Inter-Catania 0-0: sempre più exciting

di AngelOne

Non so cosa abbia pensato il presidente Thohir al termine di questa specie di partita giocata contro il Catania a San Siro.

Catania, ricordiamo, ultimo in classifica e con un solo pareggio in 11 trasferte: quello ottenuto proprio ieri nello 0-0 contro i nostri.

Era proprio questo che intendeva quando qualche mese fa ci raccontava di avere in mente per il futuro un’Inter “exciting”? Un’Inter che sapesse soprattutto divertire i tifosi?

Ho qualche dubbio a riguardo.

Non posso interpretare i pensieri del presidente ma so però per certo cosa stiamo pensando noi tifosi in questi giorni.

Assistere a certi strazi lunghi 90 minuti più recupero sta diventando una lenta agonia: in cuor tuo vorresti avere un telecomando del campionato e schiacciare come un forsennato il tasto fast forward per arrivare alla 38esima giornata (essere salvo) e goderti magari i Mondiali e le vacanze estive.

Quello di ieri è stato addirittura un passo indietro rispetto a sette giorni fa, può essere paradossale ma ormai nulla lo è più con questa Inter: un passo indietro ottenendo un punto invece di zero come domenica scorsa.

Contro il Catania riproposto il 3421 visto a Genova con gli stessi undici (Mazzarri fedele al famoso detto “squadra che perde non si cambia”) ma con risultati peggiori, con l’aggravante della partita casalinga contro l’ultima della classe.

Il risultato è giusto, figlio di sole due o tre occasioni create in 90 minuti (ed escluso il tiro di Milito nel p.t. parato da Frison occasioni del tutto inoffensive per i siciliani) e un gioco che si farebbe fatica a denominarlo tale.

Il nostro è un “non gioco”, costruito su un centrocampo pessimo (grazie ancora all’area tecnica tanto contestata durante il match per aver messo a disposizione degli interpreti di tale livello) e su un tridente che, basato su un ex giocatore quale è ormai diventato Milito, ha paradossalmente reso molto meno pericolosa la squadra davanti e appesantito la manovra (quella che avevamo iniziato a vedere a inizio anno e ora è sparita), lasciando scoperto il centrocampo pessimo di cui sopra. 

La frittata è fatta e servita, il pallone circola alla moviola, le azioni offensive, quando ci sono, partono solo dai piedi di Alvarez (che però alla fine produce sempre o quasi gli stessi movimenti) e le fasce sono tanto impegnate quanto, attualmente, inerti.

Proprio come vado dicendo da ormai qualche partita: non creiamo nulla dalle fasce, non creiamo nulla in generale.

Il limite (uno dei) del gioco di Mazzarri.

Mazzarri che pare aver perso completamente la bussola ormai da settimane.

Son sempre convinto che i giocatori a disposizione siano tra i più mediocri della storia dell'Inter, ma le giustificazioni poste prima e dopo le partite (anno di transizione, crescita dei giovani - mi chiedo quali -, dimezzamento del monte ingaggi, bla bla bla) perdono completamente di significato davanti a un ruolino di marcia impietoso, che senza la vittoria nel derby sarebbe stato ancor più terrificante: 3 sconfitte, 5 pareggi e 2 sole vittorie nelle ultime dieci partite (anche qui si forma un 352, un incubo numerico ormai), con 11 gol fatti e 12 subiti, quinto posto a una quintalata di punti dalla Fiorentina quarta e con il fiato sul collo di Verona, Torino e Parma (e un derelitto Milan arrivato a -5).

Non credo, caro mister, che il Catania, come il Genoa domenica scorsa, come il Chievo due settimane fa, abbia a disposizione una rosa migliore della nostra, eppure tutti ultimamente sono stati in grado di renderci inoffensivi, senza rischiare quasi nulla (come la Lazio di Reja) e colpendoci con una facilità mostruosa bloccando contemporaneamente i nostri pochi sbocchi offensivi (vale a dire le fasce).

Vale il discorso fatto prima, oltre ai risultati manca una parvenza di manovra, organizzazione, insomma una parvenza di squadra: siamo tutto fuorché un undici degno di chiamarsi Inter. Continuo a chiedermi che fine hanno fatto gli aspetti positivi di inizio stagione, quella quadratura del cerchio prima trovata e poi incredibilmente persa da Inter-Livorno in poi.

E’ arrivata l’ora (da tempo, ormai) di prendersi le sue responsabilità, caro mister, non cercando scuse come la pressione avvertita per il pubblico di San Siro (ma davvero Milito, Cambiasso, Palacio, Rolando, Campagnaro hanno ancora queste difficoltà? Non credo) ma avendo la consapevolezza che ciò che aveva costruito si è ormai disintegrato. E le ultime cure che sta cercando di dare a questa squadra (?) non stanno funzionando. 

Fuori dalla Coppa Italia (per me zero giustificazioni anche in quel caso, buttata al vento una grande occasione di giocarsi un piccolo trofeo) sembrano essere andati tutti in ferie già a gennaio, giocatori e allenatore (e dirigenza?).

Come se centrare eventualmente un posto per l'Europa League non interessi minimamente, come se porre un minimo di base per l’anno prossimo non sia nei progetti di nessuno.

E allora via con il puntare ancora su Milito (che, poveraccio, è in condizioni drammatiche), su un Cambiasso sverniciato da qualsiasi centrocampista avversario (sono terminati da tempo i suoi due mesi di autonomia su buoni livelli), su un Kuzmanovic fino a dicembre dimenticato non so dove, tutta gente (o quasi) in scadenza che sebbene nel post-partita pare essere un problema per Mazzarri (“Abbiamo otto giocatori in scadenza, perciò è un anno di transizione”) contemporaneamente viene però schierata titolare, in un equivoco assurdo e machiavellico che sta schiacciando il mister (come i suoi predecessori).

Gli unici futuribili in questa squadra restano in panchina e se Botta, Icardi, Taider, Kovacic hanno bisogno di minutaggio per rientrare in forma e piano piano prendere confidenza, questo discorso non vale, per esempio, per Milito, alla terza partita consecutiva da 90 minuti pieni e alla terza apparizione da elefante in attacco.

Ah già, dimenticavo, l’esperienza.

Ma se “esperienza” equivale a prestazioni pietose come queste non ci sarà niente di più dannoso per noi. Perché il campo ci racconterà solo di vecchi calciatori che non sanno più giocare (e vincere), mentre chi subentra continuerà ad incidere pochissimo (come Kovacic nelle ultime partite, per esempio), demoralizzato dall’andazzo, demotivato dal dover sempre dimostrare tanto in poco tempo. 

In un circolo vizioso che farà solo del male ai nostri colori.

E un conto è celebrare ciò che hanno fatto questi nel passato per l’Inter, un conto è raccontare il presente e pensare al futuro. 

E raccontando il presente, questo presente, non possiamo far altro che chiudere gli occhi e cercare di non disperarci troppo.

27/01/2014 Categories: Libero pensiero
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