I Guerrieri della Notte - Un tal Julio

by Istvan Nyers

E così Julio ha fermato il suo volo[1]. Preso dalla nostalgia, sono andato a ripescare una notiziola all'epoca passata sotto silenzio, inverno duemilacinque. Eccola. «A Verona è attualmente in corso la presentazione dell'ultimo arrivato in casa clinvese: si tratta del portiere brasiliano, classe '79, svincolato dal Flamengo e tesserato dall'A.C. Chievo Verona, Julio Cesar Soares de Espindola. In nazionale è il secondo di Dida. In realtà il suo cartellino è di proprietà dell'Inter, che per via del già raggiunto numero di extracomunitari non l'ha potuto mettere sotto contratto a Gennaio e l'ha girato provvisoriamente ai veneti». Un trafiletto; be', alzi la mano chi avrebbe detto che in cinque anni Julio Cesar Soares de Espindola sarebbe diventato Julio, o Julione o L'Acchiappasogni secondo le varie declinazioni del tifo nerazzurro, il portiere che avrebbe vinto tutto, da protagonista. Per me è Julio, pronunciando quella J foneticamente a metà tra g e c per dare giusto un tocco di portoghese, senza strafare. Marchegiani ha raccontato di quando giulio si presentò lì nel freddo inverno veronese, in ciabatte e con un accenno di pancetta. Passò tutto il girone di ritorno in panchina, allenandosi, riguadagnando la forma, mentre i pandorini di Campedelli si salvavano per l'ennesima volta. In estate, partenza per Milano.

Noi eravamo scettici. Francesco Toldo, seppur già scricchiolante e non privo di difetti, ci sembrava ancora il titolare. Era pur sempre toldone.

Dal canto suo, Julio aveva già qualcosa di interista. La moglie, per esempio: Susana Werner, ex fidanzata di Ronaldo ai tempi dell'arrivo all'Inter, sposata nel 2002. A Milano, Julio fa la riserva a Toldo nella partita di Supercoppa italiana vinta contro la Juventus, in quella che dopotutto è la prima vittoria del grande ciclo. Ma Roberto Mancini cerca qualcosa di diverso e già alla prima di campionato, Inter – Treviso, Julio è titolare. La partita finisce 3-1, tripletta di Adriano. Il portiere avversario è un tal Samir Handanovic. Del resto era stato proprio Mancini a chiedere il suo acquisto, come ricorderà anche Lele Oriali[2]. La formazione di quella prima di campionato era: Julio Cesar, Zanetti, Cordoba, Materazzi, Favalli; Figo, Cambiasso, Veron, Stankovic; Recoba, Adriano[3].

Il debutto in Champions League, settembre 2005, è a Bratislava, in casa dell'Artmedia: 1-0, decide ancora Adriano. La stagione si chiude con la vittoria della Coppa Italia e con un terzo posto che diventerà primo a seguito di un paio di inchieste tutt'ora in voga. Oltre che essere un gran portiere, giulio è anche un portafortuna.

Ma è soprattutto un gran portiere. Julio para di piede, di mano, di braccio, di gomito e di ginocchio, sempre con uno stile gattescamente elegante. Quando la palla va verso lo specchio dispiega tutto il suo corpo con un'elasticità fuori dal comune, spingendo con le gambe per coprire più distanza possibile, usando ogni centimetro, fino alla punta estrema degli arti. Leggero nel volo, rapido nei movimenti, esatto nella scelta del tempo, visibile tanto ai compagni del reparto arretrato quanto agli attaccanti avversari, molteplice quando allunga i suoi arti per respingere o bloccare. Quando la presa gli sfugge dopo un'uscita, si mette sulle sue tracce con il riflesso di un bambino a cui abbiano strappato il giocattolo preferito. Parate che hanno fatto impazzire decine di avversari, a volte sfidando, come si dice in questi casi, la legge della fisica.

Tra i pali dell'Inter Julio para in tutto dieci rigori, tutti in serie A. La prima vittima è poco illustre: Michele Fini, in un Inter – Ascoli 2-0, autunno 2006[4]. Il centrocampista prende una rincorsa lunga, dalla lunetta. Julio se ne sta ritto e fermo sulla linea, osserva l'avversario che prende la rincorsa e un attimo prima del calcio si tuffa alla sua destra, coprendo un po' di spazio guadagnando qualche centimetro in avanti. La palla schizza sui guanti e finisce a saetta su un bel cartellone TIM. Dall'altra parte del campo c'è da giurarci che a Gianluca Pagliuca, quel giorno portiere dell'Ascoli, sia scappato un sorriso.

Quattro anni dopo l'avversario dal dischetto è di ben altro rango. Inter – Milan, il risultato è 2-0 e il cronometro dice 46:10 del secondo tempo. L'arbitro Rocchi concede un calcio di rigore per fallo di mano di Lucio, che viene espulso. Trasformando il rigore, il Milan si porterebbe all'assalto di un'Inter già in dieci nel primo tempo per l'espulsione di Wesley Sneijder. La rincorsa di Dinho è simile, non ce ne voglia, a quella di Michele Fini, solo più decentrato sulla sinistra. Julio si accovaccia un attimo sulle ginocchia, poi la regia stacca sullo sguardo che Ronaldinho rivolge al suo compagno di nazionale. Solo l'istante di un'occhiata, poi di nuovo occhi al pallone e infine il calcio, un destro forte che si alza di qualche centimetro. Julio parte alla sua destra, con le mani protese oltre la testa. Il tiro non è angolatissimo ma forte; l'intuizione di Julio è corretta: il pallone viene respinto, stavolta su un cartellone SHINELCO; l'esultanza della squadra è incontenibile, José Mourinho in elegante cappotto blu festeggia con la faccia di chi sa che quella partita l'avrebbe persa solo se finiamo con sei.

Il resto della storia, così come questo episodio, è scolpito nella testa e nel cuore di ogni interista – e di ogni sportivo, si direbbe. Il 30 agosto 2012, alla fine dell'estate, Julio si presenta sul pratone del Meazza prima di un malinconico Inter – Vaslui, preliminare per l'Europa League. A rendere ancora più malinconica l'atmosfera è il saluto di Julio, fresco di rescissione del contratto. L'Inter ha avviato il suo faticoso, pasticciato rinnovamento, sportivo e dirigenziale, e i vecchi eroi del Triplete vanno via uno dopo l'altro. Dal campo Julio saluta tutti i tifosi. Non avremo il piacere di incontrarlo, da ex, tra i pali del Benfica. Adesso che ha smesso lo aspettiamo al Meazza, da spettatore, per tributargli tutto il nostro affetto. Smuack.



[1]Anche se hey, da qualche parte, in un'altra dimensione, è ancora in aria, dopo il tuffo sul sinistro di Leo Messi.

[2]“Julio Cesar fu un'intuizione di Mancini, che grazie a un proprio collaboratore fu bravissimo a scovarlo”.

[3]A disposizione: Toldo, Ze Maria, Wome, Pizarro, C. Zanetti, Solari, Cruz.

[4]A segno Javier Zanetti e Luis Figo.

29/11/2017 Categories: I Guerrieri della Notte Libero pensiero
©dopolavorointer.com
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