Il valore di un uomo

by Mister X

Quanto pesa un singolo in uno sport di squadra? Nel calcio tantissimo o pochissimo a seconda del contesto, ma soprattutto a seconda di chi è il singolo in questione.

Partiamo da Icardi. Ne abbiamo parlato un’infinità e vi ho già detto di come sia affascinante un capitano che è insieme terminale della squadra e arbitro del suo destino. Ma lasciando da parte discorsi sul calciatore e sull’uomo volevo fare un parallelo su dichiarazioni recenti.

Icardi: "se chiama il Real? Non rispondo"

Mertens: "avessi saputo prima che Neymar andava via…la mia clausola è un affare per un top club per poter cambiare a fine stagione".

Giocatori e storie diverse certamente, ma basta un po’ di prospettiva per capire chi considera la squadra attuale come l’ultimo trampolino per il calcio che conta e chi oltre sotto al trampolino vuole costruirci piscina e giardino intorno. E questo è un fatto che va al di là delle normali trattative e beghe per il contratto ovvie quando sei forte e hai un procuratore che vale qualcosa. Icardi ha una clausola ma non ne ha bisogno. Wanda tratta il rinnovo perché può e perché lo merita. Il resto è solo il capitano dell’Inter che vuole restare e vincere qui.

Ma il singolo che pesa sui risultati è anche Spalletti. Perché il bomber da 30 gol a stagione sono anni che lo abbiamo arrivando quinti. Quello che cambia quest' anno è un tecnico capace in un modo più sottile profondo di altri pur bravi. Non conta il gioco, adesso chiaro e definito, e non contano i titolari, ora fissi e che giocano a memoria. Conta molto di più la capacità di convincere ciascuno dei singoli col lavoro e i risultati a essere migliori partita per partita. Spalletti ha mostrato a Icardi, Perisic, D'Ambrosio, Santon, Nagatomo, Vecino e via dicendo come migliorare singolarmente e come potenziarsi grazie alla squadra. Perisic ha i famosi 10 metri indietro da ciascuno, Candreva ha la libertà dal pressing che gli consente cross migliori, Santon e Nagatomo hanno indicazioni precise su cosa fare e dove muoversi che ne limitano gli errori. L Inter migliora i risultati ma i giocatori dell’Inter migliorano le pagelle singolarmente e costantemente rispetto al passato. Il singolo che migliora la squadra tanto quanto la squadra migliora il singolo.

Il paragone immediato è con il Napoli di Sarri dove il collettivo organizzato esalta i singoli ma non viceversa. Il gioco è lo stesso di Empoli, fatto con giocatori migliori che però presi singolarmente non sono cresciuti giocando con il sistema di Sarri e di conseguenza non lo migliorano. Questo è il vero lavoro di Spalletti, la differenza con Mancini e Mazzarri che adattavano i giocatori alla loro idea di gioco, o con Pioli che metteva in campo in base all’avversario. Con Spalletti il gioco dipende dalla rosa la quale dipende dal gioco. Si migliora come singoli per migliorare la squadra e viceversa. 

Si potrebbe fare un’analisi per ciascuno di quelli che sono cresciuti come Skriniar, Vecino, Miranda, Handanovic. Funzionano in questa Inter come fallivano o avrebbero fallito lo scorso anno.

Concludo però con una riflessione sui singoli che non hanno avuto questo ciclo virtuoso. Joao Mario è e si sente ai margini del progetto. Era facile per lui dimostrare qualità tecniche in un deserto di talento e impegno lo scorso anno, emergendo a partita in corso con il minimo sforzo nell’anarchia. A inizio campionato ha avuto delle chance da titolare e da subentrante ma ha trovato intorno a sé una squadra rocciosa con precisi compiti distribuiti e nessuno spazio per virtuosismi e indolenza. Joao non ha capito che deve ma soprattutto può accettare la sfida e ascoltare il tecnico alla lettera per emergere, impegnandosi in campo e fuori. Si vede già altrove e Spalletti di conseguenza si dedica di più a chi lo ascolta. 

Diverso è il caso di Brozovic, diventato prima riserva a centrocampo e capace di portare alla causa cose concrete come corsa tempi di inserimento e gol. I suoi difetti, come l’insipienza calcistica e l’umoralita, verrebbero annullati da un impegno costante e dall’affidarsi completamente alle indicazioni del tecnico. Spalletti ci crede molto e con lui Brozo potrebbe tornare Epic. La sensazione è che la volontà ci sia, a differenza di Joao, ma che serva più tempo per penetrare nella testa dura del croato.

Di molti conosciamo il prezzo ma non il valore e Luciano ha detto che lo vedremo.

Finora ha avuto sempre ragione quindi perché non crederci?

 

©dopolavorointer.com
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