Chi sono i Millennials

by Maffo

Lo scorso weekend abbiamo potuto osservare da vicino il dipanarsi della storia. Il ritiro di Totti e i concomitanti gol di Keane (2000) e Pellegri (2001) si sono saldati a suggellare un prima e un dopo, un’apertura e una chiusura, ponendo dei menhir abbastanza grossi per essere notati da tutti nella solita indistinta poltiglia temporale.

I giornali –che come al solito, non hanno capito un cazzo (e lasciatemi usare la parola cazzo, che tanto mi piace)– hanno titolato “gol dei Millennials”.

Cazzata (e daje).

I Millennials sono gli ex–generazione Y, che hanno gentilmente rifiutato l’etichetta loro proposta dai fratelli maggiori della generazione X, scegliendo di contraddistinguersi come coloro che hanno vissuto il passaggio di millennio contestualmente al passaggio all’età adulta. Dunque, a rigor di logica, non si può parlare di Millennial né per Kean né per Pellegri.

C’è però del genio in ogni errore, ed il caso che ci interessa non fa eccezione. Perché appare questa confusione terminologica costante? Cosa simbolizza, in verità, il termine Millennial? Penso sia un eufemismo dire che i Millennial e gli esponenti della generazione X non si siano mai amati. Io, per lo meno, non li ho mai amati. Perdonatemi se lascio che il mio personale metro di giudizio contagi e infici tutto il mio argomentare, però è vero che quando sento un X parlare di lavoro/donne/famiglia tutto quello che mi viene da fare è un grande sbadiglio davanti alle loro straordinarie conquiste e sicurezze (il più delle volte farlocche, ma tant’è).

Al contrario, i Millennial provano a restituire un’immagine di freschezza, di atemporalità (hanno attraversato due millenni, c’è da capirli). Chiara Ferragni. 30 anni, e Millennial a pieno titolo, Chiara è l’influencer e fashion blogger più famosa del mondo. Soprattutto, Chiara è amata, amatissima da milioni di ragazzine, nonostante l’età non più verdissima, e la sua popolarità, anziché scemare, cresce con gli anni. Certo, il fidanzamento con Fedez aiuta, ma almeno tanto quanto l’antipaternalismo che si diffonde dalla sua figura pubblica: Chiara non propone un modello, consapevole soprattutto dell’unicità del proprio cammino temporale e di business, ma si offre a saldare presente e passato recente, totem confortevole di chi trova nei genitori X guide parecchio inaffidabili.

È per questo che i limiti dei Millennials sono così permeabili ed “elastici”, soprattutto nei loro limiti estremi: stiamo inoculando il nostro immaginario nelle nuove generazioni. Questo processo può verificarsi attraverso la valorizzazione diretta del passato –andando in gita a Lignano Sabbiadoro con la mia 3 superiore ho riascoltato L’amour toujours di Gigi d’Agostino innumerevoli volte– o, in maniera più subdola, pilotando una ricostruzione artificiale del passato, con elementi nostalgici riproposti a mo’ di feticcio: basti pensare al ruolo giocato dai nastri delle musicassette in 13 Reasons, o alla recente riproposizione (con sequel) della serie cult Twin Peaks. I Millennials non ci stanno a fare posto, entrando negli ingranaggi di ruoli che altri hanno ritagliato per loro, ma mantengono quel tanto di spirito infantile che basta per tentare di forgiare una inedita alleanza con le nuove generazioni, accogliendo al proprio interno le manifestazioni più peculiari (leggi il mondo del rap, Rovazzi, e via discorrendo).

Dunque forse sì, si può ammettere anche Kean e Pellegri nella categoria dei Millennials, ma solo a patto di svincolare quest’ultima dall’ambito strettamente sociologico, e cogliendo la portata rivoluzionaria del nuovo modo di intrecciare generazioni, senza contrapposizioni, ma in una fluida, costante nostalgia per ciò che senza fine si rinnova.

30/05/2017 Categories: Focus On Libero pensiero
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