Il signore in giallo

by Peluke 

Raffreddati i bollori, mi piacerebbe fare un tentativo di sintesi e cercare di dare agli episodi di Inter - RCO, il giusto peso e alla cronologia degli eventi la giusta importanza.
Partiamo dall'approccio alla partita.
Squadre disposte secondo le aspettative: Inter col suo 4231, loro (non citerò mai quel nome) con il 433.
Spalletti al solito non brilla per fantasia e mette la versione "spannoloni" (cit. TLC) della squadra, che gli dovrebbe garantire più copertura sugli esterni alti;  non lo reputo un errore, lo reputo un eccesso di cautela.
Al centro, Vecino, recuperato in extremis per garantire il peso ed i cm a centrocampo che mancano dall'infortunio di Gagliardini.
Qui, non conoscendo lo stato di forma di Vecino, dobbiamo fare un atto di fede; è stata la mossa più logica. Tuttavia, vedendolo in quei pochi minuti non pareva molto in palla e, personalmente, sono un seguace del motto "meglio un asino vivo che un cavallo morto".
Come ampiamente scritto in settimana, avrei invertito i terzini per una questione di passo e di mismatch fisico.
Alegher punta sulla forza fisica, schierando il tridente ed il centrocampo più pesanti, con l'interessante soluzione a sx Cuadrado basso, D. Costa alto.
Pronti via e succede quello che era stato ampiamente previsto. La coppia tecnica di sx trova poca ostruzione nel duo Perisic-D'Ambrosio, e quella di dx con Mandzukic e Alex Sandro cerca di raccogliere il prodotto di quella di sx.
Matura il vantaggio gobbo sull'ennesimo cambio di gioco o cross dalla 3/4, ove assistiamo ad una rappresentazione del presepio in salsa nerazzurra.
Tutti fermi e palla sul secondo palo dove arriva D. Costa (cosa ci faceva lì?) mollato colpevolmente da Candreva che lo accompagna per un po' e poi lo perde (l'uomo che garantisce copertura ed equilibrio, vero Spalletti?).
Passano 3 minuti e il secondo dubbio di giornata, combina il disastro con un intervento scellerato che ne causa l'ammonizione, poi tramutata in espulsione tramite VAR. Possiamo discutere fino a domani di giallo o rosso, ma l'intervento, fuori tempo e dritto sulla gamba dell'avversario, poteva portare al rosso. Nel dubbio, che colore poteva essere estratto?
Fine di una partita calcio tradizionale e inizio di un romanzo giallo come la giacchetta del protagonista assoluto, l'arbitro Orsato, nei panni dell'assassino e Inter e Napoli, nel loro insieme, nei panni delle vittime sacrificali. Spalletti prenderà le vesti di complice involontario dell'assassino.
Abbiamo più volte rimproverato ai giocatori dell'Inter, mancanza di attributi e di amore per la maglia che indossano; dal 18 minuto del primo tempo di Inter -RCO, una sola squadra in campo ha onorato il calcio;  60 minuti di pressing, corsa, lucidità abnegazione sono stati buttati sul terreno di gioco per ribaltare la partita, nonostante i colpi continui perpetrati dall'uomo in giallo, unico baluardo a difesa della porta del Buffon.
Falli al limite del rosso diretto, derubricati a scontri di gioco banali; scarpate, gomitate, ostruzioni non sanzionate con uomo lanciato verso l'area; tutto lecito.
Totale dedizione alla salvaguardia dell’integrità numerica dei pigiamati da carcere.

Diamo ordine cronologico alle cose:
Minuto 18: Vecino espulso con intervento Var con cambio cartellino da giallo in rosso
Minuto 28: Pjanic già ammonito fa fallo da dietro su Rafinha. Era secondo giallo ed espulsione. Nulla di fatto.
Minuto 45: Icardi anticipa Barzagli, che vedendosi saltato allunga il tackle con piede a martello, sulla caviglia dell'avversario. Rosso diretto tramutato in giallo. Niente Var
Minuto 58: Risultato 1 a 1, il solito Pjanic si esibisce in un intervento pericolosissimo con gomito e ginocchio alti, in palese ritardo, su Rafinha che era intervenuto di testa guardando il pallone, quindi senza difese. Altro fallo tendente al rosso diretto neanche sanzionato col giallo.
La j*** è sparita da campo, la tiene in piedi l'arbitro.
In qualsiasi altra squadra, Pjanic sarebbe stato sostituito alla fine del primo tempo. Nella ladra no, viene tenuto in campo fino al 75' con la certezza dell’impunità.
Nonostante ciò, l'Inter va in vantaggio di risultato; purtroppo il vantaggio numerico gobbo è un fattore troppo alto. Il dispendio di attenzione, energie fisiche e nervose, per i neroazzurri è drammaticamente alto.
Qui si consuma il dramma di un allenatore troppo schematico nelle sue sostituzioni, palesemente preparate a tavolino.

I 10 minuti finali sono la conseguenza di un'ora fatta in 10 uomini a 1000 da una parte, e galleggiamento grazie all'arbitro, in 11, dall'altra.

La squadra nerazzurra è senza energie, Spalletti ci mette del suo, Perisic ci mette del suo e succede il patatrac, ma è tutto conseguenza dell'ora precedente sapientemente condotta da quell'omino in giallo pronto ad estrarre i cartellini gialli, magari per proteste, ma mai a scalfire la superiorità numerica della Rappresentativa CO.

Escono gli unici 2 giocatori in grado di far respirare la squadra, Rafinha e Icardi, ed entrano due giocatori che non hanno lo stesso peso specifico, anzi danno la carica agli avversari.
Perisic era in debito da 10 min. Si rifiuta di uscire (?). Male, ma questo punto, se l'allenatore accetta questo, modifica il cambio o non lo fa.
A prescindere, in un 441 non si toglie un esterno di cc per inserire un altro terzino, si mette un altro esterno di cc o un'ala veloce. Inserire Santon (per mantenere i cm cit.) e ribaltare completamente l'assetto difensivo esterno, quello maggiormente sollecitato quando si è in inferiorità numerica, è stata una mossa sciagurata.
Un capitolo a parte, andrebbe scritto sulla prestazione del citofono appeso al palo della porta nerazzurra.
4 tiri nello specchio, 3 gol. L'unico preso era appunto citofonato.
Nessuna reazione, nessun riflesso, nessun tentativo di intervento, inchiodato sulla linea di porta terrorizzato.
L'assassino ha vinto, la vittima stremata si è consegnata al suo destino.
Tuttavia, non bisogna dimenticare l'origine della sconfitta, la prima e più grande causa:
minuto 28, minuto 45 e minuto 58, Orsato ha avuto 3 chance per definire la sua statura di arbitro o di mediocre surfista della professione.
Ha dimostrato di non essere un arbitro.

 

* RCO: Rappresentativa Criminalità Organizzata
©dopolavorointer.com
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