Europa League e giovani

di JonBonJovi

È agevole ritenere che sia nella natura umana cercare aspetti positivi anche in situazioni profondamente negative, quali le attuali vicissitudini nerazzurre, parzialmente mitigate dal pareggio nel derby e dalla ottima rimonta di Catania.

Accantonando per un momento l’affannosa rincorsa al terzo posto (distante 1 punto), la tanto bistrattata Europa League ha in realtà fornito qualche spunto interessante per consentire alla società una più attenta valutazione delle c.d. alternative, dei giovani e delle loro qualità.

Certamente l’Europa League (affettuosamente rinominata Sticazzi League) è una competizione che presenta evidenti “difetti”:

a) introiti economici modesti (sotto ogni profilo: soldi provenienti dall’UEFA, incassi, ecc.)

b) dispendio di energie elevato, data la vicinanza tra gli impegni europei del giovedì sera e i successivi incontri di A.

c) difficoltà logistiche

d) livello degli avversari talvolta modesto

e) appeal assolutamente non paragonabile alla Champions League

Anche al netto dei menzionati limiti di tale competizione, ritengo tuttavia che sia stata sinora una valida “palestra” per le seconde linee e per i giovani.

Se analizziamo nel dettaglio i dati statistici, l’Inter ha disputato 12 partite (incluse le sfide dei Preliminari contro Hajduk Spalato e FC Vaslui) con un bilancio di 7 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte. 23 invece le reti realizzate e 13 quelle subite.

Assegnando i canonici 3/1/0 punti, come se si trattasse di un campionato, si nota che l’Inter avrebbe totalizzato 24 punti, con una media di 2 punti a partita (contro gli 1,85 punti di media a match in Serie A).

È altresì agevole rilevare che la media dei gol realizzati si attesta ad 1,91 a partita e quella dei gol subiti ad 1,08. Sconfortante notare che in Serie A l’Inter mediamente segna 1,62 reti a incontro e ne subisce 1,33. Tali valori dovrebbero far riflettere la società, anche al netto del livello non eccelso delle compagini affrontate in Europa League (Hajduk, FC Vaslui, Rubin Kazan, Neftchi Baku, Partizan Belgrado, CFR Cluj).

Risulta infatti paradossale che l’Inter B, spesso infarcita di riserve (10 presenze per Jonathan, 9 Silvestre e Coutinho, 7 Livaja) e di giovani, talvolta assemblata in modo indecifrabile, sia comunque molto più redditizia rispetto a quella che rappresenta (teoricamente) la formazione titolare.

L’Europa League 2012-13 ha visto l’esordio di parecchi prodotti del vivaio nerazzurro, quali Simone Pasa (classe 1994; 2 presenze), Isaac Donkor (classe 1995; 1 presenza nella disastrosa trasferta contro il Rubin Kazan), Andrea Bandini (classe 1994; 1 presenza), Andrea Romanò (classe 1993; 2 presenze), Marco Benassi (classe 1994; 3 presenze e 1 gol contro il Cluj), Ibrahima M’Baye (classe 1994; 2 presenze) e Luca Garritano (classe 1994; 2 presenze).

In queste partite ha trovato spazio anche Marko Livaja (classe 1993), che è andato a segno 4 volte (sarebbero state 5 senza il grottesco errore di un giudice di porta) e ha dimostrato una certa maturità.

L’aspetto meno piacevole è rappresentato, more solito, dal fatto che l’Inter, intesa quale società, non ha ritenuto opportuno offrire serie chances agli elementi che sono riusciti a brillare in Europa League. Livaja è stato sacrificato nel contesto di un “affare” parecchio contestabile, anche prima dell’infortunio a Diego Milito.

Benassi è stato utilizzato 1 sola volta in A (contro il Pescara a San Siro) e ha collezionato altre 2 presenze in Coppa Italia, offrendo sempre un buon rendimento ma venendo poi inspiegabilmente accantonato.

Strano sottolineare che anche Garritano, le cui caratteristiche tecniche potrebbero tornare utili in un reparto deficitario come l’attacco nerazzurro, non ha avuto vita facile. Ad oggi attende ancora il giorno del suo esordio in A.

In sintesi, date la difficoltà del doppio confronto col Tottenham (avversario di buon livello, con giocatori che possono far male alla retroguardia dell’Inter), è stata sprecata l’occasione di dare stabilmente e con criterio spazio ad elementi giovani, “affamati” e in grado di sopperire al gap d’esperienza con l’entusiasmo e con condizioni atletiche superiori rispetto a numerosi dei “titolari” o presunti tali.

L’esperienza di Livaja, decisivo in coppa ma immediatamente ceduto per l’acquisto del mediocre Schelotto, è emblematica della politica (?) societaria. La vetrina europea serve non per la maturazione e valutazione dei giovani ma per la loro “esposizione”, in ottica comproprietà, prestito o cessione a titolo definitivo.

Analoga strategia, ma il discorso è più delicato, è stata seguita con Coutinho, ad oggi già determinante nel Liverpool (3 partite, 1 gol e 2 assist).

Niente di strano, se non fosse per la tanto sbandierata, anche recentemente, scelta di “ringiovanire”…

Paradossi!

 

06/03/2013 Categories: Libero pensiero
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