Fisicità, ti ho perso ieri ed oggi ti ritrovo già

di AngelOne

Lasciando perdere i peana di questi giorni nei nostri confronti, prontissimi a essere trasformati in critiche feroci magari al primo stop, godiamoci per ora il bottino pieno in campionato e la vittoria nel derby.

Siamo ancora all'inizio, impossibile pronosticare una lotta per lo scudetto o per il piazzamento in Champions League prima della metà del campionato, tempo necessario secondo me per assestare una squadra completamente nuova e i relativi giudizi dall'esterno. L'importante è aver iniziato bene in queste tre giornate.

Tre giornate che se volete ci hanno raccontato poco sul gioco della nostra squadra (nelle prime due partite c'era un'Inter completamente diversa rispetto all'attuale), ma parecchio su una questione molto importante: per adesso sembriamo aver finalmente recuperato un minimo di voglia di lottare, di non mollare, roba che avevamo completamente dimenticato negli anni passati.

Piccoli segnali, il gol di Jovetic allo scadere con l'Atalanta, il rigore procurato in extremis da Guarin contro il Carpi, la voglia di andare a vincere il derby nonostante grosse difficoltà fisiche nella ripresa e un paio di elementi totalmente nuovi in squadra.

Starà senz'altro contribuendo il cambiamento radicale auspicato da tutti noi negli ultimi mesi e fortemente voluto da Mancini, un restyling vero e proprio che ha eliminato qualche faccia triste dai titolari, sacrificando anche qualche talento su cui i rimpianti di un mancato totale investimento sono stati spazzati via dalla sua quotazione e dalla legge del calciomercato, ha ringiovanito la rosa (secondo i dati Opta siamo la rosa più giovane d'Italia, con una media di 25,02 anni) e rinvigorito gli effettivi in campo, in termini di fisicità.

Lungi da me fare il "solito" confronto fra le varie Inter manciniane, anche perchè parliamo di epoche diverse e soprattutto di campioni che hanno segnato un'epoca vincente, ma siamo più o meno tutti consapevoli che la direzione presa verso una squadra più fisica è stata una precisa scelta dello staff tecnico, per una semplice questione: in Italia le squadre costruite sul fisico (e ovviamente accompagnate da gente all'altezza) spesso riescono ad avere la meglio sul resto dei competitor e certamente sopperiscono alle mancanze dovute ad un bel giuoco (cit.) che difficilmente arriva o che difficilmente l'allenatore è in grado di dare alla squadra.

Troppe volte abbiamo visto avversari maramaldeggiare contro di noi anche a San Siro, troppe volte siamo stati succubi di una condizione fisica deficitaria ma anche di una reazione quasi nulla, da pappemolli. E' giustamente arrivato il momento di dire basta.

Il primo passo è stato quello di costruire un undici titolare fatto di gente fisicamente dotata, aumentando il peso specifico in campo proprio in termini di centimetri d'altezza.

Mi sono divertito con il buon caro vecchio Excel a confrontare l'ultima Inter di Mancini 14/15 con la formazione che più si avvicina a quella che probabilmente sarà invece titolare quest'anno (no, non dimentico l'amore del mister per Medel, colui il quale "con me troverà quasi sempre posto"):

Pochi centimetri in più, le dimensioni iniziano a contare.

Per gli amanti della statistica inserendo Medel nella squadra attuale al posto di un Guarin, Juan Jesus o Santon, guadagneremmo comunque da 1 cm a 1,5 cm.

Ma non è tanto l'altezza a fare da padrona nella sensazione di avere una squadra più fisica: è la cattiveria agonistica dei protagonisti che ci fanno ben sperare.

Da Felipe Melo a Kondogbia (che da questo punto di vista sono un passo avanti rispetto a Kovacic ed Hernanes), da Miranda a Murillo, un sicuro upgrade rispetto a Ranocchia e Juan Jesus che assistevano quasi terrorizzati agli attacchi avversari.

Ovvio, sono tutte considerazioni fatte sulla carta e sulla base di tre sole partite di campionato, ma l'idea che si possa sottomettere qualche squadra dal punto di vista fisico è già una grande novità rispetto al recente passato.

Certo, l'essere grossi e cattivi non può bastare per far bene, ma se ne siamo consapevoli noi, figuriamoci se non lo è Mancini. E' solo un inizio, cercare di formare un blocco, una base, una colonna vertebrale che tenga e lasciare al resto dei giocatori più talentuosi le azioni decisive. Perchè con tutta probabilità questa è l'idea su cui si fonderà la nuova Inter.

Oh, già vedere un Melo che ringhia sugli avversari ed esce senza timori palla al piede dà qualche piccola soddisfazione.

Nell'attesa di vedere una crescita generale nei prossimi mesi, per ora ci accontentiamo di questi piccoli segnali positivi.

Sarà poco, ma per quest'inizio di stagione va bene così.

15/09/2015 Categories: Libero pensiero
©dopolavorointer.com
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