Corsi e ricorsi

by Mister X

Qualche giorno fa ho letto una frase che incarna la summa del tifoso interista classico: prima della gara si spera di perdere solo 0-3, dopo la gara ci si lamenta di non aver vinto 5-0. Prima della partita le previsioni più ottimistiche paventano la sconfitta e sperano in un passivo non troppo pesante, dopo la partita si recrimina sui difetti e sulle mancanze di una squadra incompleta.

La verità sull’Inter di oggi sta tra questi due estremi, è una squadra tra due parentesi, dall’esaltazione di una tifoseria a cui basta una scintilla o un guizzo per appassionarsi in maniera totale, alla parete di mattoni dei limiti della rosa ormai messi a nudo.

Tirando le somme di questo girone d’andata noto 3 temi importanti che riguardano le prime posizioni, diciamo una summa di corsi e ricorsi degli ultimi campionati.

Abbiamo il ritmo folle delle squadre di vertice, capaci in un intero girone di perdere punti giusto in 3-4 occasioni. Il divario di 7-10 punti dal primo al quinto posto è una forbice standard, l’anomalia è stato crearla nelle ultime giornate piuttosto che prima ma è il classico scarto tra obbiettivi diversi. Lo scorso anno erano gli stessi punti che ci separavano da quel terzo posto magico e proprio questo ci fa capire un primo verdetto di questo torneo. Il titolo è cosa altrui, una lotta tra chi è ancorato al treno di testa. 7-10 punti sono recuperabili in teoria, ma basta guardare allo scorso anno, dove un terzo di ritorno con sole vittorie non aveva ridotto la distanza di un solo punto, o a questo girone d’andata, per capire che già è difficile mantenere un certo ritmo. Per recuperare anche vincerle tutte da qui alla fine potrebbe non bastare.

Questa valutazione si applica non tanto a noi, che sapevamo di non essere da titolo, quanto alla Roma, partita con ambizioni di scudetto e già fuori dai giochi. I giallorossi hanno più in comune con noi che con Napoli e Juve, non sanno cambiare l’inezia delle gare e hanno fatto molti punti all’ultimo secondo o rischiando, perdendone qualcuno non appena un piccolo episodio va a sfavore. Un portiere in forma, un giocatore che fa una sciocchezza, un palo, bastano a portare la gara sul binario sbagliato, sintomo di una squadra che manca di solidità e sicurezza e che fa tanti punti di nervi. Come l’Inter, il cui cammino oggettivamente buono ha incluso partite acciuffate per i capelli o difese coi denti, un atteggiamento nervoso che fa vincere quando gira bene ma impedisce di rimediare quando gira male.

Questa è l’Inter attuale, una buona squadra che non sa trovare una soluzione a un momento storto. Quando manca la corsa o l’agonismo, quando la forma di alcuni giocatori cala o dopo 17 partite gli avversari ti studiano e controbattono, l’Inter non ha i mezzi e gli uomini per andare oltre. Nervi e rabbia che portavano punti ora portano confusione mancanza di lucidità e caos soprattutto in attacco, con 1 rete nelle ultime 6 gare.

Il secondo tema importante sta nel cammino della Juve. Importante perché ci fa capire quanto contano delle alternative serie che non siano scommesse o peggio bidoni. La Juve non è perfetta, ha le facilitazioni che sappiamo in campo e fuori, ma ogni anno fa 4-5 acquisti per mantenere una panchina di livello. Non sono infallibili, Bernardeschi a 40 mln è un oggetto misterioso, Piaca ha avuto l’impatto di Gabigol, Howedes non esiste, 3 acquisti pari ai nostri "migliori'' la differenza è che per loro sono terze scelte mentre per noi sono quasi titolari. Lasciando perdere il doppio impegno ormai sappiamo che la Juve zoppica un po’ fino a novembre e poi ingrana. Non è una sorpresa il fatto che i bianconeri da dicembre in poi fanno quei 20-22 risultato utili per vincere il titolo senza sforzi, un ritmo che nessuno può tenere. Corsi e ricorsi, Allegri panchina sempre i migliori in questo periodo, Higuain prima e Dybala poi, per accelerare nel ritorno. Il Napoli sembra avere il fiato già corto ma potrebbe anche tenere duro. Purtroppo, una contendente per il titolo che perde in casa contro la favorita non è una contendente seria. 

Il terzo spunto di riflessione è la summa degli altri due. Abbiamo visto che la nostra sarà una lotta per il terzo/quarto posto con squadre che hanno i nostri stessi difetti e la nostra incostanza. Abbiamo visto che il vero discrimine con le squadre di vertice è la capacita di superare i momenti di scarsa forma con riserve che diano un contributo reale e concreto anche se non da campioni per forza. Rimane da valutare l’Inter per sé stessa, per cosa ha dimostrato. 41 punti, deludenti visto che ne avevamo 40 tre turni fa, sono globalmente molto buoni. Il campionato è un torneo in flusso, dove i valori delle squadre cambiano. Abbiamo incontrato la Roma in costruzione, un Chievo rinunciatario, un Milan in crisi. Ma abbiamo anche trovato un sassuolo rinato, un udinese da 5 vittorie di fila. Questo per dire che il momento di crisi ce lo siamo creato da soli con la paura e il timore di non farcela, con le gambe che non girano più, con la mancanza di alternative che era una forza prima ma è una debolezza ora che ci hanno studiati e capiti a fondo. Ma questa crisi non ci ha tolto nulla a livello di punti. Abbiamo dato tutto e raccolto tanto, forse più del meritato. Ora abbiamo pagato più dei nostri demeriti. Il risultato è un cammino equilibrato e un punteggio che dimostra il nostro obbiettivo. 

Il mister Spalletti dovrà essere bravo a far capire ai giocatori che l’Inter può e deve puntare alla vetta. L’anno scorso con un obbiettivo e un po’ di fortuna abbiamo fatto quadrato e mantenuto la distanza costante. Puntare alla vetta, a recuperare ci può far rimanere a 7-10 punti dalla testa che vorrebbe dire Champions League.

E negli ultimi 5-6 campionati dallo sviluppo sempre uguale, l’Inter in Champions potrebbe essere la variante giusta, quella che aspettiamo.

31/12/2017 Categories: Libero pensiero
©dopolavorointer.com
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