Catania-Inter 2-3: la forza della semplicità

di Armilio

Lasciamo perdere l'orgoglio, il cuore, e queste cose qua. Sicuramente oggi si è vista una reazione d'orgoglio che è coincisa con un loro calo fisico e mentale evidente. Ma anche se avessimo perso, anche se avessimo pareggiato, oggi si sono visti segnali importanti.

La partita inizia male, malissimo: la squadra subisce il pressing catanese e la loro tecnica. Ci mettono in difficoltà sulle fasce con la rapidità e la facilità di dribbling.  Tutte cose che si sapevano già, che da tempo sono nostri punti deboli (vedere l'interessante articolo di Dydsix postato questa mattina) e che spinse all'andata Stramaccioni a mettere a uomo Obi su Gomez. Il Catania annichilisce l'Inter in 20 minuti 20, lasciando pensare ad un altra disfatta. Ma, a posteriori, alla fine i goal arrivano solo su errore del singolo (Juan Jesus) e su calcio piazzato.

Dal 30esimo infatti l'Inter riesce a prendere in mano la partita. Si vede una insolita continuità nelle nostre azioni, una insolita efficacia nel pressing: merito, bisogna dirlo, del gran lavoro fatto da tutti i giocatori, anche da quelli bistratti e oggettivamente scarsi come Schelotto. Con quel lavoro in attacco, con la fisicità di Kuzmanovic e Gargano, il Catania non riesce più a far ripartire l'azione in modo pulito, ne a schiacciarci: così le difficoltà della nostra difesa contro un certo tipo di avversari ben rappresentanti dagli sguscianti attaccanti catanesi si notano meno. Esempio di cosa vuol dire che nel calcio bisogna difendere e attaccare in 10.

Anche la forma fisica infatti è sembrata in ripresa, e senza pesi morti come Cassano in attacco si è notato ancora di più.

Ma la squadra mancava di qualità, e Strama ha sicuramente sbagliato a mettere giù una formazione di questo tipo: Kuzmanovic non è un regista, e Rocchi...non è. 

Tutto quel movimento e quel riuscire ad arrivare nella trequarti avversaria non serviva e non serve a niente se gli unici che sanno giocare a calcio erano Alvarez e Guarin, e non si ha nemmeno una torre in avanti. Se manca la punta che chiama con i suoi movimenti il passaggio filtrante, e manca pure chi questo passaggio filtrante lo fa, il gioco rimane sterile come al solito.

Ecco quindi che arriva, durante l'intervallo, l'insegnamento di oggi: dentro Palacio e Stankovic, fuori Rocchi e Kuz.

E la squadra comincia a macinare calcio.

Stiamo parlando di due giocatori, Palacio e Stankovic, di cui il primo è una prima punta adattata, e il secondo è un regista che può fare il regista solo con qualcuno che corre anche per lui.

Ma la squadra aveva così bisogno di qualità, che anche la salma di Stankovic sembra Xavi redivivo. 

Intendiamoci: non giochiamo come (giocava) il Barcelona. Però riusciamo finalmente a far esplodere e far valere la nostra superiorità fisica: finalmente abbiamo chi lancia Pereira nello spazio, finalmente abbiamo chi lancia l'attaccante, finalmente abbiamo un attaccante, finalmente riusciamo ad arrivare continualmente al cross in modo efficace. Abbiamo, a tratti, dominato la partita, come si richiede ad una squadra come l'Inter.

E riusciamo a ribaltare il risultato nonostante abbiamo perso 20 palloni contro i 10 del Catania, numeri che rappresentano tutti gli errori di impostazione che abbiamo continuato a commettere.

Una partita che poteva segnare per sempre la storia di Stramaccioni all'Inter, diventa una  dimostrazione di forza. Perché sì: rimontare un risultato in un campo difficile come quello del Catania è una piccola impresa per qualunque squadra di A.

Ricapitolando, la lezione di oggi è:

-C'è bisogno di qualità, e ognuno deve stare al suo posto: il meglio sarebbe far tornare Guarin a centrocampo, ma almeno mettiamo sempre un regista come Kovacic o anche Benassi. Non deve inventare per forza assist impossibili, alla Cassano, basta che sia capace di verticalizzare con tranquillità. Stankovic va bene ma solo per 45 minuti a settimana. Kovacic deve avere la priorità per età, potenziale, attitudine al ruolo e qualità fisiche. Con la qualità anche i giocatori di quantità giocano meglio. Ma senza qualità, la quantità è solo corsa nel vuoto.

-Cerchiamo un modulo che copra bene il campo e che metta i giocatori in ruoli congeniali. Il 4-2-3-1 poi è un modulo che piace a Strama, come il 4-3-3: Lavoriamoci, fermiamo questa schizofrenia di moduli e tatticismi. Cerchiamo un gioco semplice, perché è l'unico modo per noi di essere efficaci.

-Anche se alla fine perdevamo, ho visto una Inter viva. E questo è dovuto al fatto che tutti hanno dato il loro contributo, anche un po' anarchico, come è nelle caratteristiche di Guarin o Alvarez. Il pieno di senatori c'è stato solo alla fine.

-Forse non siamo da Champions, o forse se lo eravamo ormai abbiamo perso il treno a favore dei cugini e del Napoli, ma non siamo neanche scarsi come siamo sembrati negli ultimi mesi.

-Rocchi! Muhahahaha

03/03/2013 Categories: Commenti pre-partita Serie A
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