuta sempre e solo gli stessi profili (siamo stati dietro a Kondogbia per 3 anni e alla fine è arrivato, idem Eder. Sul rendimento imbarazzante dei due lascio a voi il giudizio). L’allenatore che si dice non preoccupato del futuro (il proprio), ma intanto annega il futuro della squadra (leggi Barbosa e Joao Mario) in panchine eterne, umilianti e insensate.

Dovrei forse tacere poi della banda di piccoli uomini che ci troviamo in rosa: il portiere e il difensore che amano la difesa bassa perché così si corre di meno, il botolo che ha tanto testosterone e quindi va messo sempre in campo, i terzini che ci invitano a sciacquarci la bocca manco fossero testimonial di una marca di collutorio, il centrocampista nero che gioca bene solo con la badante (ovviamente più giovane di lui) a fianco, quello pazzo che forse pensa di essere la reincarnazione di George Best, le ali a cui scattano solo i nervi. Come vedete, non sono riuscito a tacere.

Una menzione speciale per Bomberone, il nostro capitano. Lui non ce la faccio a metterlo nel mucchio insieme agli altri. In qualche strano modo, è diverso e speciale. Di una mediocrità diversa (ma comunque presente, basti vedere il suo bagaglio tecnico limitato) e più consapevole, che potrebbe consentirgli una serena carriera in un club non top. Purtroppo, ad oggi è il nostro giocatore più decisivo e divisivo. A noi e a lui, a dispetto da quanto affermato in settimana, l’augurio di una soddisfacente separazione estiva.

Per tutti gli altri, non meritate questa squadra. Mediocri.

 

Cosa succede quando si perde

di PalerLuca

Vincere piace a tutti, le vittorie mettono le ali ai piedi, fanno crescere l'entusiasmo, portano anche mezzo punto in piu in pagella.
Il merito di Pioli quest'anno è soprattutto questo, la serie consecutiva di vittorie che ha messo entusiasmo, ha portato i giocatori tutti dalla sua parte e ha fatto sognare i tifosi. Questo nessuno glielo può negare. Potrà dire per sempre ''ci fu una volta che portai l'inter da tredicesima a un potenziale terzo posto''. E i nipotini gli chiederanno ''nonno Pioli e poi cos'è successo?''. 
E' successo che l'entusiasmo ti dà un po di sprint, che però si esaurisce al primo stop serio, alla prima mazzata morale, al primo segno che le cose cominciano ad andare male. Se avete mai corso una gara di 200 metri sapete di cosa si parla. Si inciampa alla partenza, si corre, si raggiunge il gruppo, si sogna una rimonta e si dà tutto. Poi gli altri sprintano verso la fine e cominciano ad allontanarsi, tu hai già dato il massimo, hai il fiato corto e sai che non li prenderai piu. Quindi cominci a rallentare, perchè i muscoli urlano e alla fine anche il cervello si chiede il perchè di quella fatica quando siamo ultimi e la gara non la vinceremo mai.
All'inter sta succedendo questo. Siamo usciti dal periodo dell'entusiasmo e dal crederci fortissimo, il nos è finito, siamo in riserva piena sia di muscoli che di idee. L'allenatore cosi bravo a riportare l'idea di crederci e a compattare il gruppo è in confusione e non sa che fare, continua a sperimentare nel vano tentativo di trovare una quadra che non c'è piu.
Tutto questo origina dalla prima vera battuta d'arresto, dalla partita con la Lazio in coppa italia. Stavamo andando a cento all'ora e ci siamo schiantati contro un muro, il primo. Nulla era perduto in campionato ma la paura, il ricordo di quello schianto è entrato in allenatore e giocatori e da allora è arrivata la consapevolezza dei propri limiti, il timore verso le squadre in teoria piu forti, l'impossibilità di compiere imprese contro chi ci era sopra in classifica. E dall'impossibilità di battere chi ci sta sopra alla volta che capita di perdere contro una squadra che sta sotto ma piu motivata il passo è breve.
Da tifosi non abbiamo alcun controllo sulle decisioni societarie, possiamo tifare e basta, sostenere chiunque indossi la nostra maglia. Io ve lo dico sono un ottimista e un sognatore. Vedo una bella partita di Brozovic e di Kondogbia e penso ''dai che forse ora spaccano''. Vedo in Gabigol un potenziale campione. Vedo le vittorie di fila e penso che ce la possiamo fare. Perchè il tifoso vero sogna, non è razionale. Quello che però vorrei consigliare anche a chi non è come me, a chi è cinico e vede una squadra di scarpari sempre e comunque, a chi invidia gli acquisti degli altri perchè sono sempre migliori dei nostri, di non valutare la rosa dell'inter dalle sconfitte, o da partite come questa con la Samp.
Non diventiamo come il peggior Moratti (che appunto ragionava da tifoso) o come il Lippi di turno. Qui non si tratta di ''prendere a calci tutti i giocatori e cacciare l'allenatore''. 
Qui si tratta di capire cosa sta succedendo all'inter. L'entusiasmo era la benzina delle vittorie, quando è finito abbiamo vinto, perso e pareggiato. Quando l'idea era ''dobbiamo vincerle tutte'' abbiamo finito per perdere sempre. Non abbiamo una rosa da scudetto, nè da ottavo posto. Ci sono elementi buoni, elementi ottimi, che in partite come questa, in sconfitte rovinose, ci sembreranno da buttare, seghe assurde, da cambiare con tutto l'11 titolare. Ma se vogliamo essere tifosi lungimiranti questo discorso non possiamo farlo.
Usiamo questi ultimi 8 turni di campionato per vedere chi può restare all'inter ad alto livello e chi no, ma in maniera ponderata e non basandosi sulla singola prestazione deludente. Faccio qualche nome.
Candreva: lo abbiamo visto giocare malissimo quando è fuori forma, sbagliare tantissimo e lo abbiamo insultato. Al suo meglio però com'è? Un buon giocatore, che porta quantità, ma nessun guizzo. Un gregario. Prossimo anno va benissimo come panchinaro perchè se fisicamente c'è fa comunque il suo.
Brozovic: al suo meglio è un buon centrocampista, l'unico dei nostri a vedere la porta in un certo modo. Peccato che la sua anarchia e incapacità di assimilare schemi e tattiche lo rendano un buco nero che può mandare all'aria una partita organizzata bene. Anche come riserva non apporta quello che serve a una squadra di vertice. Bisogna riuscire a venderlo bene.
Joao Mario: è in confusione nelle partite in cui tutta l'inter subisce, gioca benissimo a volte e da sufficienza le altre volte. Sembra uno che si esalta quando le cose girano e che non sa che fare quando le cose girano male. Gran parte dei difetti sono causati dall'anarchia di certe partite e dal dubbio che potendo fare bene tutto, non si riesce a metterlo in un ruolo fisso dove migliorare. Può essere uno dei titolari l'anno prossimo, se la squadra intorno a lui è organizzata e gli si trova un posto fisso dove giocare, perchè il suo modo di vedere calcio è imprescindibile.
Kondogbia: bene nelle partite a fianco a Gagliardini, malissimo quando subentra o gioca con qualcun altro. Se un giocatore ha bisogno di un tutor, o funziona solo con il compagno come i gemelli derrick, è inutile. Va venduto.

Ci sono quindi elementi che rendono male perchè la squadra non è al top o ha dei buchi, e che vanno tenuti perchè giocherebbero molto meglio in un'organizzazione seria, e elementi che invece creano i buchi di cui sopra, e anche in un contesto organizzato portano svantaggi e non migliorano. Cerchiamo di non bollare tutti gli undici seghe quando si perde e vedere la differenza.

©dopolavorointer.com
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