Casa Mazzarri - Walterchef

di AngelOne

Previously on Casa Mazzarri: Dall'avvento della nuova proprietà Walter è costretto ad affrontare un periodo di grosse difficoltà, tenta prima di compiacere gli indonesiani con un videomessaggio apprezzato a Giacarta, per poi ricadere in un brutto momento durante la querelle sulla convocazione di Campagnaro, periodo in cui la sua grande vena artistica partorisce una bellissima canzone. Per fortuna la cena di Natale, qualche settimana dopo, porta un po' di serenità in Casa Mazzarri. Un messaggio del presidente Thohir, condito da doni per tutti, tranquillizza l'ambiente ma i risultati in campo non arrivano lo stesso...

 

“Allora, benvenuti nella cucina di Walterchef. Siete rimasti in pochi, perciò complimenti per il percorso che avete fatto. Ma adesso le prove saranno ancora più dure per aggiudicarvi il titolo di questa edizione!”

I partecipanti si guardano compiaciuti.

Interviene un altro giudice: “Le sfide di oggi saranno difficilissime ma dovete dimostrare di essere i migliori quindi prendete posto e cominciamo”.

“La Mystery Box di oggi è un insieme di fantasia, creatività e arguzia quindi abbiamo bisogno che tutto il vostro potenziale venga mostrato in questo momento. Siete pronti?”

Dai banchi proviene un convinto: “Sì!”

“Allora scoprite cosa c’è sotto!”

I concorrenti tirano su la copertura della Mystery Box e… sorpresa.

“Quest’oggi dovrete mettervi alla prova cercando di schierare una formazione che ci stupisca, avendo a disposizione gli ingredienti che vedete sul tavolo: 2 soli difensori centrali, 1 terzino difensivo, 1 offensivo, 4 punte, 4 centrocampisti di cui uno soltanto di contenimento. Usate gli ingredienti come preferite, fate volare la vostra fantasia, insomma, stupiteci!”

Walter guarda attonito il materiale davanti a sé… finora non aveva mai amalgamato qualcosa di quella qualità e nella quantità decisa dai giudici.

Deglutisce.

Non era così teso e non sudava copiosamente in questo modo dai tempi dell’esame per il patentino di allenatore a Coverciano, quando stupì la commissione con la tesi “Quello che l’Olanda e Cruijff non vi hanno detto sul Calcio Totale”.

La voce di un giudice interrompe bruscamente il suo momento di riflessione: “Allora, avete solo 30 minuti per costruire qualcosa di sensato ma soprattutto di meraviglioso, arrivati a questo punto della nostra avventura ci aspettiamo un salto di qualità da tutti voi. Siete pronti? Il vostro tempo inizia… ora!”

Walter inizia subito a pensare come mescolare bene tutto quel ben di dio che si ritrova davanti, si guarda attorno e vede che i suoi avversari sono già lì a schierare con le corrette distanze questa formazione per mostrare ai giudici un piatto d’eccellenza.

Ragiona, lavora, suda, interpreta i movimenti, amalgama, frulla, assaggia.

Il tempo passa, Walter dà un’occhiata all’orologio posizionato in alto, sopra i giudici: mancano ormai pochissimi minuti.

Walter si decide, fa forse una mossa azzardata, ma vuole stupire i giudici tenendo fede però alla sua cucina tradizionale, quella che l’ha forgiato in tutti questi anni di carriera.

“3… 2… 1… Stop!”

Ecco il richiamo dei giudici, il tempo a disposizione è finito.

“Iniziamo a valutare ora, Walter tocca a te: portaci il tuo piatto”

Walter procede lentamente verso il banco degli chef portando la sua creatura.

Lo appoggia delicatamente, teme lo sguardo dei giudici, una prova così dura non se l’aspettava. La tensione si fa sentire, come sempre per scaramanzia si toglie il grembiule a forma di giacca e rimane in camicia bianca.

Gli chef osservano la formazione creata da Walter con gli ingredienti della Mystery Box.

“Cosa è questo schifo?”

Arriva il tremendo giudizio di uno di loro.

“Vuoi che muoro guardando questa formazione?”

“No, chef, se vuole gliela spiego” cerca di rispondere balbettando un Walter in grande difficoltà.

“Ma cosa vuoi spiegarmi? Cos’è questa obbrobriosa linea a tre dietro? Chi ci hai messo? Uno dei terzini assieme al difensore centrale? E in attacco? Un tridente con due centrocampisti offensivi e una sola punta?”

Walter non risponde più, il suo sguardo è rivolto in basso.

“Non ho capito, ci hai preso per degli stupidi? Noi qui non stiamo scherzando eh, invece a me sembra che tu vuoi prenderci in giro. Cerchiamo l’eccellenza, questo piatto non ha né capo né coda. Anzi, lo vedi ora dov’è? Qui davanti a te?”

Un sommesso Walter risponde: “Sì”.

“Bene, ora non lo vedi più”. 

Il giudice prende il piatto e lo scaraventa lontano, lanciandolo con tutta la forza possibile.

“Siamo molto delusi, noi speriamo sempre che da qui alla fine cerchiate il meglio, tiriate fuori tutto il vostro potenziale. E se il tuo, Walter, è tutto in questo piatto mi sa che questa dovrà rimanere solo una tua passione, non certo il tuo lavoro”.

Un altro duro colpo, da parte di un secondo giudice.

“Ora sarà dura per te salvarti nella seconda sfida di giornata, l’Invention Test. E oggi è una sfida particolarmente pesante”

Walter non ha ancora alzato lo sguardo, suda, i suoi occhi sono rivolti verso terra. E’ in forte tensione nonché molto abbattuto.

“Nell’Invention Test di oggi dovrete proporci in soli 20 minuti degli schemi d’attacco a due uomini avendo a disposizione i due attaccanti che proporremo noi…”

Walter ha paura di ascoltare le prossime parole.

“Dovrete mostrarci ciò che sapete fare coi movimenti offensivi di una squadra puntando solamente su… Edu Vargas e Belfodil!”

La faccia del toscano si fa ancora più tetra, questo è stato davvero un durissimo colpo per lui. 

Gli occhi sono lucidi.

“Ma cosa fai Walter, piangi? Non ti piace la sfida? Non ti piacciono gli ingredienti che ti abbiamo messo a disposizione?”

Improvvisamente una risata malefica, quasi diabolica parte dai giudici.

Non smettono più, sembrano prendersi gioco di un Walter distrutto.

“Eh? Allora? Reagisci! Non hai capito come funziona qui allora? Non sei tu lo chef, non sei tu che cucini… Siamo NOI che stiamo cucinando te!”

E lì altra risata dei tre giudici.

Walter, ormai devastato, alza lo sguardo e… ma… i giudici non sono i soliti chef… 

La paura subentra nel suo sguardo, è sgomento, intontito, confuso.

A quel punto scappa, esce dalla cucina urlando un fragoroso: “NOOOOOOOOOOOOOOOOOOO”

 

“Oddio!”

“Walter che succede? Non dirmi… un altro incubo…”

Silenzioso si alza dal letto e va verso la cucina.

La moglie lo insegue.

“Sì, ma amore non puoi ridurti così eh… sei uno straccio ormai da qualche mese, non ti ho mai visto in queste condizioni!”

La bocca di Walter rimane tappata.

“Abbi pazienza, vedrai che le cose miglioreranno… Ti ricordi quante volte hai rischiato, quante volte hai combattuto contro l’esonero?”

“Ti ricordo che non sono mai stato esonerato”

“Oh, eccolo qui il mio Walter… vedi? Basta solleticarti e torni il leone di sempre”

“Ma quale leone, cara, quale leone… non vedi che qui mi sta sfuggendo tutto di mano… tutto”

“Sì ma non abbatterti, il campionato non è ancora finito”
“Magari fosse finito, magari… me ne andrei a San Vincenzo a prendere un po’ di sole, a respirare un po’ di aria di mare e la notte a guardarmi tutte quelle videocassette sui talenti di 28 anni che cerco sempre di scoprire in giro per l’Europa. Relax e lavoro…”

“Dai, a proposito magari in questi ultimi giorni di mercato la società qualcosa fa” cerca di consolarlo la moglie porgendogli un bicchiere di Gatorade all’arancia.

“Il mercato di gennaio… per l’amor di Dio…”

“Non dire così, tesoro, dai… Stavano per prendere Djorjqualcosa da quella squadra francese… vedi? Vogliono aiutarti!”

“Aiutarmi? Ma chi cavolo lo conosce quello lì, per fortuna ha scelto la Lazio… altrimenti gli avrei fatto fare sì e no cinque minuti da qui a fine stagione… dai…”

“Eh, te l’avevo detto io che dovevamo abbonarci a Fox Sports… dicono che lì trasmettono pure il campionato francese, così avresti avuto la possibilità di conoscere lui come tutti quelli che giocano lì. E invece tu e ‘sta mania di staccarti da tutto e tutti a casa, da tutti i media, giornali, radio, web… vabbè”

“Lo sai che non ho voluto fare l’abbonamento a quel canale per quell’altra cosa…”

“Per cosa?”

“Come per cosa? Per non vedere quello lì…”

“Ma chi?”

“Come chi? Ho messo anche il suo poster lì nell’ingresso per farmelo ricordare in tutta questa stagione… Se arrivo nono o peggio sono fottuto, amore, fottuto…” 

“Ma non pensarci, dai… la strada è ancora lunga. Piuttosto, vado giù in cantina ad aggiornare l’album?”

“Sì, dai, fallo tu al posto mio che oggi non ho proprio voglia…”

La signora Mazzarri va in cantina, cerca tra le migliaia camicie bianche del marito e trova ciò che stava cercando.

E’ il famigerato album in cui Walter raccoglie informazioni e segna tutti i giocatori acquistati dalle varie società per cui ha lavorato e da lui ritenuti inutili.

La signora torna in cucina.

“Allora… Victor Ruiz, Josè Sosa, Yebda, Datolo, Eduardo Vargas, Ignacio Fideleff, Federico Fernandez, Christian Chavez, Bruno Uvini, Erwin Hoffer… Aggiungo Belfodil alla fine, quindi?”

“Ma sì dai, ormai è andato, spero”

“La scheda di questo Ruben Botta la tolgo per ora?”

“Sì, me lo porto in panchina poi a fine anno vediamo…”

Un po’ di confusione fuori dalla finestra attira l’attenzione di Walter. Si alza e scorge qualcosa dalla tendina amaranto della cucina.

“Ma cosa sta succedendo? Chi sono quelli lì?”

La moglie osserva e lo rassicura.

“Ma niente… sono i soliti tifosi dell’Inter che vanno in pellegrinaggio affinché in queste ultime ore di calciomercato non succeda più nulla… sai, lo scambio saltato Vucinic-Guarin… le voci su Borriello… insomma sono provati e si affidano alle divinità del calcio”.

La coda di tifosi passa e si allontana verso un qualche santuario.

“Vedi, cara, li ho traditi…”

“Ma cosa dici Walter?! Dai, te l’ho detto, è un momento, passerà…”

“No no, li ho traditi… loro credevano in me e cosa sto facendo?”

“Walter, non dire stupidaggini…”

Il mister si alza dalla sedia e, sempre in pigiama, esce.

Si reca in giardino.

Respira, riempie i polmoni dell’aria fresca mattutina.

Improvvisamente si volta, dà le spalle alla strada guardando fisso verso la porta della sua casa.

“Ma soprattutto ho tradito te” grida.

“Tu che mi hai sempre accompagnato in tutte le avventure. Ho creduto in te dal primo giorno di lavoro, ti ho portato con me ovunque, in montagna, sui campi di allenamento, allo stadio. Sempre. Perché? Perché sei sempre stata la mia luce, ecco perché.”

Sguardo a terra, come nell’incubo avuto qualche ora prima.

“Ma ora ti ho tradito e con te ho tradito la mia anima. Forse devo riuscire ad ammettere a me stesso che è finita, non siamo più due rette che si incontrano ovunque, ci hanno fatto diventare due linee parallele. E’ finita”

Walter va verso la cassa degli attrezzi del giardino, brandisce un martello e inizia a colpire.

“Addio, addio, addio…”

Sono le uniche parole che riesce a dire. 

Colpisce una, due, tre, quattro, cinque volte.

Le sue martellate trasudano rabbia, rancore, tristezza.

Sua moglie si affaccia dalla finestra e commenta spaventata: “Amore ma cosa stai facendo?”

Ma Walter è furioso e disperato, non si ferma e non risponde, finché le forze a un certo punto lo abbandonano.

Colpire e demolire quel cartello lì, quell’insegna che aveva sempre accompagnato qualsiasi esperienza lavorativa, fissato in ogni casa presa in tutte le città, da Acireale a Reggio, da Genova a Napoli.

Ma Walter aveva deciso di dire basta.

Mentre si appoggia al muro di casa in completa trance lo raggiunge sua moglie che, accarezzandolo dolcemente, lo riporta in casa.

I rumori hanno richiamato l’attenzione di Pondrelli che assiste alla scena davanti a sé, si piega sulle ginocchia e piange.

Piangendo cerca di rimettere a posto tutti i cocci, tutti i brandelli sparsi dal Walter furioso, ogni singolo pezzo accanto all’altro, a riformare ciò che c’era prima.

Osserva l’effigie ricostruita alla meno peggio.

Anche se quasi ridotta in mille pezzi, sventrata, profanata, la bacia e la porta con fatica via con sé.

 

 

(Grazie a _ORe per le immagini)

29/01/2014 Categories: Casa Mazzarri
©dopolavorointer.com
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