Da agosto non è cambiato nulla

by Rouje

Da quando l’ecosistema del calcio italiano è stato sconvolto dall’arrivo dei capitali cinesi, per le due squadre di Milano non c’è mai stata pace. Fin dall’inizio del mercato estivo, gli uomini delle dirigenze Nerazzurre e Rossonere sono stati in trincea per raccogliere, decifrare e inviare ai tifosi italiani i messaggi di due dirigenze tutt’altro che trasparenti, nel titanico sforzo di rendere comprensibile al paese di Moratti e Berlusconi che i giorni di vacche grasse sono belli che andati. Da una parte Marco Fassone e Pietro Mirabelli, dall’altra Walter Sabatini e Piero Ausilio, hanno fin da subito cercato di chiarire come le risorse rese disponibili dalle nuove proprietà cinesi fossero sì considerevoli, ma anche implicitamente subordinate a qualche piccola clausola che ne rendeva effettivamente monco l’utilizzo nel calciomercato. Le piccole clausole cui si fa riferimento (che piccole non sono, è un eufemismo bell’e buono) sono poi effettivamente entrate in gioco, sia per il Milan che per l’Inter, e hanno inceppato un meccanismo che sembrava perfetto, ma di cui si è presto scoperto il bluff. Se per l’Inter il mercato estivo non è mai effettivamente decollato, nonostante le promesse sibilline di proprietari poco abituati a comunicare con una tifoseria pensante, il castello di carte del Milan sta piano piano crollando su sé stesso solo da pochi giorni, a causa di (o per alcuni  “grazie a”) alcune inchieste di natura giuridico/finanziaria svolte da testate giornalistiche internazionali.

I problemi societari che affliggono le squadre milanesi sono di natura diversa: innanzitutto, l’Inter ha una proprietà solida, sorretta da un’azienda multinazionale di cui si conoscono propaggini, capitale sociale, nomi e cognomi di dirigenti e azionisti. In questo i Nerazzurri hanno le spalle coperte, con la famiglia Zhang a fare da perpetuo garante. Ma come ogni grande azienda o società cinese, la Suning Commerce Group deve direttamente rendere conto dei suoi movimenti di capitali investiti all’estero al governo centrale di Pechino, il quale non è certo di manica larga. Prima del Congresso del Partito Comunista Cinese svoltosi ad ottobre, gli investimenti di capitali cinesi in ambito sportivo internazionale erano attentamente monitorati e, nella maggior parte dei casi, fortemente limitati. Questo ha fatto sì che i dirigenti Nerazzurri avessero, nella finestra di mercato estivo, le mani legate e la borsa vuota, con il risultato di regalare a Luciano Spalletti una squadra oggettivamente incompleta. I risultati sportivi dell’Inter si sono poi spinti ben oltre le più rosee aspettative, questo va detto. Ma va detto anche che il merito di questi risultati va imputato interamente al miracoloso lavoro del mister toscano e di Sabatini e Ausilio, che con due spiccioli sono riusciti a organizzare delle nozze con dei fichi secchi, acquistando un difensore finora fenomenale come Skriniar e due ottimi centrocampisti come Vecino e Borja Valero. Dell’exploit nerazzurro non si può certo rendere grazie a mister Zhang: da parte del patrono cinese non si sono mai viste parole chiare e spese in prima persona, mai un accenno ai limiti finanziari del gruppo Suning e mai un serio accento posto sulla questione capitali/sport, sui quali il Congresso del PCC di ottobre ha fatto ben poca chiarezza. L’unico atto ufficiale presentato ai tifosi milanesi è la pubblicazione sui social di un agghiacciante stacchetto da parte di Steven Zhang. Spero vivamente che il figlio e diretto rappresentante del proprietario dell’Inter fosse ubriaco o clamorosamente strafatto al momento delle riprese.

Sull’altra sponda del Naviglio, l’armata Brancaleone di Montella ha iniziato alla grande quest’estate, per poi zoppicare a inizio campionato e arenarsi definitivamente in autunno. La squadra che sembrava la favorita per la lotta al titolo è scoppiata come una bolla di sapone: allenatore inadeguato e impreparato, un capitano improvvisato e sovrastimato e una squadra che a stento può essere definita accozzaglia, sono i cardini su cui si sta formando il nuovo Milan di proprietà del Signor Pinco Pallino. Esatto. Pinco Pallino.

Per quanto se ne sa, una delle squadre di calcio più vincente di tutti i tempi, nella quale hanno militato delle vere e proprie leggende, non ha una persona fisica come proprietario. Il Signor Yonghong Li, fantomatico proprietario di una miniera di fosforo, sembra infatti un personaggio uscito dall’immaginazione di un romanziere dell’epopea del west: sulla porta degli uffici (vuoti) della sede fisica del fondo proprietario del Milan vi è appeso un avviso di sfratto e ad ogni domanda riguardante la reale situazione finanziaria in cui versa il Milan, la risposta è sempre un secco “no comment”. Alla faccia della trasparenza.

In quale direzione andranno Inter e Milan ad oggi non è dato saperlo. Ciò che però si sa è che sarà sempre difficilissimo ottenere delle informazioni certe da parte di due proprietà che, abituate a condurre affari in modo poco trasparente, costituiranno sempre un muro invalicabile per giornalisti ed esperti del settore. Figuriamoci poi per i tifosi. 

23/11/2017 Categories: Ipse dixit Libero pensiero
©dopolavorointer.com
Rate this Content 12 Votes
You must sign in to this site to post comments.



Seguici anche su

   


I Social ufficiali FC Inter

Inter TwetterInter FBInter YoutubeInter Instagram


 

 

desparentsautop.com

Consigli

per genitori al top!


desparentsautop.com/

 


 

Related Posts