Inter-Nazionale

by Mister X

 

Per quanto il tifoso di una squadra spesso abbia una sorta di visione a tunnel e non guardi molto a selezioni che non sente come proprie, ci sono eventi che da appassionati di sport e di calcio non possono essere ignorati.

Il campionato del mondo, per sua stessa natura é la summa massima dello sport più seguito al mondo e di conseguenza ha un peso specifico molto importante.

Un mondiale non esprime valori tecnici assoluti di primo livello come una Champions League, non è il risultato di una conoscenza profonda di meccaniche economico-societarie, non è il risultato di un lavoro tecnico tattico durato una o più stagioni.

Non vedremo mai una nazionale giocare come il Barcellona di guardiola o come l’Inter di Mourinho. Una nazionale è l’espressione delle massime individualità di un paese messe in campo in modo tale da esaltarne le qualità e sfruttare il gioco a cui sono abituati nei club. É la logica che ha portato negli anni a grandi equivoci tattici che ben conosciamo di campioni tenuti fuori ruolo o viceversa di squadre costruite con un campione singolo e tutti gli altri adattati per lui.

É il principio che regola una nazionale. Selezionare i migliori e non allenare. Convocare giocatori e non comprare i più adatti a un modulo. Uscire da questo binario vuol dire fallire come nazionale. L’allenatore allena. I giocatori giocano. Il selezionatore seleziona. Ecco perché l’Italia non va ai mondiali. Ma ci arriveremo.

Non esiste e non dovrebbe esistere un mondiale senza l’Italia. Perché parliamo della massima espressione del calcio globale priva di una nazione che del calcio ha fatto uno dei capisaldi di politica economia e potere prima che di sport. La struttura stessa dell’Italia è legata talmente a doppio filo col sistema calcio che mancare il massimo torneo è una tragedia sportiva e sociale difficile da calcolare.

Per questo, anche se da interista parliamo di una nazionale che non mi rappresenta, che si basa su concetti e valori estranei ai cardini dell’interismo e dello sport in generale, non riesco a essere felice dell’esclusione dell’Italia da un mondiale. Il tempo aggiusta tutto. Nel 2006 parlavamo di una nazionale formata per 10/11 di giocatori coinvolti in una vergogna calcistica tutta italiana, con l’unico interista Materazzi comunque ben lontano dall' ideale di sportività assoluta. Quella squadra vinse il mondiale e il suo capitano un pallone d’oro. E da interista non nego che un po’ mi dispiaceva. Personaggi che nella vita non meritano ne successi ne elogi hanno ricevuto tutto pur non avendo dignità, difendendo e alimentando un sistema corrotto e mafioso. Nel 2006 ero contento per la coppa del mondo. Ma ero triste perché elementi squallidi e mafiosi erano portati in trionfo invece che condannati. Nel 2006 sbagliavo. Non c'era da essere tristi perché tutto torna alla fine.

Cannavaro passa alla storia come uno dei palloni d’oro più immeritati oltre che mercenario e bollito in una Juve record in negativo.

Lippi da mammasantissima del calcio italiano potenziale è diventato una barzelletta capace di uscire ai gironi con zero vittorie contro Paraguay Slovacchia e nuova Zelanda.

Buffon diventa il capitano dell’unica nazionale non qualificata negli ultimi sessant’anni.

Hanno vinto un mondiale certo. Ma la storia ci rivela la caratura morale e sportiva di personaggi simili e un trionfo estemporaneo non cancella i tonfi di chi ha troppa arroganza o disonestà per accettare limiti.

Paragoniamo i vincitori del mondiale 2006 alla storia del calcio. Il Totti campione del mondo leggenda solo intorno al Tevere. Il Del Piero sempre corretto che rimane un campione a metà poco carismatico. Il De Rossi protagonista sempre e solo in negativo.

Paragoniamoli a vere leggende. I Roberto Baggio. I Pagliuca. I Maldini. Gli Zenga. Uomini con difetti ma veri sportivi e non burattini. Gente che sarà osannata per sempre a prescindere da un mondiale.

Non esulto per l’esclusione dal mondiale perché è un fallimento puro e semplice. E un fallimento aiuta a capire i colpevoli ma non per questo va accettato ne visto come un sollievo.

Non esulto perché nonostante da interista non mi riveda granché in una nazionale governata da logiche bianconere e quindi basata sul favoritismo, sulla lotta per la poltrona e sulla manipolazione mediatica, noto comunque dei paralleli con i momenti peggiori dell’Inter. Vediamone qualcuno.

Si parte ovviamente dalla dirigenza, con correnti interne che mettono sulla panchina un allenatore per logiche estranee ai risultati, usandolo come pedina di scambio per ricambiare favori a chi di dovere e mantenere la poltrona. Non vi pare una logica simile alla lotta interna nel periodo DeBoer-Pioli?

E nominando gli allenatori, si è scelto Ventura, un tecnico inadeguato e incapace mai arrivato ad alti livelli, preso solo come fantoccio dei senatori e farne il capro espiatorio di tutti i mali. Non vi ricorda un certo tecnico catapultato da una realtà che con l’Inter c’entra poco e scaricato da un pugno di giocatori oltre che addossato di tutte le colpe all’esonero?

Si nominano i senatori, un gruppo di veterani blasonati capitanati da una leggenda che decidono convocazioni formazione e modulo per logiche proprie e di team d’origine slegate dal bene della squadra. Sento già profumo di asado, attorno cui si radunavano un pugno di giocatori di uguale nazionalità che decidevano le sorti del mister del mercato e della formazione.

E il capitano? Non c’è forse un capitano-leggenda che insegue record personali di presenze a discapito dell’età e di un ricambio generazionale e mette bocca nelle decisioni di squadra in virtù dell’autorità conferitagli? Mi ricorda tanto certe accuse mosse al nostro Javier.

Ora noi sappiamo bene la differenza tra le meccaniche dell’Inter e della nazionale. Diversa è la caratura degli uomini, tacciabili di egoismo forse ma mai di scorrettezza e malafede. Diversa è quella degli allenatori, da una parte inadatti e estranei all’ambiente, dall’altra messi in panchina al di là delle capacita per premiare la loro sottomissione incondizionata in certi momenti. Diversi gli errori della dirigenza, maneggiona e confusionaria contro corrotta e mafiosa sottomessa a un club unico con mani in pasta ovunque.

Le differenze ci sono ma le critiche lette in questi giorni portano anche dei paralleli.

Per questo vorrei rovesciarli. Se i difetti dell’Italia sono i difetti anche dell’Inter, perché non rendere i pregi dell’Inter la cura per l’Italia?

Una maggiore apertura alle culture di tutto il mondo, a partire dagli italiani di seconda generazione che qui sono ancora visti con sospetto ma hanno fatto la fortuna di Francia e Germania. Una diversa mentalità nel gestire la squadra con un tecnico fuori dalle logiche tutte italiane dei club, un c.t. che abbia zero debiti e legami e che sia dirompente nell' ambiente come lo fu Mourinho da noi. Una maggior attenzione ai giocatori di talento e di carisma che accendano le folle, con Baggio e Ronaldo si sognava, non si esaltavano i Montero e gli Iuliano di turno.

Chissà che i principi espressi cento anni fa all'Orologio di Milano non siano la cura per una nazionale ingrigita. Chissà che non rinasca unendo un po' di nero con l’azzurro.

15/11/2017 Categories: Focus On Libero pensiero
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