Il capodanno in differita

By Hendrik_van_der_ Decken

Non c’è alcun costrutto a sparare addosso ad Andrea Stramaccioni alla fine di Fiorentina-Inter. Io non mi accoderò a chi vuole usare il solito, comodissimo alibi dell’allenatore per coprire un gigantesco fallimento di prospettiva, di strategia, e di esecuzione, spiegato più e più volte da questo sito, dal sottoscritto e da altri, e cosa più importante già quando l’Inter vinceva partite in fila e a raffica. Anche io, come il presidente Moratti, non ho capito lo striscione della curva: però non ho capito neanche la risposta: avanti con il progetto, recitava lo striscone nel suo incipit, e il “patròn” ha commentato che quella parte era di suo gradimento. E a me sembrava di essere nel mezzo di una piéce di Ionesco, perché si parlava di qualcosa che non c’era, non c’è e per adesso non sembra che ci sarà a breve.

A meno che si debba ridefinire il sostantivo “progetto” con un’enunciazione completamente estemporanea e applicabile esclusivamente all’universo nerazzurro: prendere un allenatore esordiente, chiedergli come vuole giocare, comprare giocatori che non sono funzionali a quel modulo, dargli una rosa che ha enormi problemi di tenuta fisica da due stagioni senza portare alcun giocatore di gamba (nella stagione in cui si inizia a giocare al 2 agosto, ovviamente), nonostante il cambio in corsa non soddisfare l’unica richiesta alla luce del nuovo set-up (il famoso vice-Milito), levargli la disponibilità del fulcro tecnico a novembre per questioni contrattuali, smontargli la squadra a gennaio, dargli finalmente i centrocampisti che servivano e pretendere che tutto funzioni alla perfezione in una settimana scarsa in modo da centrare il terzo posto senza fallo. Se questo è un progetto, allora vorremmo capire quale sostantivo definisca la Fiorentina dei della Valle, di Pradé e di Montella. Ma inutile ripetere cose trite e ritrite che solo ora qualcuno scrive tuonando contro tutto e tutti.

Oggi sparare su Stramaccioni non serve a nulla: è come sparare cinquecento euro di botti e fuochi la notte del 2 gennaio. Si può recriminare sul fatto che non abbia sentito le voci dei tifosi che lo incoraggiavano a cercare il terzo posto tramite un’identità di gioco, ma adesso è il momento di serrare i ranghi, tutti quanti, e di chiedere al tecnico di fare poche cose, precise e indifferibili se non si vuole buttare completamente via la seconda stagione post-triplete, utile solo ad allontanare i tifosi dalla società e ad aumentare il gap tecnico tra l’Inter e le prime della classe in Italia, per giunta in un campionato già mediocre di suo. 

1)      Scegliere il modulo che Stramaccioni pensa essere il migliore, alla luce della rosa a disposizione e dei problemi contingenti, soprattutto in attacco. Non deve stare a sentire nessun altro all’infuori dei suoi stretti collaboratori deputati al compito (vice, tattico, preparatore), e poi decida lui.

2)      A parità di ruolo, gioca chi garantisce una maggiore corsa. Le chiacchere stanno a zero: se gli avversari che incontri sono sempre più reattivi dei tuoi giocatori, c’è un problema enorme di preparazione atletica. Troppo tardi per risolverla, se ne parlerà per la prossima stagione. Nel frattempo, chi corre gioca, chi corre meno si accomoda in panchina.

3)      Chieda alla società un portavoce, e parli solo lui. Tutto il bailamme intorno a lui, dichiarazioni dei giocatori compresi, servono solo ad aumentare l’esasperazione nei tifosi e a dare modo a chi si sta godendo il momento difficile di avere sempre nuovissime munizioni da poter sparare su stampa, radio e tv.

4)      Fasce celebrative, record di presenze, riferimenti al Triplete, vecchia guardia, esperienza: che Strama stoppi qualsiasi esternazione che menzioni cose del genere, e si veda al punto tre. Se non ce la fa da solo, chieda una mano ai responsabili della comunicazione. La misura è colma, almeno per me, e so per certo che lo è anche per molti altri.

Queste sono le cose da fare subito e fino alla fine della stagione. Dopo di che, indipendentemente dall’esito finale, mi aspetterei un bel repulisti. In un altro paese, diverso dall’Italia, ci si potrebbe aspettare un bel po’ di dimissioni, ma sappiamo che in Italia non si dimette nessuno. Di certo la rendita di posizione dell’anno di grazia 2010 è finita definitivamente lungo questa disgraziata stagione, e crediti a questa dirigenza non se ne possono più fare.

19/02/2013 Categories: Commenti post-partita
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