Ecce Homo, il peso della maglia

di i'm_not_there

PERCHÉ SONO COSÌ SAGGIO – Stagione amara quella che si conclude con il mese di maggio. La squadra vince con l’Empoli, Icardi conquista il titolo di capocannoniere, ma si aspetta solo di voltare pagina. La classifica è impietosa. Mancini può solo ribadire quello che appare fin troppo evidente: “Bisognerà lavorare, fare degli errori durante la preparazione e migliorarli. Sicuramente la squadra andrà rinforzata sul mercato ma questo il presidente lo sa. Non credo che sono stati 5 mesi buttati via. I risultati ci condannano ma la squadra è diventata una squadra vera. Facciamo degli errori in difesa che paghiamo ma la squadra potrà migliorare. Quanti giocatori servono? Otto, nove”.

Gli arrivi saranno molti, in effetti. Sulla sirena finale, anche Felipe Melo raggiunge Appiano Gentile. Il centrocampista brasiliano, chiesto con insistenza dal tecnico di Jesi, rappresenta con Miranda quel tassello di esperienza e personalità che sembra mancare terribilmente all’Inter delle ultime stagioni.

I due brasiliani e l’innesto di talento e muscoli – con Kondogbia, Jovetic e Perisic su tutti – personificano una promessa, che la nuova stagione non sia come quella trascorsa. Ma ogni promessa è soprattutto un compito e non si tratta soltanto di trovare il migliore assetto tattico, ma di costruire una squadra che non si sciolga alle prime difficoltà. La lentissima transizione del post-triplete ha svuotato l’Inter di carisma e attitudine alla vittoria: chi mostrava personalità e carisma non trovava passo e continuità, chi era chiamato a salire di grado palesava limiti caratteriali. Mancini cerca, primariamente, di instillare una nuova attitudine per tornare a essere competitivi.

PERCHÉ SONO COSÌ ACCORTO – San Siro ribolle, la temperature sale con l’avvicinarsi del fischio di inizio. La squadra saggia il terreno e le voci esplodono. La San Siro nerazzurra torna ad assaporare quella sensazione, quell’ambizione, quelle convinzioni. Ed è impaziente. Vuole sentirsi protagonista e I giocatori in campo non possono non avvertire e sollecitare la stessa empatia. I derby sono partite anomale, giocate spesso sui nervi, richiedono ancora più concentrazione e non rispondono sempre ai valori attesi. Proprio questa eccentricità permette forse di individuare qualcosa di rivelativo sulle squadre in campo, portando al limite situazioni di gioco, mancanze, frequenze emotive e caratteriali dei giocatori come dell’ambiente. Cos’è emerso da questa domenica? Che sensazioni ci lascia la vittoria strappata ai rossoneri per il proseguo del torneo? I leader tecnici ed emotivi del gruppo, si diceva in principio. E le loro prestazioni. Mentre la squadra lavora per diventare squadra, alternando segnali positivi e meno positivi, vale la pena soffermarsi su due prestazioni, testa e coda dell’undici di Mancini.

Handanovic ha messo in campo una delle migliori prestazioni da quando indossa la maglia nerazzurra. In 90 minuti si registra solo un errore quando, nel forcing milanista, non accenna nemmeno l’uscita su un angolo, che giunge trafelato a due passi dall’area piccola. Per il resto ha esibito grande tranquillità. Anche con la palla tra i piedi ha mostrato meno imbarazzo che in passato. Buoni interventi, nessuna parata stratosferica, ma ha trasmesso una sensazione di solidità e sicurezza molto differente dal nervosismo – condito da salvataggi e qualche svarione – trapelato nelle stagioni precedenti.

Partita con molte ombre, invece, per Icardi, immortalato prima del match con Zanetti e la fascia che indossa con orgoglio per il derby. Il numero nove prova a muoversi sul fronte offensivo, pochi palloni giocabili e movimenti non sempre ben orchestrati con i compagni. Una grande occasione da rete sul finire del primo tempo e qualche buon taglio – che nel secondo tempo permetteranno a Guarin di scaricare il pallone in vetta al campionato. Icardi deve crescere nella capacità di dialogare con i compagni e nei movimenti. Lo sapevamo. Nondimeno resto convinto che ci consegnerà molti punti anche in questa stagione, è un classe '93 che studia per diventare un ottimo attaccante. I numeri che ne stanno accompagnando la carriera non possono essere liquidati con eccessiva facilità e la scorsa primavera ha evidenziato progressi significativi.

 

PERCHÉ IO SONO UN DESTINO – Da qui nasce il paradosso. Da qui emergono caratteri distinti e il lavoro che Mancini dovrà approntare per consolidare quello scalino  scavato in classifica.

Le prestazioni di Handanovic beneficiano dall'avere meno responsabilità su di sé – per una fase difensiva meglio organizzata –. Il ruolo da eroe tragico, ultimo e solo baluardo contro l’efferatezza delle folate avversarie, mal si adattava al volto del gigante di Lubiana.

Da un angolo del tutto distinto, invece, Icardi potrebbe soffrire il dover dividere le luci e le responsabilità della produzione offensiva – con Jovetic, in primis. Se tatticamente ha sempre mostrato di dover migliorare quando chiamato a giocare da terminale unico della squadra, Icardi è cresciuto esponenzialmente nel momento in cui è stato chiamato ad assumersi responsabilità e un ruolo da leader. Più la maglia si faceva pesante, aumentava il minutaggio, l’esposizione le aspettative, con maggiore rapidità sono cresciute le prestazioni del delantero scuola Barcellona. Le condizioni, inevitabilmente, sono cambiate e Icardi dovrà mostrare di sapere fare la differenza anche quando la produzione offensive dell’Inter passerà meno per i suoi piedi. La fascia da capitano rappresenta un contrappeso per bilanciare questo ipotetico scompenso? 

Le prestazioni di Handanovic e Icardi rappresentato due termometri del lavoro che attende Mancini nelle prossime settimane, degli equilibri da consolidare. La solidità dell’Inter cresce, trova nuovi assetti. Nuovi riferimenti. Soprattutto trova punti in classifica, si prepara a cambiare tatticamente e a tornare protagonista nella Serie A. Nonché ad avvertire quell’euforia anche sproporzionata che si prova nel ritrovare una sensazione dimenticata e sentirsi a casa.

Ecce Homo. Come si diventa ciò che si è. Forza Inter.

17/09/2015 Categories: Libero pensiero
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