Così vicini, così lontani

di Rouje

Per quanto possa essere strano, l’Inter e la Roma hanno in comune più di quanto si possa pensare. Le accomunano storie di rocambolesche sconfitte, insospettabili vittorie e fin troppe occasioni sprecate. Quelle di Milano e Roma sono tra le piazze più esigenti e brontolone d’Italia, i cui mugugni salgono al cielo partendo dai banconi dei bar e dai palazzi degli uffici. Le tifoserie interiste e romaniste dividono anche il loro spazio vitale con dei dirimpettai rumorosi. Talvolta risultano anche simpatici, ma, sotto sotto, preferirebbero vederli sfrattati dai loro pianerottoli. Mi riferisco ovviamente a milanisti e laziali.

E per di più, oltre che per i sopra citati vicini (anche se però senza di loro sarebbe tutto un po’ più grigio), condividono un astio particolare per una certa squadra bianconera di Torino: gli interisti le inimicizie per la Juve le tengono nel portafoglio (scritte sul retro della carta d’identità), mentre i romanisti vantano, soprattutto negli ultimissimi anni, rivalità di vertice per la lotta scudetto con la squadra bianconera. Seppur di cattivo gusto, le frasi di Nainggolan registrate appena fuori da Trigoria, riassumono perfettamente i motivi per cui Roma e Milano spartiscono una disaffezione comune verso Torino.

La partita di domenica ha evidenziato come la Roma sia superiore all’Inter in ogni zona del campo: la solida difesa giallorossa ha bloccato la maggioranza delle iniziative d’attacco interiste, per di più senza nemmeno troppo sforzo. Dzeko si è dimostrato un centravanti completo pur non segnando: aprendo gli spazi per gli inserimenti dei centrocampisti, ha fatto capire quanto una punta centrale sia di fisiologica importanza, se si vuole segnare grazie agli inserimenti dei centrocampisti. In questo Icardi è ancora carente. Mauro non riesce a smistare in fretta il pallone quando si trova con le spalle alla porta: deve infatti chiamare il passaggio, e per farlo arretra quasi fino alla trequarti (se non spesso fino al centrocampo), perdendo troppi tempi di gioco e permettendo agli avversari di schierarsi compatti.

L’unico che nell’Inter ha cercato qualche volta la giocata in verticale è stato Gagliardini. La sua prestazione però è risultata parecchio sotto tono, complice anche un Nainggolan stratosferico.

Le solite sviste arbitrali hanno dato il colpo di grazia alla squadra, rendendo superfluo qualsiasi tentativo di rimonta. Tagliavento si conferma “bestia nera” dell’Inter, alimentando il fuoco di una polemica che dura dalla partita di Torino contro la Juve.

Che dire dunque? La partita tutto sommato è facile da analizzare: la Roma ha dominato, e per la “Milano-capitale (calcistica)”, ci vorrà ancora un po’ di tempo. All’Inter mancano gli uomini e la fame dei campioni. E per difendersi dai torti della classe arbitrale, un po’ di spocchia spallettiana non guasterebbe.

Milano e Roma sono diverse, ma anche simili: palazzi del potere, politici al lavoro, traffico e frenesia, tassisti in rivolta, Tevere e Naviglio. Ma quando si gioca a calcio, derby o trasferta, si ferma un po’ tutto. La Roma in questo momento ha un progetto solido, con una dirigenza affidabile e una squadra che già da due-tre anni si conferma sempre un top club, almeno in Italia. L’Inter ha ancora molta strada da fare: non si sa chi rimarrà tra giocatori e allenatori, se avrà mai uno stadio di proprietà, se riuscirà a schierare un terzino decente. La dirigenza dell’estremo Oriente deve ancora fare bene i conti con l’Italia, dove il calcio non è uno sport, ma un’istituzione secolarizzata, quasi una burocrazia.

Se Pallotta può far venire in mente il sordiano “Americano a Roma”, Mister Zhang mi ricorda Luca, il proprietario del ristorante cinese dove vado da anni, che tifa inter e parla italiano, anche se con una “R” un po’ ammorbidita. Le distanze si possono colmare: quelle tra paesi, con la cultura; quelle tra squadre di calcio, con il tempo e la buona volontà.

 

02/03/2017 Categories: Commenti post-partita Libero pensiero
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