Focus on: Mateo Kovacic (e l'incontro al Solo Inter)

di Jon BonJovi

FOCUS: Mateo KOVACIC 

Ruolo: Centrocampista

Introduzione

Mateo Kovacic, nato a Linz (Austria) il 6 maggio 1994, è stato prelevato dalla Dinamo Zagabria il 30 gennaio 2013, per complessivi 11 milioni di €.Alla Dinamo spettano inoltre 2 milioni se l'Inter si qualifica due volte alla Champions League e altri 1,5 milioni se vince due scudetti entro il 2017.

Kovacic ha esordito con la maglia della Dinamo Zagabria nella stagione 2010-11, contro la Hrvatski Dragovoljac.  La rete segnata da Mateo, nella larga vittoria ottenuta dalla Dinamo (6-0), lo ha reso il  più giovane debuttante e marcatore nella storia della massima serie croata (all’età di 16 anni e 198 giorni).

Chiude l’anno di esordio con 7 presenze e 1 gol (266 i minuti giocati), cui si aggiungono le 3 presenze con la nazionale Croata Under 17. Nella stagione 2011-12 Kovacic conquista immediatamente il posto da titolare, guidando il centrocampo della Dinamo Zagabria e totalizzando 25 presenze, con 4 reti e 7 assist (1.752 i minuti giocati). Il giovane croato si mette in mostra anche nella massima competizione europea, raggiungendo quota 12 presenze (6 nei turni preliminari) e togliendosi la soddisfazione personale del primo gol “europeo” nella contestatissima e “sospetta” disfatta interna della Dinamo contro il Lione (1-7).

Mateo diventa inoltre un punto fisso delle rappresentative croate, disputando 5 incontri con l’Under 19 prima della convocazione con l’Under 21 (4 presenze nelle Qualificazioni agli Europei di categoria).

La precocità e il talento cristallino di Kovacic attirano l’attenzione di numerosi club europei, chiaramente ammaliati dalla visione di gioco e dalla facilità di corsa di questo centrocampista, utilizzato prevalentemente come regista.

Stagione 2012-13

Nel mese di gennaio 2013, con un blitz a poche ore dalla chiusura ufficiale della sessione di calciomercato invernale, l’Inter preleva Kovacic e lo mette immediatamente a disposizione del tecnico Andrea Stramaccioni. 

Il talento croato chiude la sua esperienza alla Dinamo Zagabria con 11 presenze stagionali in HNL (1 gol, 4 assist) e altre 8 partite disputate in Champions League (2 nei preliminari). L’approdo nel nostro club avviene in un momento estremamente delicato della stagione e l’esordio non è particolarmente felice (45 minuti giocati nella partita persa 3-1 a Siena). A fine anno saranno 15 le convocazioni per Kovacic, con 13 presenze da titolare e 2 ingressi dalla panchina (contro Siena e Fiorentina). Mateo scende inoltre in campo nel doppio confronto contro CFR Cluj (due vittorie col punteggio di 2-0 e 3-0) e Tottenham (sconfitta 3-0 a Londra e vittoria, purtroppo inutile, 4-1 a San Siro). La fallimentare chiusura della stagione, culminata con una serie raccapricciante di sconfitte, non offusca minimamente il talento di Kovacic, in grado di brillare con le sue progressioni, i suoi dribbling e le sue giocate in profondità.

Stagione 2013-14

Kovacic vive una stagione poco entusiasmante, con un rendimento inferiore alle attese. Sotto il profilo tattico desta perplessità la collocazione del croato quale seconda punta o trequartista, con risultati ampiamente insoddisfacenti, mentre nel ruolo di interno (ultimi incontri disputati: Hellas-Inter 0-2, Sampdoria-Inter 0-4, Parma-Inter 0-2, Inter-Napoli 0-0 e Inter-Lazio 4-1) Kovacic riesce ad offrire un contributo positivo alla manovra e partecipa attivamente alla fase difensiva, come richiesto dal tecnico.

Il feeling con Walter Mazzarri non appare tuttavia elevato e Mateo, a fronte di 31 presenze complessive, gioca nell’arco dell’intera stagione 1.538 minuti (con 3 assist, splendidi, contro il Livorno e la Lazio). Solo in 13 occasioni è schierato da titolare, finalmente da aprile disputa cinque match consecutivi dal 1° minuto (tre vittorie e un pareggio il bilancio della squadra).

Caratteristiche tecniche e prospettive future

Mateo Kovacic interpreta il ruolo di regista in modo assolutamente peculiare, riuscendo ad essere efficace negli scambi stretti ma al contempo evidenziando una grandissima capacità di partire in progressione, palla al piede. La visione di gioco del talento croato è notevolissima, soprattutto ove si consideri la giovane età, e lo rende ancora più prezioso in ottica futura.

Mateo può migliorare sotto il profilo della concentrazione e della rapidità nella circolazione della palla, talvolta abusa della sua capacità di corsa e dell’abilità nel dribbling. È persino scontato sottolineare che deve allenarsi intensamente per affinare le sue doti nel lancio lungo e nel cambio di gioco, ma soprattutto nel tiro, ad oggi piuttosto fiacco e poco incisivo.

Per rendere al meglio e sfruttare il suo fantastico potenziale, Mateo necessita comunque di una squadra dinamica, con parecchio movimento senza palla e in grado dunque di sfruttare i suggerimenti in profondità del croato. La posizione di partenza, regista puro dinanzi alla difesa o interno, diventa in tal senso un aspetto secondario, perché strettamente correlato all’impostazione tattica complessiva dell’11 nerazzurro.

A parere dello scrivente Kovacic può diventare, se correttamente seguito nel suo processo di crescita, uno dei migliori interpreti europei del ruolo e uno dei pilastri dell’Inter targata Thohir.

 

Mateo al Solo Inter

di Maffo17

 

Tra le tante peculiarità del genere umano, vi si trova, non in una posizione secondaria, quella di dedicare gran parte del proprio tempo ad iniziative perfettamente inutili.

 È così che, a metà del XIX secolo, nella sfaccendata Inghilterra vittoriana, vanno organizzandosi gli sport, eventi ricreativi con proprie regole, che fornivano passatempo e spunti di conversazione.

Tra questi, il football, o calcio, ha guadagnato particolare rilevanza, fino a quando, nel 1908, la nascita dell'Internazionale Football Club di Milano lo ha reso qualcosa di più di un semplice sport: la dimostrazione della possibilità di portare l'umano in una dimensione superiore. È con la certezza ed il sottile piacere di coltivare questa fatuità dell'animo quindi che mi reco ad omaggiare chi incarna le sfide dell'interismo in questo momento: il grande numero 10 Mateo Kovacic.

Fin dal suo arrivo a Milano nel gennaio 2013, i pareri sono discordi: è un fuoriclasse, mamma mia che campione, questo c'ha il cervello nei piedi. Insomma, nel tifo interista, tradizionalmente incline alle divisioni, avevamo trovato un punto d'intesa finalmente. Solo il suo arrivo riesce a farmi dimenticare parzialmente l'addio di Coutinho, un altro mio sfortunato pupillo.

Mentre passava questo anno mediocre e grigio, anche Mateo però ingrigiva in panchina, fino a quando un vento d'oriente non ha cappottato di nuovo il nostro maldestro nocchiero, imponendo la sua presenza sulla nave nerazzurra, magno cum gaudio, crescendo di partita in partita. Ecco presentarsi così, in un mercoledì pomeriggio del maggio più incasinato che ricordi, la grande chance: Mateo ti aspetta domani al Solo Inter!

Come resistere, tanto più che il giorno seguente non avevo niente da fare? E così, eccomi di nuovo sul treno che dal profondo della pianura mi porta nella metropoli, ma oggi non si dorme.

Leggiucchio distratto, anche dopo essermi messo in fila, ordinato, civile: interisti, popolo superiore, che ha patito le ferali ore di via Massaua-aua-aua solo pochi anni prima. Intorno a me altri ragazzotti giovani: non percepisco ahimè geni tifosotti, e per questo non mi espongo nel criticare questo o quel giocatore, neppure il Misteh.

Oggi è un giorno di festa.

Se ripenso al tempo dell'attesa, mi sembra una bolla insignificante, più o meno come il passaggio di Mateo fuori dalla Volvo: in polo beige -o colore non meglio definito-veloce, letale.

Mi aspetta.

Con me la sua maglietta, presa a gennaio, quando sembrava possibile un suo addio (orrore) ed il pallone dell'anno del Triplete. L'ultimo giocatore a firmarmi gadgets era stato l'orco Lucio, traditore sfortunato.

Quando srotolo la maglietta davanti a lui, subito esclama: bella! Ci siamo capiti. Mi sembra visibilmente più contento che con altri tifosi, ed il fotografo ne approfitta, scattando a ripetizione.

Sono emozionato, non tengo il pallone dritto, Mateo con un filo di voce mi fa: se vuoi ci penso io. Non capisco più niente, ma rimetto a posto il pallone e gli dico: no, ma se lo puoi firmare.. Nessun problema, mi dice, e mentre sto per andarmene, mi sento di dirgli: non preoccuparti grande, il gol arriverà presto.

E lui ancora, con quel suo sorriso timido, si lascia andare ad un “va bene capo”.

Chi è forte davvero, come Mateo, non ha bisogno di farlo sapere al mondo. La timidezza può aiutare a tenere lontani tanti scocciatori, in fondo. È così che ci siamo riconosciuti, dal primo momento. Non ci sono dubbi Mateo, l'Inter ti calza a pennello. Mentre mi allontano lo ammetto, mi si sono inumiditi gli occhi. Anche il pianto è una caratteristica unica dell'uomo.

Voglio piangere di gioia per l'Inter, di nuovo, molto presto, insieme a Mateo. E voi? 

17/05/2014 Categories: Focus On
©dopolavorointer.com
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