Fuoco incrociato

by Mister X

Si dice che i campionati, i lunghi tornei con andata e ritorno, sono più "equi" dei tornei a eliminazione diretta. Raggiungere un obbiettivo nell’arco di 38 partite dà un senso di merito diverso. La squadra che raggiunge l’obbiettivo accumulando punti gara per gara è superiore a quelle che arrivano dopo. Se sbagli una partita a ottobre hai tempo per recuperare. Lo scontro diretto con le rivali è importante ma non decisivo.

Tutti concetti che danno un senso di compiutezza, di inevitabilità. Se vinci un torneo cosi te lo sei meritato.

Nella memoria dell’Inter è una sensazione che conosciamo bene: lo scudetto vinto ad aprile a cui manca solo la matematica. Lo scudetto che può arrivare nel derby, e invece perdi e lo vinci comunque la settimana dopo, con un piccolo rammarico ma comunque vinto. Lo scudetto che ti dovresti giocare la domenica ma i rivali perdono il sabato e tu entri in campo già campione. Momenti in cui non esisteva la partita decisiva, la vittoria era un lavoro compiuto nel corso di un anno intero.

Oggi confesso che mi sembra di essere in un altro mondo. Una partita di campionato che non ha nessuna delle logiche di un torneo lungo. Nemmeno il gusto sadico della sfida a distanza, in cui l’altra squadra ha già risolto la gara nei primi minuti e invece tu sudi fino all’ultimo. La sottile accusa verso le squadre che si Scansano, sempre le altre, confronto a quelle che invece giocano alla morte, sempre quelle che incontriamo noi. Le sfide a distanza con la Roma, ad esempio, che non riuscivamo mai a battere nello scontro diretto e che all’ultima giornata era sempre 2-0 a fine primo tempo, mentre noi ci impantanavamo contro i Parma e i Siena, in attesa che Zlatan o Diego facessero il miracolo.

Oggi ci troviamo in un paradosso: una sfida per l’accesso alla Champions League, che di per sé è già una sfida a eliminazione. Non conta più il percorso fatto finora, i punti guadagnati e persi all’ultimo, le figuracce, le goleade, i gol al 94esimo subiti. I "se in quel momento"...gli "adesso saremmo".

Non si scappa più, è giocarsi l’obbiettivo contro la rivale diretta, in una partita secca da vincere e basta.

L’impressione è che ci siamo arrivati non meritando, fallendo numerosi matchpoint, ma lo stesso si può dire degli altri. La Lazio ha avuto le coppe, è vero, ma non dimentichiamo come ne è uscita, crollando contro un avversario già sconfitto, a sole 3 gare da un accesso in Champions matematico tramite l’Europa League. Non si spannoleggia solo nelle singole gare, ma anche nei tornei, come ci dimostra Mourinho, che ha rischiato un fallimento completo puntando su una gara da dentro o fuori per arrivare in Champions, e ha avuto successo.

Inzaghi ha di fatto abbandonato l’Europa a un passo dal traguardo per non perdere terreno nel momento clou del campionato. Avrebbe dovuto rischiare tutto in Europa? Ha fatto bene?

Le stesse domande che ci facciamo noi su Spalletti, se non poteva rischiare di più per vincere, se ha fatto bene a catenacciare per pareggiare certe gare.

Ora però sono finiti i calcoli. Non so se il tecnico dei biancocelesti metterà il bus o meno, ma non c’è più tempo di calcoli o tattiche conservative. Dentro o fuori. Non contano le 37 partite finora. Conta solo questa, che ci meritiamo o meno. Che abbiamo l’occasione per merito nostro o altrui, conta che ce l'abbiamo.

In una punta di pessimismo dirò che la mia impressione è questa. Con la Champions tutto sarà dimenticato. L’entusiasmo di giocarla finalmente appianerà le divergenze, porterà ai riscatti di Rafinha e Cancelo, al tenere Skriniar che vorrà giocare la coppa con noi, al darci un Icardi motivato.

Senza la Champions sarà un (non) progetto diverso, venderemo parecchio e non riscatteremo. L’anno prossimo saremo fortunati a giocarci qualcosa ancora a febbraio.

Concludo con un pensiero personale. Ho detto che non importa se l’ultima spiaggia non la meritiamo o se ci è stata data da altri. Ed è vero. Credo che negli ultimi 7 giorni un allenatore non abbia nominato né pensato all’Inter, che abbia allenato e spronato i suoi a giocare solo per loro stessi e non per favorire un’altra squadra. A giocare per la salvezza e noi per salvare le chiappe a una squadra caduta sul traguardo.

Walter Zenga è questo, è il giocatore per cui ho iniziato a tifare Inter, è una persona che sprona al massimo il suo Crotone a san siro per un punto, e allo Scida con la Lazio. È l’allenatore triste per i due punti che ha tolto alla squadra che ama, ma professionale al punto da toglierli, lo stesso allenatore che spinge i suoi a dare il massimo oggi, e pur avendo preso solo un punto, ha comunque l’orgoglio di aver aiutato l’Inter come poteva, sportivamente e con correttezza. Lavorando per sé stesso e per il Crotone.

A nome dell’Inter io ti chiedo scusa Walter, scusa per averti deluso, per aver fatto un campionato sotto le nostre possibilità, scusa per non averti consegnato una Lazio matematicamente quinta contro cui vincere un po’ più agevolmente e salvarti. Perché nel fuoco incrociato tra Inter e Lazio, la sconfitta o la vittoria dell’Inter col sassuolo non ha valore, la nostra situazione sarebbe quasi la stessa. I 2 punti persi oggi servivano solo al Crotone, vittima di una guerra tra due squadre che doveva e poteva finire un mese fa.

Ora abbiamo entrambi tutto da giocarci all’ultima gara. Festeggiamo insieme all’Uomo Ragno, facciamolo diventare l’unico a salvare due squadre invece di una.

 

14/05/2018 Categories: InterInDeep Libero pensiero
©dopolavorointer.com
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