Esse est percipi

by FossatiComeBaratri

Vergognosamente copiato da un racconto di Borges e Bioy Casares.

Di ritorno a Milano dopo tanti anni vissuti all’estero, mentre girovagavo nella zona di San Siro, nostalgico del periodo in cui ero studente universitario e la sera andavo a vedere l’Inter giocare le coppe, non ho potuto fare a meno d’accorgermi del vuoto lasciato dall’assenza dello stadio Meazza.

Costernato, ho consultato in merito l'amico e il dottore Pietro Miccia, membro dell’Accademia dei Lincei. L’ho trovato che centellinava un amaro Montenegro. Me ne ha offerto un bicchiere.

- Ho sempre preferito il Braulio – gli ho detto.

- Bevi e non rompere, tanto tra il Montenegro e il Braulio tu non senti la differenza. – ha replicato lui.

Gli ho chiesto dello stadio. Poco prima d’addormentarsi sulla scrivania occupata da pile di tablet, mi ha mandato da un amico comune, Tullio Savastano, presidente della FC Inter 2028, la cui sede si trova nel Palazzo dell’Amianto, in via Isaac Newton (non l’influencer Abraham Isaac Newton, ma lo scienziato e cabalista che sosteneva l’esistenza di due tipi di tempo, quello vero e assoluto che possiamo soltanto venerare e quello apparente che possiamo misurare).

Arrivato davanti alla palazzina, ho trovato un cartello sulla facciata che diceva: „Qui sta nascendo una nuova residenza. Un progetto unico. Un capitolato esclusivo a cura di grandi marchi dell’interior design“.

Il presidente Savastano, nonostante il regime di doppia dieta a cui l’ha sottoposto il suo medico e vicino di casa Dr. Narbondo, si è mostrato ancora piuttosto in sovrappeso e statico, un monolite di carne sopra una poltrona in pelle.

Anche se mi ripetevo che Savastano un tempo era stato un compagno d’infanzia, ai tempi in cui indossavo la maglia di Agüero per giocare nel parchetto di Piazza Grandi, la maestà della sua carica si è imposta su di me e allora ho pensato rapidamente a qualcosa da dire per rompere la tensione.

- Congratulazioni per il gol del nuovo centrocampista, Renovales, dopo quel passaggio geniale di Musante.

Sensibile al mio tentativo di adulazione dell’undici nerazzurro, il grande uomo ha infilato la cannuccia nel suo succo di frutta e ha dato una lunga poppata fino ad accartocciare la confezione. Poi mi ha detto filosoficamente, come uno che sogna ad alta voce:

- E pensare che sono stato io a progettare l’architettura della rete neurale alla quale sono connessi.

- Rete neurale? Ho chiesto, sorpreso. Vuoi dire che Musante non è un robot autonomo, è solo il nodo di una rete? Renovales non è Renovales? Le rovesciate di Limardo, l’idolo che fa esplodere di gioia i tifosi, sono il prodotto di uno strato di neuroni e non di reale tecnologia?

La risposta mi ha fatto cadere le braccia.

- Come? Credi ancora nei robot autonomi e negli idoli? Dove hai vissuto, Don Domecq?

Entrò una segretaria (lei si, un’autentica Cobot-Cer, robot collaborativa certificata), che stretta nel suo abitino bianco sembrava un’infermiera. Sussurrò qualcosa all’orecchio di Savastano.

- Un altro drone si è abbattuto sulla nostra vetrata? – Esclamò il Presidente. Poi si rivolse a me. – Il cielo è pieno di droni fuori controllo. Le ditte di trasporti che li hanno attivati sono fallite, o il loro manutentore è morto, o si è licenziato, e quei cosi ronzano nel cielo senza più collegamento alla rete nè accesso al GPS. Il mese scorso un drone abbandonato a se stesso si è schiantato sul portone d’ingresso. Trasportava vernice rossa e nera che si è sparsa dappertutto. Uno schifo. Per fortuna l’edificio non è ancora terminato e sono riuscito a far includere i lavori di riparazione nel budget di completamento della facciata.

La Cobot-Cer segretaria ha garbatamente richiamato su di sè l’attenzione di Savastano. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto averne un modello uguale.

La voce presidenziale ha stabilito:

- Ho già parlato con De Filippis e con Lo Tare. Al prossimo turno perde l’Inter, due a uno. Facciamo una partita tirata, con un coefficiente di opposizione di 0.94, e non cadiamo nell’errore, ricorda bene, di ripetere il passaggio di Musante a Renovales, che le persone adesso lo conoscono a memoria. Voglio immaginazione, creatività, imprevedibilità. Capito? Ora puoi andare.

Ho raccolto le forze per azzardare la domanda, sapendo che sarebbe stata l’ultima concessami:

- Devo dedurre che l’esito del campionato è già stato programmato?

Savastano mi ha letteralmente fatto rotolare nella polvere.

- Non vi è alcun campionato o immagini o giochi. Gli stadi sono opere in fase di demolizione o che cadono a pezzi già da sole. Un tempo tutto accadeva in televisione e alla radio. Oggi il sistema si è trasferito sul cloud. La falsa eccitazione dei telecronisti, non ti ha mai portato a malignare che sia tutta una finzione? L'ultima partita di calcio è stata giocata a Buenos Aires il 24 giugno 1937. Da quel preciso momento, il calcio, come tutta la vasta gamma di sport professionistici, è diventato un genere drammatico. Prima era a carico di un singolo essere umano in una cabina di regia o di attori con una maglietta davanti al cameraman. Poi, da quando la tecnologia lo ha consentito, è diventato il prodotto di un’unica rete neurale.

- Presidente, chi ha progettato il sistema? Sei stato tu? - Ho chiesto.

- Io ne ho progettato una piccola parte, e mi rendo conto di essere stato indotto a farlo da qualcuno più intelligente di me. Ma chi sia il Grande Architetto, nessuno lo sa. Tanto varrebbe indagare su chi per primo ha avuto la trovata di organizzare le inaugurazioni delle scuole pubbliche e le fastose visite delle teste coronate. Queste sono cose che nell’era analogica non esistevano al di fuori degli studi di registrazione e delle redazioni e che nell’era digitale non esistono al di fuori della Mente Artificiale alimentata dai miliardi di dati che noi tutti continuamente le portiamo. Convinciti, Domecq, tutta la realtà si riduce all'idea che di essa abbiamo; questa idea non nasce dalla nostra attività percettiva, ma è indotta in noi dall'esistenza di un’Intelligenza Artificiale; le idee sono cioè azioni della Mente Artificiale sulla nostra mente. 

- E la conquista del Triplete? – Ho domandato con un tono lamentoso e infantile.

- Fu un programma straniero, una co-produzione luso-lussemburghese. Un’evoluzione spettacolare, non lo neghiamo, del fado portoghese. I campioni che si sacrificano senza lamentarsi... L’allenatore che sale sull’auto del Real Madrid e abbandona tutti subito dopo la consegna del trofeo... La ferita dell’abbandono che si apre...

- Presidente, mi fai paura, - mormorai per interromperlo, non rispettando la scala gerarchica. - Quindi, niente di spontaneo succede nel mondo?

- Molto poco, - ha risposto con la sua flemma napoletana. - Quello che non comprendo è la tua paura. La razza umana è a casa, pronta, attenta davanti allo schermo, prevedibile e rintracciabile in ogni momento. Cos'altro vuoi, Domecq? È la marcia gigante dei secoli, il ritmo del progresso che viene imposto.

- E se l'illusione si rompesse? - Ho detto con un filo di voce.

- Che si rompa pure. - mi tranquillizzò.

- In tal caso, sarò una tomba. - Ho promesso. - Giuro per mia scelta etica personale, per la mia lealtà alla squadra, a te, a Limardo, a Renovales.

- Di' pure quello che vuoi. Anche se tu riferissi quello che ti ho raccontato, nessuno ti crederebbe.

Una chiamata in arrivo. Il presidente si è messo la sigaretta elettronica all’orecchio e ha approfittato della mano libera per mostrarmi la porta d’uscita.

16/05/2018 Categories: Libero pensiero
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