Al di qua dei Navigli niente

by L'Acutangolo

 

Un tutto è ciò che è ha principio e mezzo e fine.

(Aristotele, Poetica, 7, 1450b)

 

 

Ho parecchi testimoni che possono confermare come ieri continuassi a ribadire la mia convinzione sul fatto che il Milan avrebbe fatto un partitone contro il Barça, e che sicuramente non avrebbe perso.

Il 2 a 0 finale va oltre ogni previsione, onestamente.

 

 

Ma da un lato conferma il declino di una squadra che solo il ridicolo livello medio del campionato spagnolo e la faida interna che si sta consumando tra Mou ed il Real tiene saldamente al primo posto nella Liga, consentendo all’impresentabile Messi di ieri sera di battere tutti record di segnature.

Dall’altro che una formazione ben allenata atleticamente e tatticamente può, in circostanze chiaramente favorevoli, anche surclassare avversari molto più dotati sul piano tecnico e del talento complessivo.

Ieri il Milan ha giocato come vorrei SEMPRE vedere giocare l’Inter.

Un 4-3-3 sempre cortissimo, stretto in fase difensiva e largo in fase offensiva, con la linea di difesa posta davanti e alla bisogna all’interno della propria area di rigore sugli attacchi avversari, con l’aiuto costante di tutti i giocatori, esterni d’attacco compresi, disposti a ripiegare fino alla linea di fondo della propria metà campo.

Allegri ieri si è dimostrato un signor allenatore, alla faccia delle critiche mosse dall’incompetenza Presidenziale.

Battere il Barcellona con una coppia centrale Zapata-Mexes (dico: Zapata-Mexes! Roba che in confronto Ranocchia – JJ sono Batman e Robin), con Costant (??!) terzino sinistro, con un Muntari,  avversato perfino dai raccattapalle nerazzurri nel suo ultimo anno di Inter, a dominare il centrocampo, ed un Pazzini che abbiamo sostituito con…Rocchi (!!!) è stata un’impresa clamorosa: chapeau!

Vorrei illudermi che sulla sponda nerazzurra dei Navigli le sciagure che ricoprono tutti i ruoli direttivi, dalla Presidenza in giù, facessero tesoro della lezione che ci è stata impartita dai Cugini, non solo ieri sera.

L’organizzazione, la lungimiranza, la capacità di impostare un progetto vero, e di perseguirlo senza ardite e sconclusionate variazioni di  traettoria (vedi ad esempio la convinzione rossonera di puntare sui giovani, come De Sciglio, ElShaarawy e Niang) dovrebbero essere i dogmi anche della politica societaria nerazzurra.

Solo se ci fossero dirigenti degni di questo nome.

Invece continueremo nel solco dell’improvvisazione, dei cambi di allenatore, dei giovani dati via senza nessuna logica, solo perché avversati dai “loggionisti” alla Danilo Sarugia del primo anello rosso, fermi ai ricordi dell’era di Herrera e del “chi l’è minga bon”.

Solo un repulisti totale all’interno di Corso Vittorio Emanuele II, 9 potrebbe cambiare il futuro di questa squadra e questa società.

Abbiamo bisogno di una catarsi purificatrice.

 

L’Acutangolo

21/02/2013 Categories: Libero pensiero
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