Il campionato dell'impegno

by Mister X

Il calcio è uno sport, ma anche un business pertanto i risultati sportivi portano risultati economici e viceversa.

Per questo motivo è follia credere ciecamente sia nella filosofia decoubertiana de "l’importante è partecipare" sia nel mito di Davide che sconfigge Golia: se per fare lo stesso lavoro di giocare a pallone una persona riceve milioni di euro e un'altra pochi spiccioli, c'è il forte sospetto che questo lavoro il primo lo sappia fare molto meglio del secondo (o ha un fratello seguito da un pizzaiolo olandese).

Non è una questione di pura abilità, ma anche di furbizia però: più il livello si alza, più la posta in gioco è alta. Ci si gioca titoli, celebrazioni e soldi. Sul piatto ci sono cose concrete, euro sonanti, e di fronte a certe cose concrete quelle astratte come la sportività e la sana competizione diventano note a piè pagina.

Perché non cercare un rigore accentuando un contatto, se questo porta a vincere la partita? Perché non buttarsi se può togliere le castagne dal fuoco ai compagni, o alleviare le critiche per una prestazione negativa?

Perché arrabbiarsi con un compagno antisportivo se questa sua condotta molte volte porta vantaggi e vittorie?

Tutto nel calcio ad alti livelli conta per la Vittoria. Da tifosi romantici in quanto interisti e interisti in quanto romantici vorremmo una competizione sportiva ma sappiamo che non è così.

Tralasciamo i commenti su chi in queste cose storicamente ci sguazza. É naturale che chi vive nel perenne favore degli arbitri cerchi di accentuare i vantaggi di questo occhio di riguardo, acquistando calciatori dalla simulazione facile, dalla protesta continua o dalla caduta accentuata. Ed è anche normale, se a ogni caduta so di avere un rigore, un attaccante corretto che cerca di rimanere in piedi fino all’ultimo a che mi serve? Se ho l’immunità da cartellini gialli e rossi un difensore elegante mi è utile?

Anche oltre i casi limite di certe squadre, sappiamo bene come nessuno ne sia immune. Insultare la sorella per provocare l’espulsione è considerato normale, una furbata, in finale dei mondiali come al campetto dietro casa.

Questo per dire che l’impegno messo da un giocatore su un campo da calcio può benissimo variare senza che per forza si debba gridare al complotto.

Un campionato non sarà mai equilibrato. È giusto incontrare una squadra in forma, quando il mio avversario diretto incontra tempo dopo la stessa squadra in completo debito d’ossigeno?

É il calendario, il corso di una stagione, tanti piccoli eventi che si sommano, un infortunio una diffida, un turnover.

Guardando il cammino della nostra Inter si notano momenti di questo tipo. L’incontro con Fiorentina e Roma ancora "fredde", un derby spostato di poche settimane sufficienti a togliere convinzione all’avversario e, viceversa, un’Udinese rivitalizzata da un cambio tecnico appena avvenuto e non quella tornata nel baratro dei tempi recenti, un Torino tignoso e fortunato. Vale anche per i nostri avversari ovviamente. Il Crotone di Zenga non avrebbe fatto punti a San Siro se avesse giocato contro di noi ieri. Periodi di forma, flussi del campionato.

Chi vive il calcio da dentro sa che una squadra può performare meglio o peggio nella gara singola, ma difficilmente un intero campionato può esprimere valori differenti da quelli che sono insiti nella rosa e nelle capacità fisiche e mentali.

Capacità, talento, impegno, cali di forma, forza caratteriale, professionalità, sportività. Tutto questo valuta l’allenatore di una rosa per fissarne gli obbiettivi. 

Una squadra che deve salvarsi può dare tutto all’inizio e poi sedersi con calma, una a cui bastano pochi punti può scegliere in quali gare puntare tutto per fare il bottino grosso, in quali conservare le forze e in quali provare a strappare un punticino. E l’obbiettivo può cambiare anche nel corso della singola gara.

Una squadra che punta in alto invece non ha questo lusso. Deve fare più punti possibile, puntare a vincere ogni volta e correre dalla prima giornata all’ultima.

Non c’è differenza tra il Napoli e l Inter. Puntare al quarto posto è come puntare allo scudetto: non esistono gare in cui puoi pensare "questa la perdo e amen". La differenza tra chi lotta per lo scudetto e chi lotta per un posto Champions è solo nel fatto che nel secondo caso non hai i mezzi fisici mentali e tecnici per vincere quasi tutte le gare. 

Ecco dunque la differenza. L’anno scorso ci son state gare che "questa la perdiamo e pazienza". Quest’anno spesso non siamo riusciti a vincere, abbiamo fatto un periodo di crisi e di calo, mentale o fisico. Abbiamo fatto errori, tecnico e giocatori allo stesso modo, ma mai una volta ho avuto la sensazione che una sconfitta o un pareggio venissero visti come "ovvi".

Poi che non si riesca a vincere, che si sia impauriti o bloccati, che si sia poco cattivi o poco tecnici, che si abbia moduli sbagliati o errori individuali, son tutti difetti che abbiamo e che dobbiamo correggere.

Ma l’anno scorso in alcune gare si scendeva in campo per perdere. Oggi no. Anche nel momento peggiore tutti volevano vincere, anche se poi non capita. 

Se Spalletti fosse un genio tattico, in grado di superare con cambi e schemi chiunque, le avremmo vinte tutte.

Se la rosa fosse fatta di campioni tali per cui avere sempre un 11 superiore e al top della forma, le avremmo vinte tutte.

Ma non esiste la formula perfetta. La rosa è stata valutata da quarto posto all’ultima giornata. Ergo a inizio anno si sapeva che potevamo avere una flessione, che ci sono poche soluzioni, che se Icardi non segna le reti sono zero.

Si sapeva di avere una squadra che avrebbe fatto errori o mancato occasioni.

E infatti lotteremo per il quarto posto fino all’ultimo. Non è storicamente un obbiettivo da Inter né uno di cui accontentarsi ma è quello che dobbiamo fare con questa rosa e quest’anno.

Poi ovvio nella partita singola si recrimina. Potevamo vincere ieri col Torino come nel derby. Ma è perfettamente normale che coi nostri difetti arrivino sconfitte episodiche o punti persi. Puntiamo a vincerne più possibile ma non siamo forti abbastanza da vincerle tutte a dispetto di tutto.

Per questo trovo inutile il tiro al piccione fatto sulla squadra e sull’allenatore.

Non siamo quarti perché Spalletti è scarso, non siamo quarti perché Icardi sbaglia i gol col Torino o con il Milan.

Siamo quarti perché l’Inter di oggi è da quarto posto. Perché abbiamo un attaccante forte che può come tutti non segnare in un paio di gare, e non abbiamo chi segna in quei casi. Siamo quarti perché non abbiamo i Milik e i Diawara del caso.

Siamo quarti perché i giocatori si sono depressi dopo la grossa delusione di Udine, perché alcuni buoni giocatori non hanno ancora la forza di superare tutto, perché i giocatori mediocri diventano pessimi se non sono coperti. 

Ci sta lamentarsi perché potevamo essere terzi in carrozza, ma se avessimo gli uomini o la tempra o la fortuna di fare tantissimi punti sempre…non avremmo il quarto posto come obbiettivo stagionale. E dire che facciamo schifo perché perdiamo col Torino, o che Icardi non è da Inter o sciocchezze simili non ha senso.

Perché il Milito di turno fa 20 gol col Genoa e il Genoa si salva. Ma se gli metti i 10 gol di Sneijder, i 10 di Eto'o, i 10 di Stankovic, i 10 di Maicon e via dicendo vinci tutto. 

Perché l’Allegri che allena il Cagliari si salva, l’Allegri con Ibra e Tiago Silva vince.

Questo per dire che l’Inter attuale non è una squadra da terzo posto comodo.

Non ha un bomber che la limita, né un allenatore che non sa gestirla.

L'Inter attuale è una squadra che arriverà quarta giocandosela fino all’ultimo.

Come previsto ad agosto.

Spalletti fa errori ma ha il controllo sullo spogliatoio. Ha dovuto gestire un crollo emotivo, ha fatto errori ma ha il controllo.

Icardi non è sufficiente ma farà i suoi 25 gol all’anno. Nelle partite in cui non segna faticheremo perché non abbiamo altri che lo facciano.

Non sono Pioli, che ha perso di mano i giocatori, o Pavoletti, che fa 10 gol di fila poi sparisce per il resto del torneo.

Torino e il derby sono partite deludenti, ma non dicono che l’Inter fa schifo o che stiamo sottoperformando.

Ci dicono i motivi per cui l’obbiettivo è il quarto posto.

A fine anno dovremo intervenire per cambiare l’obbiettivo e salire. Ma essere delusi ci sta, essere negativi no.

Lo diciamo da agosto. Senza tregua.

10/04/2018 Categories: InterInDeep Libero pensiero
©dopolavorointer.com
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